MAFIA E APPALTI

Casalesi nella ricostruzione de L'Aquila, arrestato imprenditore vicino al boss Zagaria

Raffaele Cilindro, sarebbe vicino a ex boss Casalesi Zagaria

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Casalesi nella ricostruzione de L'Aquila, arrestato imprenditore vicino al boss Zagaria
ABRUZZO. Un imprenditore impegnato negli appalti per la ricostruzione post terremoto a L'Aquila, Raffaele Cilindro, ritenuto dagli inquirenti vicino all'ex boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria, è stato arrestato dai Ros nell'ambito di una inchiesta della Dda di Napoli (pm Sirignano e Giordano).

Il suo nome era comparso anche in un'altra  inchiesta del giugno scorso  nella quale Cilindro veniva individuato come l’autista di Pasquale Zagaria, altro elemento di spicco del clan casalese. In quel caso in manette finirono  sette persone con l'accusa di estorsione, aggravata dalla modalità camorristica, nella ricostruzione delle abitazioni private aquilane. Da quella inchiesta emerse che  l’uomo dei casalesi a L'Aquila era il costruttore Alfonso Di Tella, residente in città da trent’anni e originario del casertano, impegnato nella ricostruzione. Avrebbe incontrato nel casinò di Venezia i rappresentanti del clan campano ed è stato filmato più volte dagli agenti della finanza che hanno indagato notando anche una grossa disponibilità di denaro contante che veniva cambiato in fiches. Secondo gli investigatori è proprio al casinò di Venezia che sarebbero stati perfezionati gli accordi sulla ricostruzione de L’Aquila tra l’imprenditore trapiantato nel capoluogo e gli emissari dei Casalesi.
Cilindro non figurava nella precedete inchiesta comunque tra gli indagati. L'allora Gip, Billi, parlava di "lunga amicizia" e "comuni interessi" con Alfonso Di Tella, tra gli imprenditori arrestati all'epoca.
In particolare, a Raffaele Cilindro, l'allora gip del tribunale dell'Aquila, Marco Billi, ha dedicato un intero capitolo dell'ordinanza di custodia cautelare che, nel giugno dello scorso anno, ha portato in carcere nell'ambito dell'inchiesta 'Dirty Job', la famiglia Di Tella, il capofamiglia Alfonso e i due figli, e altri imprenditori aquilani con l'accusa di infiltrazioni dei Casalesi nella ricostruzione privata. Billi parla di «lunga amicizia originata da comuni interessi nella gestione di società edili» tra Cilindro e Alfonso Di Tella. Da alcune intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate nel corso delle indagini dalla Guardia di Finanza, emergerebbe poi che i due si incontrarono all'Aquila: Cilindro - secondo le carte - chiese ad Alfonso Di Tella di essere coinvolto in appalti per la ricostruzione post-sisma del 6 aprile 2009, oltre ad avanzare richieste di danaro. Sempre sull'ordinanza si legge che l'imprenditore casertano aveva rapporti anche con il figlio di Alfonso, Domenico Di Tella, anche lui coinvolto nell' inchiesta aquilana.

LA NUOVA INCHIESTA
Cilindro, 51 anni, originario di San Cipriano d'Aversa (Caserta), è stato arrestato stamattina dai carabinieri a Casapesenna (Caserta). Secondo gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli avrebbe favorito la latitanza di Michele Zagaria, ex boss dell'omonima fazione del clan dei Casalesi. Contestualmente all'arresto i carabinieri del Ros hanno sequestrato anche beni per un valore di un milione e mezzo di euro.
L'indagine è stata coordinata dalla Dda (procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, sostituti Catello Maresca e Maurizio Giordano).

A CASA IL BOSS LATITANTE COME OSPITE
 Michele Cilindro è accusato di associazione per delinquere di tipo mafioso: avrebbe, secondo gli inquirenti, partecipato direttamente alle attività della fazione Zagaria del clan dei Casalesi, finanziandola periodicamente con somme di denaro, mantenendo i contatti con gli affiliati e, soprattutto, ospitando nella sua abitazione il boss Michele Zagaria, detto "capa storta", durante la latitanza.
Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla DDA di Napoli, Cilindro avrebbe anche accompagnato Pasquale Zagaria, fratello di Michele, ad alcuni summit di camorra.
Cilindro aveva rapporti anche con l'altro fratello di "capa storta", Antonio. Alle intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte durante le indagini si aggiungono anche le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, ex affiliati alla fazione del clan del cemento: si tratta di Attilio Pellegrino, cassiere del clan dal 2010, e Massimiliano Caterino, uomo di fiducia di Michele Zagaria, incaricato dall' allora boss di mantenere i rapporti con gli imprenditori.

IL CASINO’ DI VENEZIA
Documentati dal Ros dei carabinieri di Napoli (distaccamento di Caserta) frequenti viaggi a Venezia e serate con altri imprenditori e affiliati al casinò, appartenente organizzati per divertimento e invece finalizzati a riciclare il denaro del clan.
Cilindro, infine, era in ottimi rapporti anche con un altro imprenditore di Casapesenna, Raffaele Donciglio, anch'egli destinatario, di recente, da un provvedimento restrittivo emesso dal gip del Tribunale di Napoli.

PENSIERO SEMPRE A CIRILLO

«Vediamo un poco di far lavorare a quello...o sennò un poco a Cilindro...ho detto mò che torna Mimmo dagli tutti i documenti...vieniti a fare una camminata pure tu...gli facciamo fare un subappalto».
Parlava così - come emerge dalle carte dell'inchiesta della direzione distrettuale antimafia dell'Aquila - rivolgendosi al figlio Domenico, Alfonso Di Tella, imprenditore campano trapiantato all'Aquila da decenni, impegnato nella ricostruzione post-sisma del 6 aprile 2009, finito in carcere nel giugno 2014, accusato di essere tramite delle infiltrazioni dei Casalesi nel "cratere" del terremoto.
Le indagini della Procura dell'Aquila avevano dimostrato che «nei mesi di gennaio e giugno del 2013 Di Tella Alfonso dava disposizione ai propri figli di girare le somme di denaro direttamente a Cilindro effettuando prelievi o dalla cassaforte di famiglia o direttamente dai conti correnti facenti capo alla società di famiglia». «Dalle conversazioni degli indagati - scrive ancora l'allora gip Billi - era subito chiaro che le somme di denaro consegnate a Cilindro derivavano dalle estorsioni delle indennità della Cassa edile percepite dagli operai gestiti dai Di Tella». Non a caso nell'inchiesta 'Dirty job' della Procura dell'Aquila, ai Di Tella è stata contestata la trattenuta in nero di somme di danaro dagli stipendi degli operai assoldati dal territorio campano proveniente dalla Campania. Ma nelle carte dell'antimafia è dal 2006, quindi tre anni prima del sisma, che si ha traccia dell'amicizia tra Cilindro e Alfonso Di Tella.

CARDELLA: «GUARDIA SEMPRE ALTA»
«Il provvedimento di Napoli nasce dalle nostre indagini sulle infiltrazioni dei Casalesi nella ricostruzione e questo ha un duplice significato: la Dda di Napoli ha recepito, ben valutato e molto probabilmente ampliato il nostro lavoro e che l'arresto dell'imprenditore napoletano conferma l'utilità dell'inchiesta coordinata da questa procura distrettuale in particolare il dottor David Mancini». Così il procuratore capo della Repubblica dell'Aquila, Fausto Cardella, che è anche procuratore distrettuale Antimafia dell'Aquila, sull'arresto dell'imprenditore campano Raffaele Cilindro.
«Questa operazione dimostra che la guardia è sempre alta - continua Cardella - e che lo Stato fa quello che può, almeno a livello di Procure cerchiamo di raccordarci e di mettere in atto una sinergia molto produttiva con il continuo scambio di informazioni. Una mossa utile soprattutto per contrastare le infiltrazioni della malavita organizzata. In questo caso - conclude il procuratore distrettuale - possiamo esprimere la nostra soddisfazione».

CIALENTE: «CASALESI? PIANO CON ETICHETTE»
«Ho letto subito di collegamenti tra i Casalesi e la ricostruzione dell'Aquila, ma io questo Raffaele Cilindro non so chi sia e che lavori faccia o abbia fatto qui, perciò andiamoci piano con le etichette. Chiunque venga all'Aquila e finisce arrestato viene collegato subito alla ricostruzione, in Emilia ci sono stati 160 arresti e nessuno ha detto nulla. Sembra che siamo diventati peggio dell'Expo, non scherziamo».
 Così il sindaco del capoluogo abruzzese, Massimo Cialente, alla notizia dell'arresto dell'imprenditore casertano. Dopo la premessa, Cialente tiene quindi a sottolineare che «ci sono comunque molte zone d'ombra, ecco perché puntiamo alla nuova legge per moralizzare la ricostruzione privata. Ci sono associazioni di categoria che resistono, ma è anche interesse loro».