BUGIE E LEGALITA’

Vatti a fidare dei paladini della legalità: due parole sulla vicenda Pettinari e Codici

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4083

Vatti a fidare dei paladini della legalità: due parole sulla vicenda Pettinari e Codici




IL PUNTO DI VISTA. ABRUZZO. Quando questa lunga, faticosa e dolorosa parentesi di PrimaDaNoi.it sarà terminata e dalla lande desolate del tempo che verrà ripenserò a questa esperienza ricorderò poche cose.

La prima è quanto è alto il prezzo da pagare per raccontare solo la verità in una terra come l’Abruzzo che non è indicata come terra di mafia.
La seconda è lo stupro reiterato subito (nella vita pubblica e privata) per essere stato soltanto una persona per bene che voleva fare il giornalista.
La terza cosa sarà il ricordo che lo stesso trattamento mi è stato inferto financo dai “paladini della legalità” della Associazione Codici.
La verità e la credibilità, però, sono qualità inderogabili per “una persona per bene” dentro (e non solo in pubblico), e per questa ragione quando, con dolore e stupore, ho letto che tre persone in una sede così importante e ufficiale come una procura della Repubblica mi avevano rinnegato, infangato e accusato sono stato costretto a reagire per coerenza. Di errori ne ho fatti e quando è successo ho chiesto scusa come è facilmente rintracciabile tra le pagine del quotidiano che dirigo. E’ una questione di onestà, correttezza e coerenza. Per me ammettere di aver sbagliato è un atto di coraggio non una debolezza. Questa volta era diverso.
Mai mi era capitato di dover denunciare qualcuno in sede penale (almeno non ancora) e averlo fatto contro chi reputavo persone degne e superiori alla media per valori e impegno sociale non mi ha reso il compito più facile.
Ulteriore dolore è stato riscontrare ancora una volta la solitudine in cui ho vissuto questa vicenda che è stata bollata frettolosamente e forse non opportunamente come “vicenda privata”.
Eppure l’associazione Codici è una prestigiosa associazione che negli anni ha fatto tantissimo e forse molto di più di tutte le altre associazioni, incidendo realmente sulla vita e sulla politica locale e dunque “privata” non è.

Inoltre contestualmente allo scambio di “cortesie” tra me e quel sodalizio decollava il progetto politico sempre sopito di Pettinari e che infine è arrivato consentendogli un buon consenso elettorale proprio per il suo curriculum strettamente legato alle sue battaglie per la legalità. Ora ogni vicenda che in qualche modo lo riguarda assume un rilievo superiore in quanto anche lui nella folta schiera dei “politici” che devono pensare al bene di tutti.
Personalmente ritengo che ulteriore profilo da considerare è che Pettinari e Codici non sono semplici personaggi pubblici ma incasellati in quel gruppo che la legalità la predica da sempre. Inoltre Pettinari essendo inserito in quel movimento così netto, categorico, radicale (e certe volte per fortuna) come il Movimento 5 Stelle proprio per questo deve agire di conseguenza e non può avere il privilegio di rispondere o comportarsi come tanti altri che contesta.
Insomma se Pettinari, D’Andrea e Di Remigio hanno mentito non è un fatto privato né loro, né mio ma credo possa essere di interesse pubblico. Nessuno dovrebbe mentire mai ma un politico che mente non è un buon politico e se a mentire sono anche i “paladini della giustizia” allora non ci salveremo.
I tempi della “trasparenza” di questa vicenda inoltre chiariscono e mettono da parte ogni insinuazione di possibile rivalsa di chi scrive che benissimo avrebbe potuto farlo persino in piena campagna elettorale…
Risulta inoltre stridente che la cosa non sia stata spiegata nei dettagli prima dai diretti interessati preferendo sempre far finta di nulla.
E poi per estremo pudore e buon senso, per ora, abbiamo deciso di non pubblicare tutto quanto contenuto nella denuncia.
La classe e la correttezza però è un linguaggio che non capiscono in molti…
E come persona per bene mi domando: i paladini della legalità e della giustizia, chi da sempre parla di diritti, di soprusi, di ingiustizie può davvero mentire con tanta leggerezza senza alcuna conseguenza sul piano della coerenza?
Davvero è ammissibile che un “duro e puro” come Pettinari il “giustiziere”, come scherzosamente pure lo chiamano, possa uscirsene dicendo che la vicenda è archiviata e buttarla in caciara o sul personale?

Sono profondamente rasserenato che i tre saranno archiviati per le accuse da me mosse per falso, calunnia e favoreggiamento anche se il pm ha chiesto la riapertura delle indagini per “diffamazione in concorso” per Pettinari; mai vorrei che alcuno possa non dormire una sola notte avendo il pensiero fisso di un processo che lentamente ma inesorabilmente prima o poi arriverà.
Ma il “paladino” Pettinari che risponde che lui è sempre stato archiviato si comporta esattamente come un altro noto politico che oggi gongola per l’archiviazione definitiva del caso Ruby. Archiviazione non significa che non sia successo nulla, che Ruby e le olgettine non siano mai esistite. Archiviazione ma anche una montagna di comportamenti inappropriati per uno «statista» (comportamenti che peraltro vengono contestati veementemente da anni dai grillini).
Allo stesso modo se Pettinari crede di risolvere il suo problema di coerenza con la parola “archiviazione” forse non ha ben chiaro in che partito milita, il partito della legalità e della coerenza.
Ma il grillino evidentemente gioca con la verità e continua con la solita tecnica nel raccontarla solo a metà perché l’archiviazione è intervenuta in quanto anche lui indagato e per questo il nostro ordinamento prevede si possa mentire.
Una norma per me scandalosa e inopportuna per uno stato civile dove la difesa non può prevalere sulla verità dei fatti. Allora il M5s che è così rivoluzionario quando presenterà un disegno di legge per modificare questa stortura?
Altrettanto grave (e stupisce che nessuno se ne sia accorto) è che il consigliere regionale preferisce rimanere arroccato sul piano giuridico buttando a mare la morale e la correttezza.

Pettinari e Codici Abruzzo hanno mentito? Qui sotto altri documenti.
Fatevi voi una idea

Noi abbiamo pubblicato stralci di carte e raccontato fatti documentati e peraltro noti a moltissime persone vicine a Codici che magari non sono stati colti da amnesia collettiva e ricordano incontri, interviste, discorsi nella sede dell’associazione.
Allora mi domando se una questione morale non debba investire i diretti interessati ed il movimento politico che fa capo a Beppe Grillo perché loro si ammantano di una missione come il “cambiamento”, come l’onestà (che «ritornerà di moda» ma se continua così le facciamo fare il giro lungo…) la «nuova politica» totalmente diversa dal solito intreccio affaristico.
Credibilità, solo credibilità e coerenza come spammano sui social i grillini di ogni livello.
La coerenza come la legalità si pratica non si predica.
Ed in questi anni mi sono chiesto più volte il perché di questa vicenda triste e bassa.
L’unica risposta logica che mi sono potuto dare è stata la smania di arrivare ad occupare un posto di prestigio, fare finalmente politica vera con una propensione umanamente comprensibile ma che non può calpestare regole di civiltà, di buon senso e di convivenza.

Già, perché il sospetto che Domenico Pettinari, aiutato dai suoi sodali, abbia mentito per potersi candidare (procedura fra l’altro anche contestata da un gruppo interno al M5s) è forte e le date (metà 2013 inizio 2014) lo confermano. Lo confermerebbe anche il fatto che il suo impegno pubblico (e la visibilità che non disdegna) è aumentato e così anche le sostanze sue e del suo portaborse, Fabio Di Remigio, assistente e amico di sempre, e pur in presenza di una cospicua rinuncia agli emolumenti, il loro salto di qualità è un fatto (ma non una colpa) e lo si noterà nella prossima dichiarazione dei redditi.
Ora Dio solo sa quanto bisogno c’è di “paladini della legalità”, di tutori delle leggi e di controllori della classe politica (quella che Pettinari avversa). Per questo c’è sicuramente bisogno anche di Pettinari e di Codici ma non certo con questa pesante ombra che incombe sul loro operato e la loro credibilità.
Verità e credibilità sono tutto per un giornalista ma anche per un politico, specie se quest’ultimo si è voluto arrischiare in una posizione molto impervia come quella dell’ infallibile censore inesorabile che imperversa per punire i malfattori.

Le cose noi le abbiamo spiegate e documentate e non c’è una sola ragione per cui personalmente dovrei avercela con Pettinari: al mio attivo conto una trentina di processi (per fortuna molti terminati a favore del giornale) e già in passato è capitato più di una volta di finire in tribunale per articoli che riguardassero Codici eppure la collaborazione non ne risentì allora. Subire un processo in più perchè qualcun altro mente, per me cambia poco mentre cambia tutto per l'altro...
Una grana te la aspetti da uno che prima, durante o dopo i miei articoli ha avuto qualche problema giudiziario ben più serio ma subire le medesime conseguenze da “paladini della legalità” è una cosa che stride e mi fa riflettere profondamente.
Alla fine conterà la propria storia e quello che si è riusciti a fare davvero nella vita, conterà ogni cosa del privato e del pubblico, conteranno i comportamenti che seguiranno i principi.
Oggi però c'è questo fatto nuovo ed è difficile spiegare alle persone perchè ci si debba trovare in queste situazioni.
Che fare dunque?
Far finta di nulla e provare a sostenere il peso di questa macchia per sempre, dimenticando la propria storia personale e da dove si viene oppure liberarsi di questo peso, ammettere di aver sbagliato in un momento di debolezza e recuperare quella forza che adesso serve più che mai al "politico" per continuare la sua battaglia?
La verità è un valore inderogabile sempre e prima o poi viene a galla.

Alessandro Biancardi

+++ TUTTA LA VICENDA E GLI ALTRI DOCUMENTI