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Nucleare: Ispra conclude verifiche. Sogin sceglie aree per deposito rifiuti radioattivi

Relazione riservata consegnata a ministeri Ambiente e Sviluppo

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Nucleare: Ispra conclude verifiche. Sogin sceglie aree per deposito rifiuti radioattivi




ROMA. L'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha concluso l'esame della mappa stilata dalla Sogin delle aree su cui potrebbe essere costruito il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e ha consegnato una relazione ai ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico.
Lo si apprende dal sito dell'Ispra in cui si precisa che la relazione «considerata la riservatezza attribuita dalla Sogin», è anch'essa riservata «e sarà tale sino alla pubblicazione della Carta da parte della Sogin».
Nei mesi scorsi sono state avanzate delle ipotesi per l’eventuale allocazione, indiscrezioni mai confermate. Quelle più vicine all’Abruzzo sarebbero almeno due: San Benedetto del Tronto e Termoli ma non è mai arrivata alcuna conferma quindi bisognerà attendere la ‘desecretazione’ dei documenti ufficiali.
La Sogin, la società di Stato che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, aveva consegnato ad Ispra il 2 gennaio scorso la mappa delle aree potenzialmente idonee a ospitare il Deposito Nazionale Nucleare per circa 75mila metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media intensità. 

Secondo il timing stabilito dalla procedura, l'Ispra aveva due mesi - quindi ha ritardato di una decina di giorni - per verificare il rispetto da parte di Sogin dei criteri indicati nella 'Guida tecnica per la localizzazione' stilata dall'Ispra e poi validarla. Ora, nell'arco di un mese, é atteso il nulla osta dei ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico per rendere pubblica la Carta e il Progetto preliminare.
La Sogin stima un investimento di circa 1,5 miliardi di euro per la realizzazione del Deposito, circa 1.500 occupati l'anno per quattro anni e 700 posti di lavoro per la gestione. Quindici i criteri di esclusione delle aree su cui potrà essere costruito il deposito all'interno di un Parco tecnologico (che prevede un centro di ricerca, aperto a collaborazioni internazionali, per attività nel campo del decommissioning, della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile in accordo con il territorio interessato).
Escluse aree vulcaniche attive o quiescenti, località a 700 metri sul livello del mare o ad una distanza inferiore a 5 chilometri dalla costa, aree a sismicità elevata, a rischio frane o inondazioni e le 'fasce fluviali', dove c'é una pendenza maggiore del 10%. No ad aree naturali protette, che non siano ad adeguata distanza dai centri abitati, quelle a distanza inferiore di un chilometro da autostrade e strade extraurbane principali e ferrovie. Individuate le aree potenzialmente idonee, ci saranno successive indagini a livello regionale e valutazioni socio economiche.

Dopo il via libera dei ministeri, partirà la consultazione pubblica, che culminerà in un Seminario Nazionale, dove saranno invitati a partecipare tutti i soggetti coinvolti e interessati. Intanto, dal 2 febbraio scorso, sul web, è partita una campagna informativa diffusa di Sogin "Scriviamo insieme un futuro più sicuro", rivolta al pubblico. Intanto, una levata di scudi è già partita in Sardegna e in Emilia Romagna contro la possibilità che vi sia costruito il deposito. Ma questa volta si vuole cercare un dibattito pubblico per evitare una replica del 2003 quando la protesta di Scanzano Jonica, in Basilicata, individuata da Governo per costruire un deposito interrato, costrinse l'Esecutivo a rinunciare.