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Precari Provincia Pescara: risarcimento danno subìto ma no alla stabilizzazione

Sono mancati i presupposti per l’inserimento in organico: «superarono esame per tempo determinato»

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Precari Provincia Pescara: risarcimento danno subìto ma no alla stabilizzazione





PESCARA. «In realtà in cuor mio ce l’avevo qualche piccola speranza di ottenere la stabilizzazione dei precari della Provincia. Ma va bene pure così, è stata comunque una vittoria».
E’ questo il commento dell’avvocato Valerio Speziale, che insieme al collega Gabriele Silvetti difendeva 56 precari sui 65 che hanno fatto ricorso contro la bocciatura della giudice del lavoro di Pescara che aveva respinto la richiesta di stabilizzazione. Infatti alla Corte d’appello dell’Aquila era stata richiesta la riforma della sentenza del giudice di Pescara e cioè la stabilizzazione dei precari ed in subordine il riconoscimento del danno, che è stato riconosciuto e quantificato in 20 mensilità ciascuno. Gli altri avvocati dei precari erano Stefano Maurizio, Roberto Delli Passeri e Giovanni Piccirilli, mentre la Provincia ha vinto in un solo caso, dove era assistita dall'avv. Eugenio Galluppi, non essendo il ricorrente in possesso dei requisiti richiesti. Da un calcolo veloce la Provincia di Pescara dovrebbe ora sborsare 1,8 mln di euro e già in molti iniziano a domandarsi di chi siano le responsabilità per una tale costosa nuova tegola sull’ente pubblico.
«In effetti – continua l’avvocato Speziale – questa sentenza è coerente con la linea della Corte d’appello che riconosce sempre il danno quando la stabilizzazione non è possibile. Qualcuno potrà definirla una vittoria a metà, ma non era pacifico ribaltare la decisione negativa del Tar e del Tribunale del lavoro di Pescara».

In sostanza la Corte d’appello ha censurato la sentenza impugnata perché «non ha dichiarato la sussistenza di un unico rapporto di lavoro subordinato, omettendo così di pronunciare le connesse statuizioni ripristinatorie e risarcitorie».
 Invece è chiara l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato «a prescindere dal nome iuris utilizzato, pur dovendosi chiarire che trattandosi di c. d. pubblico impiego privatizzato può nascere solo una pretesa risarcitoria».
 Mentre non appare fondata, secondo la sentenza, la domanda di convertire questo rapporto di lavoro subordinato in tempo indeterminato, perché pur in presenza di selezioni-concorso per entrare alle dipendenze della Provincia, si trattava con chiarezza di esami per accedere al tempo determinato.
Né è fondata la richiesta di procedere alla stabilizzazione solo perché la Provincia di Pescara aveva iniziato questa trasformazione dei contratti, che però poi era stata interrotta.
Infatti la «stabilizzazione dei precari è una disciplina eccezionale, di strettissima applicazione non suscettibile di estensione analogica su fattispecie assimilabili». Infatti i precari possono essere stabilizzati solo in presenza di fondi utilizzabili, che in questo caso non ci sono. Al contrario, secondo la disciplina comunitaria, in questi casi il danno è riconoscibile e perciò la richiesta è stata accolta assegnando a ciascun ricorrente 20 mensilità di risarcimento, oltre gli interessi.

Sebastiano Calella