LE PROTESTE

Acqua e luce, Abruzzo da terzo mondo: ancora famiglie isolate e in condizioni critiche

Problemi anche per l’acqua, allarme dovrebbe rientrare domenica

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Acqua e luce, Abruzzo da terzo mondo: ancora famiglie isolate e in condizioni critiche


ABRUZZO. Senza acqua e senza luce da dieci giorni. Una situazione che ha fatto ripiombare migliaia di abruzzesi davvero nel medioevo con disagi lampanti e rischi enormi anche per la salute.
A macchia di leopardo si registrano zone e contrade ancora isolate e non raggiunte dai servizi essenziali ad oltre dieci giorni dall’inizio del black out.
La situazione è terribile e non più sostenibile perché soprattutto in alcune frazioni del Pescarese e del Teramano, dove le case sono lontane dal centro abitato, non è facile per le autobotti garantire comunque il servizio. Anche i gruppi elettrogeni che portano corrente elettrica non sono sufficienti per tutti, ovviamente, e dunque anche mangiare diventa difficile… se si è dovuto buttare via tutto quello che era stivato nei congelatori. Per alcuni è stato difficile anche reperire medicinali e come spesso accade i giorni più drammatici l’hanno vissuta gli anziani.
A tutto questo si aggiunga la viabilità “africana” difficoltosa o addirittura interdetta per decine e decine di frane.
Il grido di allarme si acuisce ulteriormente perché gli stessi residenti sostengono di essere stati abbandonati dalle autorità e persino i sindaci non sono in condizioni di dare risposte certe.

La famiglia Favale-Rosetti che abita nel Comune di Catignano in contrada Cappuccini è isolata da oltre 10 giorni e sono esasperati e costretti a vivere in condizioni più che precarie e da terzo mondo.
«Siamo in tre: io che sono il figlio e due pensionati. Dieci giorni senza corrente elettrica, abbiamo il termo camino e stiamo a 3 gradi dentro casa. Il Comune ha fornito generatori a chi abita in paese ma qui non possono arrivare perché non sanno dove attaccare i gruppi elettrogeni. All’Enel abbiamo chiamato e appena digiti 085 ti dicono “stiamo lavorando”… e chi ti risponde…. Siamo 16 famiglie isolate e abbandonate da tutti. Il sindaco di Catignano, Enrico Valentini, sta a Roma; lo abbiamo interpellato ma non sa cosa risponderci…»

Attualmente non ci sono notizie da parte dell’Enel né su come si stia ancora lavorando né dove e né in quanto tempo si potrà ritornare ovunque alla totale normalità. Le informazioni, anche se carenti, si sono interrotte tre giorni fa.
Inoltre sul versante acquedotto anche l’Aca è in profondo affanno ed ha assicurato che le 65mila famiglie ancora senza acqua la riavranno entro domenica e se la congiuntura sarà favorevole qualche ora prima.
La verità è che sono state molte le frane che hanno interessato l’acquedotto Tavo, una delle adduttrici principali che porta acqua a buona parte della provincia di Pescara e quella di Teramo e che i lavori non sono stati agevoli per la qualità compromessa del territorio che continua a franare.
Sono ancora profonde invece le ferite per un altro gruppo di cittadini di Alanno che però non si firma e protesta con il sindaco lamentando di aver subito seri danni e disagi nei giorni del maltempo.

Per loro l’odissea è terminata ma l’emergenza «non è stata gestita bene» e oltre al danno e la beffa anche la mancanza totale di informazioni.
«Come mai», chiedono i cittadini al sindaco di Alanno, «dopo essersi informati all’Enel sulla natura e l’entità del guasto, non si è provveduto ad informare i cittadini tramite vettura con altoparlante di come fosse realmente la situazione? E’ stata formata immediatamente in Comune un’unità di crisi che gestisse la situazione e fornisse il dovuto supporto ai cittadini e una corretta ed ampia comunicazione dello stato di emergenza? Vista la situazione drammatica, come si è effettivamente presentata, perché non si è chiesto immediatamente ad Enel in primis, ed alla Protezione civile (a quanto ci risulta, presente con un nutrito numero di volontari sul territorio), di recapitare generatori per il Comune, i Carabinieri, le scuole, la Casa di Riposo e nel maggior numero possibile di gravi emergenze? Per la popolazione in attesa è stato organizzato ed agevolato il trasferimento degli anziani presso familiari o altre strutture idonee, anche appositamente attrezzate, come le scuole che avrebbero potuto ospitare i cittadini più in difficoltà? Come mai non si è pensato ad allestire una distribuzione serale di pasti caldi presso le strutture alberghiere o altre strutture individuate sul territorio. Gli uffici comunali, sono rimasti sempre aperti per funzionare da punto di riferimento preciso, aggiornato ed affidabile?»