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Mentirono alla polizia giudiziaria? Le prove che accusano Pettinari e Codici

Denunciati per false dichiarazioni e calunnia saranno archiviati

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Pettinari e Di Remigio

Pettinari e Di Remigio

 
ABRUZZO. L’ex responsabile provinciale di Codici, Domenico Pettinari, oggi consigliere regionale, il responsabile regionale, Giovanni D’Andrea, e il fido assistente, Fabio Di Remigio, mentirono alla polizia giudiziaria?
Le dichiarazioni dei tre esponenti della associazione che si batte per la legalità vennero rese nell’ambito di un procedimento per diffamazione che vedeva indagati Pettinari e Alessandro Biancardi, direttore di PrimaDaNoi.it, per un articolo del 2011. Parte offesa l’attuale dirigente della Regione, Sebastiana Parlavecchio che –si diceva nell’articolo riportando una dichiarazione di Pettinari (poi da lui smentita solo davanti alla polizia giudiziaria avendo appreso dell’indagine a suo carico)- non possedesse il titolo di avvocato pur essendo consulente legale. In realtà la consulente si era cancellata dall’ordine degli avvocati e per questo non risultava più iscritta. Pende il processo per il giornalista. 
Nell’articolo di PrimaDaNoi.it si riportavano le risultanze di una indagine di Codici che aveva spulciato le carte e tra i vari dati c’era anche quello che riguardava la Parlavecchio.
Il 30 maggio 2012 Pettinari viene sentito dalla polizia giudiziaria e qui per la prima ed unica volta smentisce quanto riportato nell’articolo scritto da Biancardi (un anno prima) e scaturito da una intervista via Skype il giorno prima della conferenza stampa, come avveniva spesso.
Mai era successo, negli oltre 400 articoli in cui compare la associazione, scritti dal 2004 al 2011, di ricevere  una smentita da Codici.   
Nello scarno interrogatorio Pettinari, oltre ad enfatizzare la sua attività di tutela per la legalità e del consumatore, dice di non aver mai affermato le cose scritte nell’articolo su Parlavecchio. A riprova produce altri articoli di altre testate ed il comunicato stampa oltre ad una intervista televisiva.

Ed infatti mai in quelle sedi pronunciò quanto, invece, riferito il giorno prima -insieme a molti altri dettagli- a Biancardi in una intervista via Skype.
Nonostante la frequentazione lavorativa pressocchè quotidiana con Pettinari e soci, Biancardi scoprì la ritrattazione solo 7 mesi dopo quelle dichiarazioni (oltre un anno e mezzo dopo la pubblicazione dell’articolo) quando gli venne notificato l’avviso di conclusioni indagini, a dicembre 2012. Si interruppe così una collaborazione fra associazione e quotidiano che andava avanti da oltre 7 anni e che aveva dato una visibilità prima sconosciuta sia a Codici che a Pettinari che all’epoca i giornali non ascoltavano né pubblicavano.  
A quel punto è iniziata la difesa obbligata su due fronti di Biancardi producendo una serie di prove e richiedendo l’acquisizione delle conversazioni chat e voce avvenute su Skype cosa che la procura non ha mai fatto.
Anche a queste nuove prove Pettinari aggiunse dettagli su dettagli e affermazioni nette e categoriche chiedendo che venissero ascoltati in suo soccorso i colleghi D’Andrea e Di Remigio, come infatti venne fatto.
Il pm Salvatore Campochiaro comunque prese per buone tutte le affermazione dei componenti di Codici Abruzzo, compresa quella scritta nella memoria di Pettinari: «l’indagato Biancardi riferisce fatti non veri che hanno fuorviato la procura».

Biancardi è stato rinviato a processo mentre Pettinari è stato archiviato a gennaio 2014.
Per tutte quelle dichiarazioni, Biancardi ha poi denunciato i tre per false affermazioni e calunnia ma il pm ha ritenuto di chiedere l’archiviazione poichè, anche nel caso di affermazioni false, Pettinari -in quanto indagato- poteva mentire, mentre per gli altri due non ci sarebbero sufficienti elementi per incriminarli per favoreggiamento.
Ma che cosa dissero Pettinari, D’Andrea e Di Remigio?
Molte cose; tutte riportate nella memoria già pubblicata da PrimaDaNoi.it.
Qui di seguito riportiamo solo le più importanti con alcune delle prove contenute nella denuncia di Biancardi di oltre un anno fa.

«MAI DETTO “PARLAVECCHIO NON E’ UN AVVOCATO”»
La frase che genera la querela della dirigente regionale (e tutto questo putiferio) è riportata in un solo rigo dell’articolo. Pettinari la smentisce ma non ha mai chiesto la rettifica e l’articolo è rimasto così come è stato scritto.
Eppure proprio Pettinari il 29 giugno 2011 -cioè il giorno prima della conferenza stampa- alle 10.53 invia una serie di documenti relativi all’indagine sugli sperperi dell’Ato e allega anche una bozza del comunicato stampa che invierà il giorno seguente a tutte le altre testate.
Da ricordare che Pettinari, D’Andreae Di Remigio a verbale hanno detto di non aver mai anticipato notizie a PrimaDaNoi.it .
Nella bozza si legge: «la dottoressa Sebastiana Parlavecchio (la quale sembrerebbe sprovvista di titolo di avvocato….» che significa che la consulente «non è avvocato»  proprio come peraltro riferito nel colloquio via Skype forse meno “ingessato”.
Nella versione “corretta” del comunicato inviata a Pdn il pomeriggio dello stesso giorno (dunque sempre prima della conferenza stampa) viene emendata solo quella frase dopo consulto ponderato con l’avvocato Gaetano Di Tommaso e l’ipotesi della mancanza di titoli viene ulteriormente sfumata con la perifrasi «che da un controllo sui siti non risulta essere iscritta all’ordine degli avvocati…».
Dunque Pettinari non solo anticipava i contenuti a PrimaDaNoi.it ma era fermamente convinto che la consulente dell’Ato non avesse i titoli poiché raccontò anche (ma non lo scrivemmo per ragioni di riservatezza) che le informazioni erano arrivate a lui da fonte riservata e confidenziale che aveva raccontato anche molte altri dettagli “collaterali”... 

Nella smania di smentire tutto -persino verità evidenti come il profondo rapporto tra associazione e quotidiano- i tre hanno dimenticato quello che successe dopo… una feroce polemica proprio con il commissario Ato, Pierluigi Caputi.
La sfortuna per Pettinari è stata che –sempre nella foga della risposta al Commissario evidentemente senza intermediazioni calmieratrici e senza ponderare- ritornò a parlare sempre della Parlavecchio e sempre in un comunicato stampa, dunque nero su bianco,  si legge: «…Il commissario Caputi dovrebbe far sapere perché nonostante la presenza di un consulente legale (privo del titolo di avvocato)….». Ancora una conferma dello stesso concetto…
Insomma Pettinari ribadisce ancora una volta il suo vero pensiero per la seconda volta in un comunicato ufficiale e da lui firmato e questo ulteriormente prova la correttezza di quanto riportato da PrimaDaNoi.it ma smentito incredibilmente  a verbale dall’attuale consigliere regionale grillino noto per le sue battaglie per la legalità ed il suo piglio netto contro lo «sperpero di denaro pubblico» e ogni forma di illegalità.

«MAI ANTICIPATO LE NOTIZIE A PRIMADANOI.IT»
La più grossa delle bugie messa a verbale è quella di non aver mai anticipato notizie a PrimaDaNoi.it perché «sarebbe stato scorretto nei confronti degli altri». Eppure come sanno bene in molti PrimaDaNoi.it non presenzia mai alle conferenze stampa per carenza di organico (allora come oggi…) e questo Codici lo sapeva bene tanto da venirci incontro dandoci modo e tempo di approfondire argomenti in anticipo ma correttamente il giornale non ha mai pubblicato nulla prima delle conferenze stampa, come è facilmente tracciabile e documentabile on line.
I nostri articoli hanno sempre avuto un taglio da “inchiesta” rispetto agli altri organi che riportavano parte del comunicato stampa ma anche questa particolarità (che per noi rimane un pregio) è diventata una arma che Codici Abruzzo ha ritorto contro il quotidiano visto che Pettinari a riprova della “verità” che afferma è riuscito a produrre articoli ben più scarni e superficiali e che «non riportano la frase incriminata». 
Il rapporto tra il quotidiano e l’associazione era assiduo e spesso coinvolgeva moltissime fonti riservate che utilizzavano Codici come tramite per arrivare a PrimaDaNoi.it e dunque sono molte le persone che possono testimoniare al riguardano e che ricordano molte altre cose. Moltissime persone ricordano incontri e colloqui nella sede di Codici e tutti per approfondire argomenti che sono stati oggetto di articoli.
Il tutto emerge dalla denuncia di Biancardi che allega anche molte prove tra cui le numerose chiacchierate in chat proprio su Skype (oltre due anni di conversazioni), faticosamente recuperate, e molti altri documenti “incontrovertibili” come email e registrazioni audio.
Tra le varie prove contro le “verità” di Pettinari e soci c’è anche una registrazione del 2011 nella quale Pettinari  riceve una telefonata di una corrispondente del quotidiano Il Tempo che gli dice di aver visto la convocazione della conferenza stampa per l’indomani appena giunta in redazione e cerca di avere anticipazioni da pubblicare prima della conferenza stessa.
Pettinari risponde esattamente come ha dichiarato alla polizia giudiziaria («diremo tutto domani in conferenza») ma chiuso il telefono “fuori onda” svela la verità e cioè che le anticipazioni appariranno solo su PrimaDaNoi.it così come capitava da anni. Biancardi che stava con lui e aveva ascoltato la conversazione spiega anche il perchè di questo trattamento “speciale” («noi vi seguiamo da sette anni con grossi sacrifici, gli altri invece quasi mai e solo sporadicamente»… ). Tra i vari “sacrifici” si contano diversi procedimenti penali e un paio di condanne in primo grado per articoli scritti “grazie” a Codici (l’associazione però non è mai finita nei processi).
Rinnegare una prassi consolidata in oltre 7 anni è stata una mossa più che illogica davvero poco ponderata.

LE CARTE

«MAI LETTO L’ARTICOLO PRIMA, HO SAPUTO DELLE CONTESTAZIONE SOLO DALLA PG»
Pettinari viene sentito dalla pg il 30 maggio 2012 e afferma di non ave mai saputo nulla della querela e di non aver mai letto l’articolo e per questo non lo ha mai smentito. Anche le condivisioni dell’articolo sulla sua pagina persona di Facebook  sarebbero il frutto, così dice Pettinari, del fido Di Remigio che pure lui condivide articoli senza leggerli. Peccato che spesso era proprio Pettinari a parlare anche via Facebook o a commentare articoli di PrimaDaNoi.it per diffondere e “promuovere” la sua azione di “tutore della legalità”. Lo fece anche nell’occasione dell’articolo contestato con un post su Facebook. Inoltre si sprecano i complimenti su Skype dopo aver letto gli articoli pubblicati…
Tra le varie chiacchierate virtuali allegate alla denuncia c’è anche quella nella quale Biancardi avvisa Pettinari proprio della querela della Parlavecchio avendo appena ricevuto un atto dalla procura. 
E’ l’8 maggio 2012 ben 22 giorni prima che lo stesso Pettinari venisse sentito dalla polizia giudiziaria.
Eppure l’8 maggio Pettinari è curioso di conoscere dettagli della querela e allora Biancardi gli incolla su Skype il pezzo dell’articolo contestato. Biancardi lo sprona persino a organizzare la difesa e recuperare le pezze d’appoggio per il successivo processo che li avrebbe coinvolti non potendo minimamente intuire quello che sarebbe poi accaduto.
Il 21 maggio 2012 è ancora Pettinari su Skype a parlare di Parlavecchio facendo intuire che nel frattempo aveva cercato riscontri e prove per la propria difesa, fornendo un link di una società dove lavorava la consulente dell’Ato.
E’ l’ennesima prova che Pettinari sapeva della querela, aveva letto l’articolo, che l’articolo era corretto e che aveva provato a cercare prove per sostenere le sue affermazioni in giudizio. Non ci riuscì e si accorse di aver fatto un errore, come gli fece notare in un momento successivo anche un altro consulente legale di Codici e forse per questo decise di negare tutto.
Se bugie sono quelle di Pettinari lo sono anche quelle dei suoi collaboratori che in dichiarazioni “fotocopia” lo hanno sostenuto ma questo non basta per accusarli di calunnia, falso o favoreggiamento. 
Eppure la memoria corta ha fatto dire anche a Di Remigio, oggi portaborse di Pettinari in consiglio regionale, che «Codici non rilasciava dichiarazioni e non faceva conferenze stampa singole» dimenticando tutte le volte che proprio lui aveva fornito materiale e aiuto per scrivere diversi articoli in materia di contratti e rimborsi di energia, di sua competenza (e le cui registrazioni sono state prodotte con la denuncia…).
Per Pettinari invece il pm Papalia ha chiesto al collega Campochiaro di riaprire le indagini per diffamazione.
Insomma una brutta vicenda che, forse, non è accaduta invano.

Atti Fascicolo Pettinari by PrimaDaNoi.it