FALLIMENTI

Abruzzo. Mario Negri sud: game over, nominati i commissari liquidatori

Tribunale di Chieti e Prefetto sciolgono la Fondazione

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Abruzzo. Mario Negri sud: game over, nominati i commissari liquidatori




ABRUZZO. Finito. Il Mario Negri sud di Santa Maria Imbaro non esiste più. Almeno sulla carta, visto che il Tribunale di Chieti, sezione civile, ha nominato tre commissari liquidatori. La scelta del presidente Geremia Spiniello fa seguito alla nota del prefetto di Chieti che in data 3 marzo scorso gli ha comunicato l’estinzione della  “Fondazione Mario Negri sud-Centro di ricerche farmacologiche e biomediche”.
In sostanza, il Tribunale civile ha preso atto delle criticità nella gestione delle attività scientifiche ed economiche, nonché del parere positivo del Commissario in carica al Mario Negri sud ed è stato costretto a rilevare che le finalità della Fondazione non erano più perseguibili. Di qui la nomina di tre liquidatori e cioè Carlo Fimiani, Valentina Luise e Giordano Albanese.
Si tratta di una conclusione amara che fa scomparire una delle eccellenze della ricerca in Abruzzo e che è stata accolta con molta rabbia dai sindacalisti. In particolare Sergio Aliprandi, Cgil, ha lamentato «la mancata sensibilità del prefetto di Chieti che non ha ricevuto il sindacato negli ultimi giorni, pur in presenza di un paio di proposte che avrebbero potuto far rinviare questa decisione. Le scelta di commissariare sarà pure obbligata, ma riteniamo che si poteva ancora discutere».
 Per Camillo D’Alessandro, sotto segretario alla Regione, «si tratta di una conclusione drammatica di un film costruito nel tempo, dove il combinato disposto di irresponsabilità e bugie di chi ci ha preceduto al governo della Regione ha dato questo frutto avvelenato. Appena insediati, abbiamo partecipato alla riunione sul Bilancio (insieme al direttore regionale Cipollone) ed abbiamo scoperto che ogni anno si perdevano 3 mnl. E poiché la Corte dei conti impone la chiusura delle partecipate che per tre anni consecutivi sono in perdita, lo stop era obbligato. E’ vero che c’era stato un piano industriale, però mai attuato forse per contrasti con la sede di Milano. Fatto sta che non era possibile un’altra soluzione».
 Il futuro dei dipendenti, che sono un centinaio?
«La Regione non vuole assolutamente perdere questo patrimonio e rinunciare alle attività in cui il Negri sud eccelle – conclude D’Alessandro – se fosse stata una società o un consorzio avremmo cercato la strada del concordato preventivo. La Fondazione invece può solo chiudere. Questo però non significa che rinunciamo alla presenza di questi ricercatori e di questo personale. Si tratterà di pensare ad una nuova struttura, una nuova presenza in grado di continuare il lavoro egregio che veniva svolto».

Sebastiano Calella