L'INCHIESTA

Tangenti aeroporto Palermo, c’è anche un abruzzese tra gli indagati

Renato Chiavaroli, ingegnere di 65 anni

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Tangenti aeroporto Palermo, c’è anche un abruzzese tra gli indagati

PALERMO. Si allarga l'inchiesta sugli appalti della Gesap, la societa' che gestisce l'aeroporto di Palermo.
Il vicepresidente, Roberto Helg, e' stato arrestato una settimana fa, con una mazzetta da 30 mila euro sul tavolo e un assegno da 70 mila in tasca, e altre 14 persone sono adesso sotto indagine per un filone precedente e autonomo, in cui si indaga sugli appalti per l'ammodernamento dell'aerostazione, ma anche sull'affidamento dei servizi, per i lavori sulle piste, per i parcheggi a pagamento.
Indagini pure sulle consulenze, con reati ipotizzati come associazione per delinquere semplice, turbativa d'asta e corruzione.
Nel filone gia' aperto un altro degli indagati e' Carmelo Scelta, il direttore generale dell'azienda, assieme a Giuseppe Liistro, ingegnere e "post holder" dell'area Manutenzione infrastrutture e sistemi, nonche' direttore dei lavori di molti degli interventi in corso nell'aeroporto. 

Cinque i presunti "capi e promotori": Renato Chiavaroli, abruzzese di 65 anni; Natale Chieppa, napoletano di 60 anni; Maurizio Flammini e Stefano Flammini, romani, di 65 e 62 anni; e di Roma e' pure Sergio Gaudiano, di 63 anni. Il reato associativo e' ipotizzato anche nei confronti di Massimo Abbate, dirigente Gesap, palermitano, 54 anni; Carlo Maria Sadich, architetto di Campobasso, 64 anni, titolare della Cdp, Compagnia del progetto; Giampaolo Tocchio, originario di Roma, 63 anni; e Leonida Giannobile, 69 anni, di Bolzano. Indagati pure Carlo Vernetti, 40 anni, di Napoli, Alessandro Mauro, pure lui napoletano, 42 anni, e Filippo Capuano, sessantenne di Agira (Enna), ex comandante di aerei Alitalia, oggi titolare di un'azienda che fornisce servizi tecnologici.
Pur concedendo gli arresti domiciliari al presidente della Camera di commercio di Palermo, il giudice da' atto che non si tratta di un "premio" ma di una misura dovuta per legge, data l'eta' avanzata, l'incensuratezza e l'assenza di «esigenze cautelari di particolare rilevanza», richieste dalla legge per tenere in cella gli anziani. Ma di Helg il giudice scrive che ha agito con «spregiudicatezza e cinismo», manifestando «impudenza» quando ha sostenuto di avere agito per bisogno, pur avendo introiti annuali per centomila euro. Nell'ordinanza viene stigmatizzato il comportamento di Helg, che avrebbe approfittato della situazione di Santi Palazzolo, pasticciere di Cinisi (Palermo) e titolare di un punto vendita all'aeroporto "Falcone e Borsellino": la concessione era in scadenza e il vicepresidente della Gesap avrebbe approfittato delle difficolta' dell'imprenditore, chiedendogli i soldi. 

Palazzolo pero' si e' rivolto ai carabinieri, che hanno teso la trappola a Helg. A mandare il commerciante dal presidente della Confcommercio siciliana, protagonista di tantissime iniziative a tutela della legalita', sarebbe stato proprio il dg della Gesap, Scelta, che era andato lui a trovare Palazzolo a Cinisi, raccontandogli che in cda proprio Helg avrebbe osteggiato la sua pratica. Interrogato dal giudice e dai pm Claudia Ferrari e Luca Battinieri, Helg si e' difeso sostenendo di avere "millantato" il coinvolgimento di altre persone, per la "vergogna" di dover ammettere che la richiesta di soldi arrivava pure da lui.
Ma gli inquirenti si spingono a ipotizzare l'esistenza di un "tavolino" delle estorsioni, al quale si sarebbero seduti il vicepresidente e altre tre persone, che si sarebbero scambiati i favori in consiglio di amministrazione, dividendosi le tangenti. Quanto emerge dalle intercettazioni svolte dallo stesso Palazzolo e poi dai carabinieri fa supporre «l'esistenza di una pratica corruttiva piu' diffusa ed articolata di quanto Helg abbia voluto far credere».