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Gambia, scarcerato uno dei pescatori ma l’abruzzese resta in carcere

De Simone in cella fino a quando non sarà pagata ammenda

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Gambia, scarcerato uno dei pescatori ma l’abruzzese resta in carcere

 

 

ROMA. Le Autorità del Gambia hanno scarcerato Massimo Liberati, direttore di macchina del peschereccio Idra Q, arrestato in Gambia il 2 marzo scorso con il comandante, Sandro De Simone che, invece, resta in carcere in attesa del pagamento dell'ammenda. Lo rende noto la Farnesina.
«Il rilascio di Liberati - spiega la Farnesina - è avvenuto dietro presentazione da parte dell'armatore di adeguate garanzie finanziarie di pagamento dell'ammenda comminata dal giudice di Banjul». L'Ambasciatore a Dakar ha parlato con Liberati, che si trova in buone condizioni ed ha informato la moglie. Le autorità del Gambia hanno stabilito che il Comandante De Simone, in quanto responsabile dell'imbarcazione, resti invece carcere fino all'avvenuto pagamento dell'ammenda. «La nostra Ambasciata a Dakar - conclude la Farnesina - continua a seguire con la massima attenzione la vicenda e in serata è previsto l'arrivo a Banjul del Vice Ambasciatore Fornara».
Presto dunque potrebbe esserci una svolta anche per l’abruzzese.

Proprio ieri i parenti dei due marittimi avevano espresso preoccupazione per le sorti dei due, rinchiusi da una settimana in cella senza la possibilità di ricevere visite o cibo. E in queste ore anche un’altra famiglia abruzzese sta sulle spine: si tratta dei parenti di Vincenzino Mora, il nostromo di Torano Nuovo (Teramo) che faceva parte dell’equipaggio.
Lui non è stato arrestato ma si trova ancora sul peschereccio della Italfish di Martinsicuro (Teramo) che fa pesca oceanica ed è attualmente fermo al porto di Banjul. «Papà l'ho sentito al telefono. Stanno bene lui e l'equipaggio. Sono fermi sulla barca ormeggiata al porto e guardati a vista dai militari. Mi ha detto di non preoccuparmi perchè sta bene. Il suo pensiero invece va a Sandro e Massimo ed anche il mio e' rivolto a loro», racconta il figlio Domenico.
La violazione contestata che è valsa il carcere ai due pescatori sarebbe la presenza a bordo di reti da pesca vietate perchè un millimetro circa più strette di quelle regolari. La Farnesina è al lavoro e le prossime ore sono cruciali. Liberati De Simone avevano incontrato giovedi' il console onorario in Gambia.

«In Gambia lavoriamo da poco più di un mese», ha raccontato Massimo Sabati, responsabile di Italfish, «ma abbiamo tutti i permessi e operiamo con a bordo un osservatore incaricato dalle autorità locali. Quando la loro motovedetta ci ha fermato e i militari sono saliti a bordo sembrava tutto a posto. Il pescato nelle stive era di dimensioni regolari e le autorizzazioni per l'attività all'interno delle acque territoriali erano assolutamente a posto. Per fermare la barca e obbligare il nostro equipaggio a seguirli nel porto di Banjul, la capitale si sono appigliati ad una rete appesa in coperta. Era lì da un mese al sole, ma loro l'hanno misurata con un righello e hanno segnato a verbale una larghezza delle maglie di soli 68 millimetri contro i 70 consentiti. Insomma per due millimetri di differenza di una rete non utilizzata e probabilmente ristrettasi stando al sole ci ritroviamo con il peschereccio sequestrato e i due in stato d’arresto».

NO CAUZIONE
«Per il capitano Sandro De Simone, che in quanto comandante era responsabile della nave, le autorità del Gambia non vogliono sentir parlare di cauzione».
Così all'Ansa la Italfish, società armatrice dell'imbarcazione finita sotto sequestro, appresa la notizia del rilascio del direttore di macchina Massimo Liberati.
«I nostri responsabili che stanno operando in Gambia - dicono alla società - hanno lavorato, tra mille difficoltà, per far capire che Liberati, in quanto direttore di macchina, non aveva responsabilità sulla nave ed hanno fatto sì, dietro garanzie, che la detenzione si trasformasse in cauzione. Per il comandante, invece, le autorità non vogliono sentir parlare di ammenda».