SANITA'

Prima il salasso, poi i controlli della Asl di Chieti sulla Croce rossa

Il trasporto malati svolto senza verifiche su requisiti e dotazione mezzi

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Prima il salasso, poi i controlli della Asl di Chieti sulla Croce rossa



CHIETI. Slitta a domani il braccio di ferro tra la Asl di Chieti, che per il momento non vuole pagare, e la Croce rossa, che preme per il saldo delle fatture sul trasporto malati. Infatti il nuovo facente funzioni, che sostituisce la dirigente Asl infortunata, domani incontrerà ‘Obiettivo lavoro’ (l’agenzia che ha “somministrato” il personale alla Croce rossa di Vasto) e dovrà in qualche modo giustificare il ritardo di quattro mesi nel pagamento.
Sembra probabile che per venire comunque incontro alle pressanti richieste della Cri di Vasto e per far quadrare i conti Asl del 2014, i tre mesi di ottobre, novembre e dicembre non verrebbero pagati (in modo da non apparire come spesa), mentre gennaio e febbraio 2015 potrebbero essere saldati con il bilancio di quest’anno. Si tratta di equilibrismi contabili che confermano ancora di più le perplessità sullo “strano” comportamento della Asl di Chieti che non solo ha “inventato” l’affidamento diretto del trasporto malati alla Cri, ma è stata molto superficiale nei controlli dei requisiti indispensabili per operare in questo settore.

DAI TABULATI LA FOTOGRAFIA DEI MANCATI CONTROLLI
Infatti la documentazione allegata alla delibera 280 che nei giorni scorsi “ha sospeso” e allo stesso tempo “non ha sospeso” l’affidamento diretto alla Cri, è chiara: una relazione del servizio competente Asl indica la strada dell’appalto ad evidenza pubblica come unica soluzione per gestire il complesso rapporto tra la sanità pubblica e le associazioni di volontariato. E propone anche una cabina di regìa per monitorare il servizio ed intervenire sulle possibili criticità. Però la delibera Asl dei giorni scorsi la definisce “perplessa e contraddittoria”, tanto da giustificare (?) il ricorso all’affidamento diretto. Ma è ben più grave quello che sta emergendo proprio dalle richieste di pagamento della Croce rossa di Vasto e Lanciano e dai tabulati consegnati a fine gennaio alla Asl. Infatti da questi documenti ora in fase di controllo, sembra che alcuni mezzi (come quello usato per la Guardia turistica estiva a San Vito) sarebbero ancora in servizio a Lanciano pur non essendo nuovissimi, mentre da Vasto sono indicati mezzi in fase di acquisto o di immatricolazione. Sta cioè venendo alla luce che la Asl sapeva tutto e cioè che il servizio trasporto malati alla Asl di Chieti non solo costava 1 mln in più rispetto a quanto preventivato nell’affidamento diretto (già molto generoso, rispetto ai vincoli del decreto commissariale Baraldi), e che forse la Croce rossa non aveva tutti i mezzi necessari per svolgere questo servizio. Infatti alcuni mezzi (poi messi a disposizione della Asl) non erano adatti per “vecchiaia” e/o per attrezzature superate a svolgere il trasporto malati o non erano stati ancora acquistati. La domanda che sorge spontanea è: prima di decidere l’affidamento diretto la Asl ha controllato se la Cri aveva requisiti e mezzi per svolgere il servizio? E dopo è stato nominato dalla Asl il “direttore dell’esecuzione” dell’appalto, quello cioè che controlla il rispetto del contratto? Non sembra, stando a quello che sta emergendo. Il che conferma l’ipotesi dell’extraterritorialità della Asl di Chieti, ma anche un certo disinteresse della Regione a controllare. 

SONO MANCATI ANCHE I CONTROLLI DELLA REGIONE
Infatti in due distinti e successivi verbali del Tavolo romano di monitoraggio si legge che sulla Rete emergenza-urgenza risultano pervenuti i decreti 4 e 36 (elaborati dal sub commissario Baraldi e mai superati, come sostiene invece la Asl di Chieti) con allegata “approvazione delle linee guida dello schema di convenzione per i servizi di emergenza/urgenza territoriale e trasporto infermi” e “la designazione dei membri della direzione politiche della salute componenti della commissione tecnica di cui al punto 8 delle predette linee guida. Tavolo e Comitato, in via preliminare, prendono atto di quanto modificato, ma ritengono che la Regione debba provvedere a definire in modo più puntuale il sistema dei compensi e i criteri cui i Direttori Generali si devono attenere per certificare la qualità del servizio”. Il che non sembra avvenuto, salvo qualche sporadica iniziativa del dirigente regionale competente, che però non è stata sufficiente ad evitare il salasso masochistico subìto dalla Asl di Chieti.

Sebastiano Calella