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Terremoto, da aprile stop autonoma sistemazione, affitti e fondo. «Che fine faremo?»

L’inquietante interrogativo di un cittadino aquilano

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PROGETTO CASE L'AQUILA




L’AQUILA. Dal 1°aprile le 1.086 persone che percepiscono ancora il contributo per l’autonoma sistemazione, il cosiddetto Cas (500 nuclei familiari, secondo gli ultimi dati del Comune dell'Aquila), non riceveranno più l’assegno che viene erogato a coloro che non hanno più una casa in seguito al terremoto del 6 aprile 2009.
Dal 1° aprile arriverà lo stop anche all’affitto concordato e al fondo immobiliare, ossia a tutte le forme onerose di assistenza post-sisma, costate diversi milioni di euro all’anno per poter aiutare i cittadini rimasti senza casa.
Il tutto in un’ottica di razionalizzazione delle spese legate alla gestione del dopo terremoto voluta proprio dallo Stato, che il 31 marzo chiuderà i rubinetti.
«Dove andremo a finire? Per strada?», domanda incredulo un lettore che tra poche settimane non riceverà più il Cas. «O devono continuare, problema del preavviso a parte, a pagare l'affitto a proprie spese mentre il comune vaneggia su destinazioni del Case a campus o altro come se avesse un surplus di 1000 alloggi. E’ ben conosciuto lo stato di manutenzione degli alloggi CASE attualmente occupati e di quelli, balconi compresi, che in tutto o in parte sono stati oggetto di sequestro da parte della magistratura. A questo punto si deve prendere atto che il CAS non può terminare ed anzi va prorogato nel rispetto delle esigenze dei cittadini che non hanno nessuna colpa se i loro progetti della ricostruzione sono al palo. Allora, che si fissi anche un termine sulla ricostruzione».
Il lettore si domanda se sia cosi difficile pensare ad un piano di riassorbimento senza lacrime e sangue: «d'altronde ai ladri del CAS, pochi lo sanno, è stata concessa una dignitosa restituzione rateale tenendo conto, come si esprime l'ordinanza, di peculiari esigenze e stati bisognosi. Sarei contrario ma rivelando qualche privata "povertà" a chi non comprende lo stato di necessità che si nasconde dietro all'umile e dignitoso silenzio delle persone, devo dire che al sottoscritto hanno laconicamente comunicato, respingendo "sconvolti" anche un attestato medico di "fine salute", che secondo il crono programma del comune la ricostruzione della propria casa non è prevista prima di sette anni. Una sentenza senza appello che tradotta più o meno è: "non rientrerai mai più in casa tua"».