Corte di conti alla Asl Chieti: «controdedurre sulla relazione del Ministero»

Qualche perplessità sullo stop alla convenzione con la Croce rossa

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Corte di conti alla Asl Chieti: «controdedurre sulla relazione del Ministero»

il manager Zavattaro


CHIETI. La Corte dei Conti ha chiesto alla Asl di Chieti di “controdedurre” entro 30 giorni sulle contestazioni dell’ispezione DEL Ministero dell’Economia e Finanze. Perciò è allarme rosso tra i dirigenti amministrativi chiamati a spiegare con chiarezza le scelte Asl per convincere i magistrati contabili che «a Chieti è tutto a posto», come ha sostenuto il manager Francesco Zavattaro in conferenza stampa.
Ma il problema di fondo, al di la degli aspetti specifici dei singoli rilievi, non è il fatto che la Asl spesso ha prodotto delibere border line con interpretazioni molto soggettive delle norme, come ha riscontrato anche l’ispettore Mef. Il problema intanto è proprio il linguaggio involuto di certe delibere, dove spesso la Asl “se la canta e se la suona” per giustificare tutto ed il contrario di tutto.
Come il licenziamento della Croce rossa, “che c’è e che non c’è”. Infatti la delibera del 2 marzo “cancella e non cancella” l’affidamento diretto del trasporto malati alla Cri, ma non è molto chiara. Infatti la Asl interrompe la convenzione – contestata da più parti e censurata anche dal Tar – ma di fatto continua ad utilizzare ancora le stesse ambulanze Cri “fino all’erosione dei 2,5 mln” previsti in bilancio 2015. Insomma una delibera frutto del  “diritto fai da te”, che rende la Asl di Chieti una repubblica autonoma ed indipendente.

LE CONTRADDIZIONI DELLA DELIBERA CHE DICE STOP ALLA CRI
Infatti in questo documento si leggono innumerevoli contraddizioni, richiami forzati alla normativa, citazioni errate della convenzione in atto e interpretazioni surreali della realtà, come l’asserita promozione da parte del Tar, che invece ha bocciato la Asl, tanto che non a caso gli avvocati dei ricorrenti stanno preparando la richiesta di ottemperanza. In delibera si legge infatti che il Tar ha riconosciuto la piena legittimità della convenzione “laddove sussista e permanga la personalità di diritto pubblico in capo alla Cri” (il che esonerava la Asl dall’obbligo di bandire una gara per il servizio trasporto malati).
Si vuole cioè far dimenticare che le censure su questo affidamento diretto ci sono state perché questa convenzione della Asl di Chieti, pur facendo nominalmente riferimento al Comitato regionale Cri, di fatto ha assegnato il trasporto malati ai Comitati provinciali di Chieti, Lanciano e Vasto. E questi soggetti non hanno mantenuto “la personalità di diritto pubblico” come il Comitato regionale, ma dal primo gennaio 2014 sono semplici organizzazioni di diritto privato (tant’è che hanno cambiato partita Iva). Inoltre in allegato alla delibera c’è una lettera che forse vuole dimostrare la regolarità della precedente convenzione, poi annullata: si chiede alla Cri regionale – e non ai tre Comitati operativi - di assicurare il trasporto nelle postazioni di San Salvo e di Castiglione Messer Marino, finora sguarnite. 

SI LICENZIA LA CROCE ROSSA, MA IL SERVIZIO CONTINUA COME PRIMA
In questa delibera: “Indizione di gara per conclusione Accordo quadro per trasporti sanitari” si legge comunque con chiarezza che la Asl: ritenuto “di prendere atto dell’avvenuto esaurimento” della convenzione del dicembre 2013, “di non procedere ad una nuova convenzione con la Cri”, decide “di assicurare la prosecuzione delle attività già dedotte” nella Convenzione annullata, utilizzando i costi con cui a gennaio la stessa Asl ha assegnato i trasporti residuali a varie associazioni di volontariato ed alla stessa Cri.
Insomma pare di capire che prima si annulla l’affidamento diretto alla Croce rossa “perché non è conveniente per l’amministrazione pubblica” (visti i prezzi già pagati), poi invece si decide di far lavorare le stesse ambulanze risultate costosissime, rispetto all’appalto di gennaio scorso. E mentre si scopre che la gara fa risparmiare, continua l’affidamento diretto con lo sperpero di denaro pubblico.
C’è poi il mistero dell’annullamento della convenzione sul trasporto, dovuto all’art. 3 del contratto: qui si legge con chiarezza che la “Asl ha la facoltà di risoluzione unilaterale a far data dall’1 gennaio 2015 qualora ne assuma lo svolgimento diretto con mezzi e personale propri”. Ma questi mezzi e questo personale dove sono?

IL TENTATIVO DI FAR APPARIRE “VIRTUOSA” LA ASL DI CHIETI
In realtà il tentativo di questa delibera è di accreditare come virtuoso il comportamento della Asl che avrebbe deciso di affidare il trasporto “alla Cri per interrompere il reiterato regime di affidamento diretto alla Croce Gialla di Lanciano, alla Valtrigno di San Salvo e ad Europa soccorso” in auge nelle due Asl pre-esistenti. Evidente anche qui la contraddizione: infatti si sostituisce un comportamento ritenuto sbagliato con lo stesso tipo di affidamento contestato. E si dimentica che pur di giustificare l’affidamento diretto del dicembre 2013, la Asl ha sostenuto che il decreto commissariale Baraldi (proprio sul trasporto malati) era “complessivamente superato”. Il che non risulta da nessun atto ufficiale. Infine c’è un’altra giustificazione non richiesta e perciò sospetta.
La delibera spiega che l’affidamento diretto era stato deciso per “superare lo stallo nell’azione amministrativa volta alla riedizione di una gara”. Stallo “conseguente al tenore perplesso o contraddittorio delle proposte tecniche del servizio competente, in ordine alle basi d’asta da assumere in gara”. Se il riferimento è al documento allegato “Trasporto malati, dall’analisi alla proposta” (a firma di Francesco Bellisario), contraddittoria sembra invece proprio la tesi che la gara di appalto non c’è stata a causa delle perplessità del servizio Asl competente. In realtà il documento spiega in dettaglio la complessità del trasporto malati e avanza alcune chiare proposte tecniche, poi disattese per l’affidamento diretto. Ma al di la di questi giochetti verbali, ora incombe la Corte dei Conti. E qui serve un vocabolario evangelico: “sì sì, no no”. Altro che “il diritto fai da te”.

Sebastiano Calella