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Diffamazione. Abruzzo Engineering vs PrimaDaNoi.it, il pm:«niente archiviazione»

Dopo 4 anni concluse le “indagini” si va verso il processo al direttore di Pdn

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ABRUZZO. Il capo di imputazione è chiaro: «offendeva il decoro del collegio di liquidazione affermando che anche i liquidatori erano mezzi per fare andare avanti il clientelismo che aveva ucciso la societa’ facendo in modo che la classe politica aquilana si spartisse le carcasse all’interno della quale continuano ad operare persone indagate senza che qualcuno abbia mosso i rilievi o chiesto allontanamento».
Firmato il pm Antonietta Picardi. Dopo 4 anni la procura de L’Aquila chiude formalmente le indagini sulla querela presentata dal collegio dei liquidatori di Abruzzo Engineering, Francesco Carli, Vincenzo Genovesi, Luigi Puzzovio. Formalmente perché tra gli elementi di prova si trova soltanto la «denuncia-querela del 14 marzo 2011 con relativi allegati». Di fatto nessuna indagine di approfondimento è stata fatta.
Invece è quasi certo il processo per il direttore di PrimaDaNoi.it, l’ennesimo azionato da un certo gruppo di potere che ruota ed ha ruotato intorno ad Abruzzo Engineering.
Per la precisione sono ben quattro le querele partite all’indirizzo di questo quotidiano che negli anni ha cercato di raccontare -persino con documenti ufficiali- ombre enormi di scandali che poi in parte sono stati scoperchiati (si pensi a quanto è emerso sul versante Finmeccanica o sulla Selex società che era dentro ad Abruzzo Engineering).

SE QUATTRO VI SEMBRAN POCHE
Una serie di inchieste e articoli scritti tra il 2008 ed il 2011 e prima degli arresti eccellenti che hanno lambito alcuni personaggi che hanno avuto contatti con Abruzzo Engineering, articoli che non sono stati graditi e sembra (a detta di una fonte molto autorevole) che l’ordine di scuderia fu quello di attaccare PrimaDaNoi.it, bloccarlo, affossarlo, intanto intimorirlo, ed infatti nel giro di pochissimi mesi sono giunte due querele direttamente da Abruzzo Engineering anche stranamente simili e su questioni anche sovrapponibili: una incardinata a Chieti e l’altra a L’Aquila (questa di cui si parla oggi); almeno una querela firmata Sabatino Stornelli poco prima del suo primo arresto e molto prima che fosse pesantemente coinvolto nelle inchieste sulle maxitangenti di Finmeccanica e molto prima ancora che decidesse di collaborare con i giudici e ribaltare le versioni iniziali.
Abbiamo inoltre perso le tracce di almeno due o tre denunce che sicuramente sono state sporte da esponenti di società poi coinvolte nelle stesse inchieste…
Difficile pensare al caso anche perché a ben leggere le querele verrebbe da sorridere per le affermazioni “impegnative” contenute (e poi pesantemente smentite dai fatti).

L’ONORE E IL PREGIUDIZIO
Secondo il pm Picardi che riprende acriticamente la querela, PrimaDaNoi.it avrebbe offeso la reputazione del collegio dei liquidatori perché abbiamo riportato i malumori su certe regole messe pesantemente in dubbio da una parte dei dipendenti, che contestavano l’eccessiva cassa integrazione a carico di alcuni lavoratori.
Si è trattata di una vera e propria guerra tra poveri tra chi è stato “comandanto” di lavorare (guadagnando lo stipendio pieno) e chi invece per molti mesi è stato mandato in cassa integrazione con pesante decurtazione dello stipendio.
Tutto scritto in questo articolo del 2011 praticamente “in tempo reale” e -anche abbastanza precisamente- si delineavano l’agitazione, le proteste, le ombre, le interferenze (negative) o gli interventi (positivi) della politica. Eppure con un meccanismo grossolano e molto in voga chi firma la querela ha voluto attribuire a PrimaDaNoi.it affermazioni che in realtà erano il racconto e la denuncia di dipendenti come pure più volte specificato nell’articolo. Ma forse il problema era proprio riportare tali malumori ai quali evidentemente alcuni avrebbero preferito non venisse dato spazio.

I GIUDICI CONDANNANO AE SULLA CASSA INTEGRAZIONE
Sta di fatto però che proprio in quel periodo l’avvocato Carli e soci ricevevano missive da legali di svariati lavoratori che chiedevano spiegazioni sui metodi utilizzati per scegliere i dipendenti da mandare in cassa integrazione. Lettere protocollate a cui non è stato mai risposto e magari mai sottoposte a chi di dovere.
E nella querela a PrimaDaNoi.it il collegio dei liquidatori scrive: «abbiamo applicato sistemi e criteri rigorosi per decidere chi far lavorare e chi invece mandare in cassa integrazione guadagni. Naturalmente nel far ciò l’organo ha adottato criteri di scelta rigorosi obiettivi e orientati da un unico requisito: le funzioni svolte da ciascun collaboratore»

Sta di fatto che poi sono state incardinate una serie di azioni giudiziarie da parte di dipendenti che sono usciti tutti vincitori e dove i giudici hanno di fatto sancito la irregolarità delle procedure di selezione dei dipendenti da mandare in cassa integrazione con violazione di una serie di principi.
Esattamente quello che lamentavano i dipendenti negli articoli di PrimaDaNoi.it.
Fatti veri allora e ancor di più oggi e non perché lo diciamo noi.
Singolare poi che questo quotidiano debba portare prove in giudizio per certificare quello hanno scritto altri giudici in proposito o quello che è di dominio pubblico: il clientelismo imperante, le assunzioni dirette, gli sponsor politici che danno aiutini.
Singolare che, invece, non sia mai stato chiamato a dare spiegazioni l’ex presidente Gianni Chiodi che in un Consiglio regionale straordinario denunciò vere e proprie truffe ai danni della Regione che sarebbero state perpetrate da Selex di Stornelli tramite Abruzzo Engineering.
Mai chiamato nemmeno dopo che PrimaDaNoi.it ha fornito i files audio e il resoconto stenografico di quelle accuse peraltro già pubblicate da anni.

Noi ci difenderemo con i fatti, mentre è un fatto che c’è una cappa che non vuole affatto che certe cose si sappiano.
Una volontà di chiusura certificata per esempio dal diniego di accesso agli atti che sempre PrimaDaNoi.it ha fatto alla Regione per ottenere documenti utili alla difesa giudiziaria. Documenti negati in chiara violazione del diritto costituzionale alla difesa. Tutto normale anche questo. Insomma ti querelo e poi non ti do le carte, arrangiati…

Nessuno scandalo in terra d’Abruzzo se persino l’attuale presidente Luciano D’Alfonso pare faccia fatica ad ottenere carte e documenti su una serie di progetti misteriosi e costosi e sarà ancora un caso ma anche lui ha lanciato strali e notizie di reato all’indirizzo di progetti che hanno a che fare con l’informatica… proprio come Abruzzo Engineering.
L’unico fatto incontrovertibile è che su molte storie e su Abruzzo Engineering non ce le hanno ancora raccontate tutta e nel modo corretto.
E’ facile comprenderlo proprio dalle parole di Francesco Carli, liquidatore nominato da Chiodi, che proprio a PrimaDaNoi.it conferma «assunzioni inutili» fatte negli anni senza ragioni organizzative precise (che siano allora clientelari?), certe operazioni non proprio encomiabili del suo predecessore Vittorio Ricciardi (direttore generale) indagato per presunta truffa agli albori di Abruzzo Engineering.

LA CARICA DEI 100 CONTRO PDN
E per fugare ogni pensiero di un nostro “becero vittimismo” riportiamo qui il link di un articolo praticamente contemporaneo alle querele dove viene riportato uno sferzante documento di un centinaio di dipendenti di Abruzzo Engineering che va giù duro contro PrimaDaNoi.it, come se fosse un nemico da abbattere, un documento scritto apposta e controfirmato come una delle tante petizioni su temi ben più nobili.
In quell’articolo del 2011 scrivevamo e sottoscriviamo quattro anni dopo:

E’ appena il caso di ricordare che questo quotidiano è ancora l’unico, dopo anni di silenzio omertoso, ad aver parlato ed approfondito l’attività fallimentare di Abruzzo Engineering dal 2006, forse anche prima dell’inizio di indagini (archiviate sì, ma i dubbi e le domande non hanno mai trovato risposte). Erano i tempi in cui tutti ossequiavano Lamberto Quarta, braccio destro di Ottaviano Del Turco. Da anni abbiamo messo in luce incongruenze e stranezze della gestione che oggi sappiamo ha accumulato 20 milioni di debiti succhiati attraverso operazioni truffaldine (sempre per stessa ammissione di Chiodi) mentre nessuno di quegli amministratori che ci denigrano da anni si sono mai accorti di nulla.
Nemmeno quei dipendenti sistemati dalla politica hanno mai detto né visto nulla di strano nella gestione di Ae, fino a quando la situazione è diventata talmente pesante da mettere a rischio gli stessi posti di lavoro, anche se acquisiti eventualmente senza concorso pubblico.
Solo allora questi dipendenti hanno iniziato a protestare».



Non è che l’ennesima storia italiana dove i potenti vincono quasi sempre e la politica distratta e caparbia non ha voluto fare chiarezza.