CRISI, LAVORO E AMBIENTE

Powercrop, sindacati preoccupati: «se l’iter si ferma 45 lavoratori in mobilità»

Fai Cisl, Flai Cigl e Uila Uil chiedono incontro con il prefetto

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Powercrop, sindacati preoccupati: «se l’iter si ferma 45 lavoratori in mobilità»

CELANO. I sindacati Fai Cisl, Flai Cigl e Uila Uil si dicono «moderatamente soddisfatti» dell'incontro, tenutosi venerdi scorso, con Iris Flacco, responsabile del Ufficio Politica energetica, Qualità dell'aria e SINA che ha in carico il procedimento di Autorizzazione della Centrale Powercrop.

I sindacati in questi anni hanno incontrato spesso Flacco, alla quale ogni volta hanno evidenziato che alle sorti della Centrale Powercrop sono legati i posti di lavoro dei dipendenti oramai quasi ex Sadam.
«Abbiamo atteso per anni, dopo l'autorizzazione del Via di settembre 2010», dicono i rappresentanti
Iacutone, Marianetti, Marcanio e Stornelli, «che venisse convocata la conferenza di servizio per decidere l’autorizzazione unica ed ogni volta ci sono state date rassicurazioni sul fatto che, non appena la Powercrop avesse consegnato le documentazioni richieste ad integrazione del progetto iniziale, si sarebbe convocata la conferenza. In 4 anni la Regione Abruzzo ha avuto il tempo di chiedere tutte le integrazioni possibili ed immaginabili che, come ci confermano i vertici della Powercrop, sono state tutte puntualmente documentate».

Il 30 giugno 2015 scadrà la cassaintegrazione per i dipendenti attualmente in carico ed in mancanza di una prova certa nel prosieguo dell'iter di autorizzazione, scatterà la mobilità per le 45 persone che oggi sono in attesa di essere ricollocate a lavoro, dopo che nel 2006 una risoluzione della OCM Zucchero ha chiuso 16 zuccherifici su 19 e dopo che una legge dello Stato e successivi accordi interministeriali hanno garantito la riconversione del settore che era legato alla produzione dello zucchero.
L'esasperazione dei lavoratori è arrivata al culmine e adesso non sono più disposti ad aspettare.
«La nostra attesa», dichiara Cesidio Stornelli della Ula-UIL «dura da 5 anni ed è insostenibile ed inaccettabile persino per un paese del terzo mondo».
«Non vogliano obbligare nessuno ad approvare progetti non compatibili con le norme, le leggi nazionali e regionali», prosegue Marcanio Vittoriano RSU della Flai-Cgil, «soprattutto se dovessero essere pericolosi per la salute, ma la Regione deve esprimersi e dire di SI o di NO».
«La politica è stata con noi fino a che abbiamo fatto loro comodo e gli abbiamo dato visibilità sui giornali», afferma Marianetti Antonio della Fai-Cisl. «Oggi preferiscono gli ambientalisti ed i comitati contro, perché fa più tendenza e se ne fregano dei posti di lavoro e dell'indotto che si potrebbe generare per il settore del trasposto, infrastrutture e terziario con la realizzazione della centrale».

I sindacati saranno di nuovo presenti giovedì prossimo a L'Aquila, e poi chiederanno incontro al Prefetto Alecci che, a quanto risulta, dovrebbe essere di nuovo Commissario ad Acta per la riconversione di Celano.
«Saremo anche una spina nel fianco di Powercrop se questa non sarà più solerte, rispetto al passato, nel produrre altra documentazione richiesta, sperando che non sia l’ennesimo tentativo della Regione Abruzzo per far perdere ulteriore tempo prezioso e condannare cosi inesorabilmente 45 padri famiglia alla mobilità, anziché ad una ricollocazione a lavoro promessa da anni dalle istituzioni deludenti ed inaffidabili».
Conclude Iacutone: «abbiamo pronta la documentazione da consegnare alla Procura della Repubblica oltre ad una informativa per il Prefetto dell'Aquila sperando di non dover essere costretti ad azioni di questo genere, anche se cinque anni di attesa per la conclusione di una autorizzazione che si dovrebbe chiudere in 180 giorni, gridano vendetta. Se qualcuno ha sbagliato, in buona o cattiva fede, dovrà pagare».