LA SENTENZA

Danno erariale da 400 mila euro. «Accuse generiche». Sindaco e giunta di Capistrello si ‘salvano’

Corte dei conti rigetta la domanda della Procura

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Danno erariale da 400 mila euro. «Accuse generiche». Sindaco e giunta di Capistrello si ‘salvano’

Antonino Lusi




CAPISTRELLO. Un presunto danno erariale alle casse del Comune di Capistrello di 400 mila euro. La Procura della Corte dei Conti chiama in causa il sindaco Antonio Lusi, la sua giunta e alcuni tecnici comunali ma i giudici rigetta la domanda dell’accusa.
Motivazione? Contestazioni troppo generiche e per alcuni ipotesi accusatorie nemmeno delineate con chiarezza.
Si chiude così per il momento il caso partito dalla contestazione di responsabilità amministrativa per la presunta cattiva gestione di 400 mila euro di fondi stanziati nel 2006 e destinati alla costruzione di un centro socio ricreativo.
I soldi secondo la ricostruzione della procura sarebbero stati utilizzati con fine diverso rispetto alla destinazione finale e dunque ci sarebbe stata la mancata realizzazione dell'opera finanziata. Infatti a marzo 2014 il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha comunicato al Comune di Capistrello l’obbligo di restituzione delle somme erogate.
L’accusa contestava inoltre «una gestione della pratica talmente confusa e caotica...che dimostra la totale assenza dell'efficienza, dell'efficacia e dell'economicità dell'agire della pubblica amministrazione».
Secondo la procura la colpa della giunta risiederebbe nel fatto di non aver badato ai problemi legati alla perdita del finanziamento: «avrebbero dovuto esercitare (tenuto conto anche delle piccole dimensioni del Comune)i necessari poteri di impulso e di controllo, affinché ciò non avvenisse».
Da qui la richiesta della condanna in quanto sarebbe emersa «una condotta contraria ai principi di buona amministrazione e di tutela delle risorse finanziarie assegnate dal Ministero».
Ma secondo i giudici della Corte dei Conti la domanda dell’accusa non può essere accettata dal momento che risulta «incerta, o comunque perplessa, l'individuazione del danno conseguente al comportamento dei convenuti».

Il danno, si ricostruisce nella sentenza, viene a volte individuato nella perdita del contributo statale per mancata realizzazione delle opere per la quale il finanziamento era stato erogato, a volte nella perdita di valore dell'immobile da ristrutturare, «immobile che non viene meglio precisato nella domanda e in relazione a cui il danno da mancata ristrutturazione non è quantificato».
Per i giudici le condotte addebitabili al sindaco e ai suoi assessori «sono assai generiche e, nel caso dell'ingegner Di Felice, del geometra Bucci e del dottor De Sanctis non sono state neppure delineate».
L’accusa inoltre avrebbe addebitato a Lusi e i suoi assessori la colpa di non aver dato impulso all'attività degli Uffici tecnici che avrebbero dovuto gestire il contributo, «ma non è stato specificato in che cosa sia consistita questa inerzia», sottolineano i giudici, «né le singole condotte che il capo dell'ente e gli assessori avrebbero concretamente dovuto assumere nei confronti degli organi tecnici dell'ente, tenuto conto della separazione tra gli organi di indirizzo politico e quelli di gestione comunale, né in base a quali norme essi avrebbero dovuto agire».

Per quanto riguarda gli organi tecnici, le loro posizioni «non sono state neppure indicate: infatti rimane assolutamente in bianco la contestazione nei confronti del Di Felice, del De Santis e del Bucci».
Secondo i giudici il pm «non ha proceduto ad una descrizione autonoma dei fatti di causa ma si è affidato solo alle deduzioni degli indagati svolte in sede di audizione, ivi compresi soggetti la cui posizione è stata successivamente archiviata».