LA SENTENZA

Inchiesta Aca "storni selvaggi": assolto ex presidente Di Cristoforo

Assolti anche Gennari e ristoratore D’Orazio

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Di Cristoforo




PESCARA. L'ex presidente dell'Aca (Azienda consortile acquedottistica) Ezio Di Cristoforo; Giancarlo Gennari, responsabile dell'ufficio commerciale dell'Aca di Pescara ed ex consigliere provinciale del Pd; il ristoratore Gianfranco D'Orazio, di Bucchianico (Chieti), sono stati assolti dal Tribunale collegiale di Pescara dal reato di abuso perche' il fatto non sussiste.
Nel mirino del pm della Procura di Pescara, Gennaro Varone, presunte agevolazioni nella procedura di distacco della fornitura al ristoratore di Bucchianico.
In sostanza per l'accusa erano stati effettuati dei veri e propri storni con la motivazione di malfunzionamento degli impianti o di supposte perdite delle reti idriche.
Si parlava di agevolazioni ad amici e imprenditori per centinaia di migliaia di euro stornati dal sistema informatico dell’Aca adducendo come scusa più gettonata il malfunzionamento dei contatori istallati che producevano di fatto perdite.
Di Cristoforo, Gennari e D’Orazio erano rimasti gli unici tre imputati arrivati a processo nell'ambito dell'inchiesta partita da un esposto dell’associazione Codici r che, inizialmente, coinvolgeva altre undici persone. Secondo l’ipotesi accusatoria Di Cristoforo, in accordo con Gennari, avrebbe consentito il ripristino dell'erogazione del servizio nel ristorante di Bucchianico di proprietà di D'Orazio «nonostante l'erogazione dell'acqua fosse stata interrotta – sosteneva l’accusa– con legittimo ordine di servizio per un debito di circa 17 mila euro».
L’inchiesta ha cominciato a scricchiolare già davanti al gup quando il giudice Maria Michele Di Fine ha riconosciuto uno solo degli episodi contestati, facendo così uscire di scena tutti gli altri personaggi coinvolti compreso il direttore dell'Aca Bartolomeo Di Giovanni.
Ad uscire di scena in sede preliminare è stato anche l'ex assessore nonché imprenditore Riccardo Padovano ritenuto colpevole di aver «attestato falsamente le condizioni per lo sgravio dei consumi dell'acqua» in qualità di titolare dello stabilimento balneare «Voglia di mare», ottenendone quindi l'annullamento in complicità con lo stesso Gennari.