LE MOTIVAZIONI

Cassazione: «Parolisi uccise Melania con 37 coltellate in impeto ira ma no aggravante crudeltà»

Omicidio maturato dopo lite per conclamata infedeltà dell’uomo. Ecco le motivazioni della condanna

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Salvatore Parolisi

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ROMA. Salvatore Parolisi ha ucciso la moglie Melania Rea, a Civitella del Tronto il 18 aprile 2011, durante una «esplosione di ira» nata in un litigio «tra i due coniugi» e dovuta alla «conclamata infedeltà coniugale» dell'uomo.
Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni depositate oggi della condanna di Parolisi.
Secondo i supremi giudici, l'uccisione di Melania è avvenuta «in termini di 'occasionalità' (dolo d'impeto, non essendo stata mai ipotizzata la premeditazione) dovuta ad una esplosione di ira ricollegabile ad un litigio tra i due coniugi, le cui ragioni fondanti si apprezzano nella conclamata infedeltà coniugale del Parolisi».
 Il verdetto è stato scritto dall'ex pm Anticamorra Raffaello Magi della Prima sezione penale della Suprema Corte.
Le 36 coltellate inflitte –secondo la Corte-  da Salvatore Parolisi alla moglie Melania indicano che si è trattato di un «dolo d'impeto» finalizzato ad uccidere, ma «la mera reiterazione dei colpi (pur consistente) non può essere ritenuta» come aggravante di crudeltà con conseguente aumento di pena. Lo scrive la Cassazione escludendo la crudeltà.
«L'abbandono in stato agonico» della moglie Melania, da parte di Parolisi, «è anch'esso condotta ricompresa nel finalismo omicidiario, non potendo assimilarsi la crudeltà all'assenza di tentativi di soccorso alla vittima (che presuppongono una modifica sostanziale del finalismo che ha generato l'azione)».

RICALCOLO E SCONTO DI PENA
Dalla lettura delle motivazioni, si apprende oggi che il ricalcolo della pena che è stato demandato alla Corte di assise di Appello di Perugia potrebbe anche scendere ulteriormente al ribasso - rispetto ai 30 anni comminati in appello - perché l'esclusione della crudeltà apre la strada alla concessione delle attenuanti generiche finora negate per le "modalità" del delitto e per la mancanza di confessione. Secondo i supremi giudici, l'uccisione di Melania è avvenuta «in termini di 'occasionalità' (dolo d'impeto, non essendo stata mai ipotizzata la premeditazione) dovuta ad una esplosione di ira ricollegabile ad un litigio tra i due coniugi, le cui ragioni fondanti si apprezzano nella conclamata infedeltà coniugale del Parolisi».

LA PICCOLA VITTORIA NON C'ERA
Escluso, per la Cassazione, anche che al delitto possa aver in qualche modo assistito la piccola Vittoria di diciotto mesi, la figlia di Melania e Salvatore, che era in macchina e dormiva, e questo dettaglio ha contribuito a far scemare l'aggravante. Adesso, spiega la Suprema Corte parlando del prossimo appuntamento giudiziario di Parolisi davanti ai magistrati di Perugia che devono rideterminare la sua pena, «il mantenimento (o meno) del diniego delle circostanze attenuanti generiche è compito, in tutta evidenza, del giudice di rinvio, essendo parzialmente mutato il quadro circostanziale» posto a suo carico.
I legali dell'ex militare, infatti, con motivo di ricorso il cui apprezzamento la Cassazione lascia interamente nelle mani della corte umbra, hanno sostenuto che devono essere tenuti in considerazione i «dati positivi» della personalità e della vita condotta da Parolisi prima di uccidere la moglie, e che la «mancanza di confessione» lo ha penalizzato «in contrasto con la logica del diritto penale» che concede di tacere.
Quanto alla genesi di questo delitto, l'uccisione di Melania - ricostruisce la Cassazione - è maturata «in un contesto, ai limiti della dissociazione, che vede Parolisi mantenere con la moglie una piena 'apparenza di normalità' contraddistinta da programmazione del futuro, contatti fisici (pochi giorni prima del delitto), accudimento (prende il giorno di ferie per accompagnare la moglie dal medico) e che dunque gioca sul filo di una costante e pericolosa (anche per le sorti della sua attività di militare) esplosione di 'rabbia'».
 Moti di malessere che - rileva la Cassazione - potevano provenire sia da parte della sua amante, Ludovica P., «scontenta dei ricorrenti rinvii» della sempre annunciata separazione da Melania, sia da parte della moglie «che già aveva avuto modo di constatare l'infedeltà e che teneva il marito sotto 'costante esame' dei suoi comportamenti, con frequenti tensioni».