CRIMINALITA'

Prostituzione 'low cost', fermata a Treviso componente banda

Suoi complici erano stati bloccati in operazione Polizia Pescara

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1420

Muriana e Camerano

Muriana e Camerano

PESCARA. Arrestata dagli agenti della Polizia di Stato a Treviso la donna cinese, Li Rongmei - 52 anni, nata a Shanghai - latitante dallo scorso 16 febbraio.
In quella data in cui era scattata l'operazione della Squadra Mobile della Questura di Pescara che aveva sgominato un'organizzazione, tutta cinese, dedita allo sfruttamento della prostituzione nel pescarese. All'epoca, il Gip del Tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, su richiesta del pm che aveva diretto le indagini, Salvatore Campochiaro, aveva emesso ordinanze di custodia cautelare in carcere per tre uomini e tre donne, tutti di nazionalità cinese e con regolare permesso di soggiorno. Gli inquirenti hanno ricostruito un giro d’affari di almeno 90.000 euro al mese.
Quest'ultima esecuzione di misura cautelare è stata operata dalla Squadra Mobile di Treviso in relazione all'ordinanza del Gip Colantonio.

La donna é accusata di aver fatto parte di una ramificata associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina nei confronti di decine di ragazze cinesi clandestine, e che gestiva almeno tre case di prostituzione, di cui due a Pescara e una a Montesilvano.
Le indagini della Squadra Mobile pescarese, coordinata dal vice Questore Pierfrancesco Muriana, si sono basate su intercettazioni telefoniche, pedinamenti, escussioni testimoniali e, soprattutto, sulla testimonianza di una delle prostitute affrancatasi dal giogo dei suoi sfruttatori. In particolare, secondo gli investigatori, Li Rongmei gestiva l'aspetto logistico dell'associazione in quanto si occupava di stipulare contratti di locazione per gli appartamenti ove si prostituivano le donne ed a volte di pagare i canoni di affitto.

Gli investigatori sono riusciti a scovare i tre appartamenti (tra Pescara e Montesilvano) in cui le ragazze ricevevano i clienti e dove, di tanto in tanto, il capo dell’organizzazione (una donna) o i suoi emissari, si recavano per rifornirle di cibo e tutto il necessario per vivere e lavorare, come salviette e preservativi, ma soprattutto per riscuotere i proventi del meretricio.
Erano i membri dell’organizzazione a tenere i contatti con i clienti e a comunicare il loro arrivo alle prostitute che, di solito, non sapevano neppure parlare l’italiano.
Gli sfruttatori non si facevano scrupolo nel sollecitare le connazionali a soddisfare ogni richiesta dei clienti, anche quando si trattava di concedere rapporti non protetti. Le tariffe poi, come detto particolarmente economiche, partivano da soli 30 euro.