CONTROLLI?

Sanità Abruzzo, ancora spese senza controllo, dati imprecisi, inventari sconosciuti

Scatta la verifica di D’Alfonso sull’amministrazione delle Asl

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Sanità Abruzzo, ancora spese senza controllo, dati imprecisi, inventari sconosciuti





ABRUZZO. Tremano i manager ed i direttori amministrativi delle Asl regionali in vista dell’incontro di domani mattina con Luciano D’Alfonso. La convocazione è per le 9,30 a Pescara ed è arrivata con la stessa lettera con cui il commissario alla sanità ha bloccato tutte le procedure per le spese Asl su “beni e servizi”: si tratta di «vederci chiaro negli appalti, nelle loro estensioni e nelle proroghe» ha detto D’Alfonso e sotto controllo ci sarà anche il pagamento delle fatture senza particolari verifiche.

In sostanza il faccia a faccia di domani mattina servirà a capire se il fiume di denaro  che esce dalle casse della sanità regionale corrisponde a servizi effettivamente resi e verificati o se invece le Asl pagano i fornitori come se si trattasse del canone Tv che si paga anche se la televisione è inutilizzata. Di qui dovrebbe partire un’operazione trasparenza per stanare i comportamenti border line degli uffici amministrativi che le varie ispezioni del Mef alle Asl hanno attenzionato e che la Corte dei conti sta già analizzando con la Guardia di finanza nell’azienda sanitaria di Chieti.
E da questo controllo potrebbe anche emergere che ci sia stato il tacito assenso di qualche dirigente dell’assessorato alla sanità regionale? E’ il sospetto che muove tutti questi controlli, comunque politicamente mirati anche al miglioramento dell’assistenza sanitaria e non solo per il recupero di risorse da destinare ai malati. Infatti – ad esempio – un buon funzionamento degli apparecchi elettromedicali con una manutenzione adeguata e controllata e la verifica del numero preciso delle apparecchiature funzionanti e/o necessarie potrebbero ridurre le liste di attesa. Perché cambia lo scenario conoscere la reale presenza e l’efficienza di questi apparecchi, se sono sufficienti o se esistono solo sulla carta per pagare la loro manutenzione.

ALLARME IN REGIONE PER LA GESTIONE AMMINISTRATIVA DELLE ASL
Il filo conduttore che sembra aver portato D’Alfonso al blocco delle spese per “beni e servizi” è la coincidenza tra l’allarme lanciato da qualche dossier anonimo (ma ben documentato) e la diagnosi impietosa dell’ispettore Mef, la cui relazione spiega in dettaglio il funzionamento della Asl di Chieti: appalti prorogati, irregolarità nell’estensione degli importi aggiudicati e nei sub appalti, alcuni dei quali – per l’uso della manodopera – sono stati segnalati al competente Ufficio territoriale del lavoro. Ricorda infatti l’ispettore che è illegittima ogni proroga dell’affidamento dei servizi che non sia giustificata da cause di forza maggiore e che non sia limitata nel tempo. Cosa che non si verifica certo nelle proroghe pluriennali trovate a Chieti e nell’affidamento ripetuto di alcuni servizi come la manutenzione degli apparecchi elettromedicali, bocciata  anche dal Tar. Ma in questo caso sembra addirittura che qualche funzionario abbia disatteso lo stop del Tar con il pretesto «che non si può interrompere un servizio pubblico».

SENTENZA TAR BYPASSATA DALLA ASL «PER NON INTERROMPERE UN SERVIZIO PUBBLICO»
Questa manutenzione – come si legge nel ricorso al Tar di una ditta concorrente – è stata affidata dalla Asl «senza gara, mediante adesione alla convenzione Consip» (che è la centrale nazionale per gli acquisti della pubblica amministrazione che indica i costi alle Pubbliche amministrazioni). Il canone offerto per aggiudicarsi il servizio è di 2,2 mln/anno, cioè 8,8 mln per quattro anni.
Il quadro riassuntivo spiega che alla Asl di Chieti ci sono apparecchiature che valgono circa 70 mln e su questo valore si applicano le tariffe Consip. Le verifiche della Regione tendono a conoscere se esiste un inventario preciso ed aggiornato da cui desumere i 70 mln del valore totale su cui si calcola in percentuale il canone, che rimane fisso anche se questi “cespiti” ammortizzabili in quattro anni perdono di valore. Ma c’è un altro dubbio: poiché il valore di questi apparecchi comprende anche gli accessori (che sono molti), il costo dell’assistenza li comprende o riguarda solo lo strumento principale? Insomma – a quanto se ne sa - il commissario vuole sapere chi ha fatto le verifiche per il capitolato di appalto e se ci sono controlli sul numero degli addetti ai lavori di manutenzione, che dovrebbe essere adeguato alla consistenza degli apparecchi da manutenere.

SOTTO LA LENTE DEI CONTROLLI LE SPESE A TARIFFA CONSIP
Ma in tutto questo controllo c’è un aspetto “politico” sostanziale che forse interessa ancora di più D’Alfonso, sollecitato dalle aziende locali tenute fuori da queste opportunità di lavoro che valgono centinaia di posti. Infatti in modo più o meno condivisibile, le Asl utilizzano il sistema Consip per giustificare i costi e le procedure. In realtà sia i giudici amministrativi che la stessa GdF hanno chiarito che il prezzo Consip è un tetto di spesa e non un obbligo di adesione senza gara: la spending review infatti significa solo “risparmiare”, per cui ben venga se si può spendere meno, come potrebbero consentire le ditte locali. Il fatto è che per gli appalti della manutenzione alcune Asl utilizzano il sistema “Soa”, cioè l’abilitazione specifica per i lavori ospedalieri, che queste ditte abruzzesi non hanno il che le taglia fuori dalle gare. Di qui le proteste, perché il Codice degli appalti sembra prevedere la Soa solo per i lavori e non per la manutenzione. Se così fosse, le Asl potrebbero effettuare le gare ed accettare anche un’Ati (associazione temporanea di imprese) per far lavorare le ditte locali.

Sebastiano Calella