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Abruzzo Engineering: la giunta D’Alfonso inverte la rotta e punta sul rilancio

Il centro destra di Chiodi aveva deciso di smantellarla, il centrosinistra rischia il tutto per tutto

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Abruzzo Engineering: la giunta D’Alfonso inverte la rotta e punta sul rilancio




ABRUZZO. Una sterzata di 180 gradi, una inversione totale dall’inferno al paradiso, dalla morte imminente alla vita. Se dovesse riuscire “il colpaccio”, la nuova giunta potrà fregiarsi di un trofeo di valore, oltre che una bella manciata di voti duraturi.
D’Alfonso ed i suoi, dunque, scommettono sulla piena ripresa di Abruzzo Engineering, non solo su una salvezza provvisoria e a mozzichi e bocconi, ma un vero e proprio potenziamento con una serie di commesse milionarie ed un piano industriale che promette l’autosufficienza.
Parole, promesse, impegni a viso aperto tutto emerso giovedì scorso durante un lungo incontro tra dipendenti e sindacati al quale ha partecipato anche il vice presidente della giunta, Giovanni Lolli, che sta seguendo la spinosa vicenda.
La giunta Regionale ha inoltre approvato una importante e corposa delibera che dovrebbe delineare il quadro generale entro cui la nuova società dovrebbe muoversi. Una dichiarazione di intenti che dovrà essere messa in pratica.
Soddisfatti e rincuorati per ora i 180 dipendenti che hanno accolto con favore l’apertura di un colloquio con la Regione, cosa che non accadeva da oltre 5 anni da quando cioè nel 2010 l’allora presidente Gianni Chiodi, in uno slancio inusuale e non più ripetuto, decise di mettere in liquidazione la società mista mentre sottotraccia prendevano corpo inchieste giudiziarie che hanno messo non poca paura e che di fatto hanno tenuto lontano certi politici da Abruzzo Engineering.
«Siamo contenti di poter parlare di nuovo con la Regione ma quello che ci sono venuti a dire è molto impegnativo e non è detto che ce la si farà soprattutto nei tempi giusti», hanno commentato alcuni dipendenti.
Già perché la partita non solo è di quelle difficili ma bisognerà vincerla entro il 16 marzo data entro la quale bisognerà avviare e concludere una serie di azioni già programmate.
La prima è un incontro più volte rinviato da parte di Selex Sema che dovrà vendere alla Regione le sue quote ma non c’è ancora un accordo sul prezzo e sulle modalità di pagamento.

I 20 MILIONI CHIESTI ALLA REGIONE
Inoltre non è chiaro come debba poi influire la richiesta di oltre 20mln di euro chiesti nel 2010 alla Regione per commesse non pagate che secondo Chiodi erano frutto di una vera e propria «truffa» ai danni dell’ente pubblico.
Nessun amministratore si è mai più arrischiato su questo terreno né c’è stata disponibilità della Regione a fornire chiarimenti. La questione ora però ritorna d’attualità perché se accordo vi è stato bisognerà controllarne ogni piega per capire in che modo sono state scomputate le presunte «truffe» o le sovrafatturazioni, cose peraltro emerse sia in consiglio regionale che dalle inchieste giudiziarie che hanno lambito la società abruzzese e soprattutto colpito la Selex all’epoca guidata da Sabatino Stornelli.
Proprio Stornelli ha potuto guadagnarsi un importante patteggiamento confessando di aver preso tangenti e collaborando con i magistrati ma nulla è dato sapere se tali pratiche abbiano avuto qualche influenza anche in Abruzzo.
Il secondo passo che la Regione dovrà fare è il passaggio in Consiglio regionale dove l’assemblea sarà chiamata a ratificare il piano industriale ed il nuovo corso della nuova Abruzzo Engineering, società che dovrebbe diventare interamente pubblica e al 100% della Regione per cui saranno possibili gli affidamenti diretti, quelli improvvisamente stoppati nel 2007 dopo una provvedimento dell’ Antitrust che ha interrotto un circolo viziato, innescato dall’allora governatore Del Turco.
L’obiettivo per concludere l’iter è appunto il 16 marzo ma è difficile che si riuscirà in tempo nonostante la “Regione veloce”. L’importante, sottolineano i dipendenti, è concludere tutto prima di maggio quando cesserà la cassa integrazione e i lavoratori potrebbero rimanere senza stipendio.

26 DIPENDENTI AL LAVORO PER IL CRATERE
Intanto da lunedì torneranno a lavoro 26 dipendenti della società mista che si stanno occupando di commesse burocratiche per la ricostruzione post-sisma dell'Aquila e del "cratere".
Questa mattina il titolare ad interim dell'ufficio speciale per la ricostruzione dell'Aquila (Usra), Carlo Pirozzolo, ha firmato il contratto per un mese per questi lavoratori, che rappresentano solo una parte del totale: 110 persone che comprendono i 40 lavoratori impiegati presso il Comune capoluogo, 20 allo stesso Usra, 10 all'ufficio speciale per la ricostruzione del "cratere" (Usrc) e 40 presso la Provincia dell'Aquila. La decisione è stata presa dopo la certificazione che lo stesso Pirozzolo si è fatto rilasciare dalla società sui danni erariali per il Comune dati dal blocco degli uffici, con il conseguente blocco dell'approvazione dei Sal (stati di avanzamento dei lavori) e del rilascio dei Durc (Documento unico di regolarità contributiva) che paralizzavano le attività delle imprese impegnate nella ricostruzione post terremoto.

Alessandro Biancardi

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