AMBIENTE

Trivelle in Croazia, M5S: «Adriatico a rischio, Governo apra contenzioso»

Interrogazione dei pentastellati dopo il via libera sulla costa dalmata

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2676

Trivelle in Croazia, M5S: «Adriatico a rischio, Governo apra contenzioso»

Croazia



ABRUZZO. «Le trivellazioni petrolifere nel mare della Croazia rischiano di metter in pericolo anche l’ecosistema marino italiano e di compromettere irrimediabilmente le attività turistiche su cui si sostengono decine di migliaia di famiglie italiane».
Per questi motivi il Movimento 5 Stelle chiede al Governo italiano di aprire un contezioso con la Repubblica Croata per fermare «lo scempio» del mare Adriatico. La richiesta è stata inserita in una interrogazione firmata dai senatori Gianni Girotto e Gianluca Castaldi e presentata ai ministri per gli Affari esteri e dello Sviluppo economico dopo l'allarme lanciato dalle Associazioni ambientaliste nei giorni scorsi.
Nelle scorse settimane il governo croato ha deciso di affidare in concessione dieci aree del mare Adriatico per l'esplorazione di possibili campi per l'estrazione di gas e petrolio. Il consorzio tra l'americana Marathon Oil e l'austriaca Omv si è aggiudicato sette delle dieci aree concesse. Due licenze sono andate al consorzio tra la società pubblica croata Ina e l'ungherese Mol, una al consorzio tra l'Eni e l'inglese Medoilgas.
A Dubrovnik, Zara, Pola, Fiume e in altre città della costa dalmata, decine di ambientalisti sono scesi in strada negli ultimi giorni per protestare contro il piano del governo per lo sfruttamento delle risorse energetiche dell’Adriatico (gas e petrolio).
Secondo la mappa diffusa dal ministero croato i 29 settori interessati dall’attività petrolifera rasentano tutti i parchi naturali e nazionali della costa croata: l’arcipelago delle Brioni al largo dell’Istria, il Parco naturale di Porto Taier (Telašćica), le celebri Incoronate (Kornati), l’isola di Lagosta (Lastovo) e, appunto, il parco di Mljet.
«Ci sono ormai evidenze scientifiche che le piattaforme a mare rilasciano fluidi di perforazione e scarti metallici, che includono sostanze tossiche, fra cui cromo, mercurio e benzene”, direttamente nelle acque marine. Basterebbe questo per bloccare la follia delle perforazioni nell’Adriatico», denunciano i grillini.
 «Una piattaforma rilascia circa 90.000 tonnellate di materiale di scarto durante l'arco della sua vita temporale – spiegano gli scienziati -, danneggiando la vita marina e la qualità dell'aria Senza contare che il via vai di grandi petroliere in quello specchio d’acqua aumenta il rischio di incidenti ambientali, i cui effetti potrebbero essere irrimediabilmente disastrosi. Ogni anno le grandi petroliere rilasciano nel Mediterraneo 635.000 tonnellate di greggio».
E il Movimento 5 Stelle sottolinea che le correnti finiscono per trasportare inquinanti e rifiuti sulle coste adriatiche. «Segno evidente che le due coste – italiana e croata – sono entrambe coinvolte.
In questo modo la flotta peschereccia italiana e le attività turistiche del nostro Paese rischiano di pagare il prezzo degli interessi della Croazia, il cui mare viene trasformato in un gigantesco campo di petrolio. Per cui  chiediamo al Governo di verificare la compatibilità delle attività in corso e di attivare una stretta interlocuzione con il governo croato, che ha suddiviso il 90% del proprio specchio acqueo in 29 aree di estrazione petrolifera».