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Fondovalle Sangro: «secondo lotto in piena area a rischio frana elevato»

Nel progetto dell’Anas strafalcioni ed errori grossolani

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Fondovalle Sangro: «secondo lotto in piena area a rischio frana elevato»

In rosso il tracciato scelto da Anas

ABRUZZO. Il Comitato Via della Regione Abruzzo nei giorni scorsi ha dato parere favorevole al completamento della Fondovalle Sangro.
All'unanimità il Comitato ha espresso la non assoggettabilità alla valutazione ambientale con prescrizioni puntuali e particolare riferimento alla valorizzazione delle esigenze di tutela dell'habitat fluviale.
L’opera da 120 milioni di euro si avvia dunque verso l’affidamento dei lavori ma non mancano contestazioni, come quella di Augusto De Sanctis della Stazione Ornitologica abruzzese che domanda: «chi spenderebbe 120 milioni di euro per realizzare una strada in un'area franosa?»
Già, perché l’Anas e, ora, anche il Comitato Valutazione di Impatto Ambientale, tra le cinque opzioni di tracciato, ha scelto quella in aree a rischio frana maggiore.
La mappa tratta dagli elaborati presentati al Via, sottolinea De Sanctis, parla da sola: «in arancione ci sono le aree a rischio frana molto elevato, in giallo le aree a rischio elevato, in verde quelle a rischio moderato. Ci sono 5 soluzioni possibili, l’Anas si lancia sulla linea rossa, che viene approvata dal Comitato. Quella che attraversa le aree a maggior rischio».

Il secondo lotto della Fondovalle Sangro, un'opera attesa da decenni, costerebbe 120 milioni di euro, più di 22 milioni di euro a chilometro. «Il primo lotto, la variante di Quadri, di soli 2 km», ricorda De Sanctis, «seppur costata decine di milioni di euro, è stato realizzato dall'Anas in una decina di anni, a furia di costose interruzioni derivanti proprio dalla presenza di una frana che all'ultimo minuto ha pure fatto rinviare l'inaugurazione».
In queste settimane, proprio nella provincia di Chieti, è franata anche la circonvallazione tra Fara S. Martino-Corpi Santi costata 10 milioni di euro e realizzata proprio in aree a rischio frana elevato o molto elevato su cui, come dichiarato da un ex sindaco, forse non sarebbe stato il caso di costruire.
«In un paese civile», insiste De Sanctis, «il dibattito pubblico, viste le criticità e l'onere della spesa, sarebbe accesissimo sui contenuti progettuali, sulla qualità degli elaborati presentati da Anas e sulle diverse opzioni. La Valutazione di Impatto Ambientale, che ha tempi certi stabiliti dalla legge, servirebbe proprio a questo. Purtroppo il Comitato VIA ha preferito stabilire la “non assoggettabilità” alla procedura. L'Anas in sede di comitato ha chiesto di non fare la procedura di V.I.A. per evitare “ulteriori ritardi”. Detto proprio da chi ha sul groppone quello che è accaduto sul primo lotto non ci appare proprio rassicurante».

IL FATTORE AMBIENTE
Ma più che sul rischio frane in questi giorni su questa infrastruttura il dibattito appare invece più spostato sulla questione dell'interazione tra opera e presenza della Lontra.
Inoltre nei documenti ufficiali, sulla parte faunistica gli ambientalisti hanno trovato una lunga serie di strafalcioni, riconosciuti in sede di Comitato dalla stessa Anas che si è impegnata a correggerli negli elaborati, «come se fosse un mero problema di ortografia e sintassi».
«Quando li ho letti», spiega De Sanctis, «non sapevo se ridere o piangere. Errori e strafalcioni, nomi di piante ed animali sbagliati, copia-incolla evidente. Il “Tichodroma muraria” messo negli ambienti agricoli tra fagioli e fave. Peccato che si tratti del picchio muraiolo, specie che vive nelle gole rocciose della Majella. Probabilmente non si sono accorti del problema perché hanno copiato solo i nomi latini e li hanno messi a casaccio. Il nome latino dell’Averla piccola, Lanius collurio, specie tutelata a livello comunitario, è stato storpiato più volte in “collirio“; i nomi di altre specie che dovrebbero essere presentati con il binomio latino, introdotto da Linneo 300 anni fa, “dimezzati” come nel caso di “Hortulana” e “Apus“. In un paese civile», sottolinea De Sanctis, «cadrebbe qualche testa per tale approssimazione e superficialità, considerata proprio l'importanza dell'intervento».

ALTRI STRAFALCIONI
Ma negli elaborati gli ambientalisti hanno trovato anche altri strafalcioni: nello stesso progetto ci sono infatti stime di fabbisogno di materiali da costruzione differenti del 25%, cioè in una pagina di parla di 280.000 mc e dall'altra 210.000 mc. Settantamila metri cubi di differenza sono pochi?
«Che direste», fa notare De Sanctis, «se per la ristrutturazione di casa il progettista vi presentasse un progetto in cui da una parte si scrive che bisogna realizzare 100 pilastri portanti e dall'altra 125? Vi fidereste? Sareste tranquilli sul futuro di una strada a rischio frana se in sede di comitato, l'istruttore fa mettere a verbale che nello studio ci sarebbe un lungo elenco di, testuale, “carenze progettuali”?»
«Qui non è questione di ambientalismo, di Lontra sì o di Lontra no, di chi parteggia per l'ambiente o chi per l'asfalto», assicurano gli ambientalisti. «Sarebbe un bel segnale discutere, documenti alla mano e in tempi certi, di spesa efficiente ed efficace del denaro pubblico, di qualità della progettazione, di scelta consapevole tra diverse opzioni».

IL PROGETTO
Il progetto prevede l'ubicazione della nuova infrastruttura stradale in affiancamento, lato monte, alla sede ferroviaria. Una soluzione che si sviluppa per 5 chilometri e 400 metri e che consentirà di salvaguardare il sedime ferroviario esistente.
Questa soluzione, partendo dal viadotto esistente nei pressi dello svincolo per l'abitato di Santangelo del Pesco, termina in corrispondenza dello svincolo appena ultimato di Quadri.
Le opere d'arte principali previste sono una galleria naturale di 105 metri, una galleria artificiale di 160 metri e tre viadotti di 1050 metri.
a.l.