REGOLE-TEGOLE

Sanità. Arriva la cura dimagrante choc per gli ospedali

Il decreto Lorenzin fissa i bacini di utenza e dimezza le sedi

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Sanità. Arriva la cura dimagrante choc per gli ospedali

Lorenzin a Chieti




ABRUZZO. Il nuovo decreto Lorenzin sulla riorganizzazione degli ospedali sta per abbattersi sulla rete ospedaliera abruzzese. Dopo qualche piccola modifica rispetto al testo originario, vengono dettate definitivamente le norme da attuare (dal 2015 al 2017) per riformulare tutta la rete ospedaliera italiana. Il decreto, che già PrimaDaNoi.it aveva anticipato è stato infatti riveduto e corretto su alcuni aspetti dopo un primo blocco del Consiglio di Stato e sta per uscire in Gazzetta ufficiale. Nel nuovo testo però sono state apportate correzioni del tutto secondarie rispetto al criterio fondamentale che è quello del rapporto tra bacino di utenza e necessità di un ospedale.
Potranno sopravvivere solo l’ospedale di base (bacino di utenza da 80 a 150 mila abitanti), quello di 1° livello (bacino da 150 mila a 300 mila abitanti) ed un terzo tipo di ospedale di 2° livello per 600 mila/1,2 mln di cittadini. Fatti i conti, in Abruzzo potranno forse restare solo due ospedali di secondo livello, un altro paio di primo livello e uno o due ospedali di base, meno della metà di quelli oggi esistenti.

Altro che difesa dei piccoli ospedali o di qualche Punto nascita. O di fine imminente del Commissariamento, che invece si annuncia molto più lungo del previsto, visto l’arrivo  di questo decreto. L’impressione è che il commissario Luciano D’Alfonso e l’assessore Silvio Paolucci possono mettersi l’animo in pace.
Da una parte si allungano i tempi per sanare le inadempienze della gestione Chiodi sul Piano di rientro concordato con il Mef (come si legge nei verbali del Tavolo di monitoraggio romano), dall’altra arrivano nuove regole, meglio sarebbe definirle nuove tegole, sulla sanità abruzzese.
A settembre la Cisl Fp aveva lanciato l’allarme proprio su questa prevista riduzione dei presidi ospedalieri, paventando anche una riduzione dei posti di lavoro.

Ma la politica distratta aveva continuato a bisticciare su aspetti campanilistici, senza tener conto di questa bufera già prevista che si stava per abbattere sulla sanità e senza aggiornarsi sui documenti ufficiali intanto predisposti.
Ed è facile prevedere come  in Consiglio regionale ed in qualche Comune saranno alzate le solite barricate senza entrare nel merito dei contenuti tecnici del decreto.

MENO OSPEDALIZZAZIONE, POSTI LETTO OCCUPATI AL 90%, RETE INFARTO, TRAUMI E ICTUS  
Sarebbe però riduttivo parlare di questo schema di riorganizzazione soffermandosi solo sugli aspetti numerici degli ospedali che sopravviveranno o sulla riduzione che si abbatterà anche sulle case di cura private che dovranno avere almeno 60 posti letto, salvo che si tratti di cliniche monospecialistiche.
In effetti sono altri i numeri ed i criteri da conoscere.
Se sui posti letto (il 3,7 per mille, di cui il 3 per mille per gli acuti e lo 0,7 per la lungodegenza e la riabilitazione) ci siamo, perché questo è forse è l’unico parametro che Chiodi è riuscito ad attuare, si deve tener conto che il tasso di ospedalizzazione richiesto è del 160 per mille, con una degenza media di 7 giorni e del tasso di occupazione dei letti tendenzialmente vicino al 90%. Tutti traguardi che sono ancora lontani da raggiungere.
Intanto però dovrebbero essere avviate le grandi reti assistenziali “Infarto, Traumi e Ictus” e dovrebbe partire un compiuto sistema di soccorso con un Piano di emergenza urgenza serio, che non venga scambiato con l’affidamento del servizio alla Croce Rossa. Si tratta infatti di realizzare Dea (dipartimenti di emergenza ed accettazione) di 1° e 2° livello gestiti direttamente dalle Asl.

LE NOVITÀ PER UN’ASSISTENZA SEMPRE PIÙ TERRITORIALE
A ben leggere, tutti questi provvedimenti non dovrebbero essere considerati nuovi, almeno in Abruzzo, dove il sub commissario Giovanna Baraldi ed il suo successore Giuseppe Zuccatelli da anni stanno approntando queste linee di intervento, incontrando difficoltà di ogni tipo. Insomma quasi un’occasione mancata per l’Abruzzo che poteva trovarsi già in regola se solo avesse seguito con fiducia, meno campanilismi e meno clientelismi il corso inevitabile della riforma sanitaria. In sostanza i nuovi ospedali dovranno possedere reparti e servizi progressivamente più specializzati e Pronto soccorso di vari livelli e funzionalità, previsto anche per le zone particolarmente disagiate.
Novità assoluta saranno gli ospedali di comunità da 15-20 pl e gestiti da infermieri. Da sottolineare l’impulso che sarà dato alle associazioni di vario tipo di medici e specialisti per assicurare una reale territorializzazione dell’assistenza sanitaria e la continuità assistenziale ospedale-territorio dopo le dimissioni di un paziente. Infine un aspetto molto importante per i medici: sono indicate soglie minime di efficienza e produttività, sotto le quali quel reparto o quell’ospedale potranno essere cancellati.

Sebastiano Calella