Denuncia della Ud’A. Il direttore del Cesi:«Farmaco bocciato per colpa del produttore»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Resta un mistero la denuncia per tentata estorsione presentata dalla d’Annunzio alla Procura di Chieti contro Tullio Faiella, imprenditore farmaceutico.

Tutto è stato originato dalla sua richiesta di riavere dall’Università i soldi spesi per la sperimentazione di un suo farmaco nei laboratori della Fondazione d’Annunzio: infatti l’Aifa (Agenzia italiana per il farmaco) lo ha bocciato al momento della commercializzazione. PrimaDaNoi.it ha ricostruito i vari aspetti della vicenda, attraverso alcuni documenti, un’intervista con lo stesso imprenditore denunciato e la ricostruzione dei meccanismi delle sperimentazioni.

E’ mancata finora la voce del rettore e della Fondazione da lui presieduta. Comunque a difendere la posizione del Cesi, il centro per l’invecchiamento che fa capo alla Fondazione dell’Università, scende in campo il professor Andrea Mezzetti, che è il direttore del Centro di ricerca clinica dove si effettua la sperimentazione dei farmaci, tra cui quello della ricerca bocciata.

Si trattava di una preparazione generica di Fluconazolo (un antimicotico molto usato) di cui il Cesi doveva certificare la bio-equivalenza: in pratica si doveva dimostrare che questo farmaco generico era perfettamente sovrapponibile a quello brevettato, sia come efficacia che come possibili effetti secondari. Dopo la bocciatura, preannunciata dall’Aifa il 19 gennaio e poi comunicata il 25 marzo scorsi, Faiella si è presentato dal rettore Franco Cuccurullo per richiedere i soldi spesi: «nel decreto negativo, l’Aifa fa riferimento ai mancati requisiti dei laboratori Cesi – ha detto Faiella al rettore – perciò io rivoglio i miei soldi, tutti i soldi che ho speso per il contratto con la Fondazione, per le società di consulenza che mi sono state presentate, per le tasse, le spese, l’assicurazione ecc. Il mio contratto è firmato da Cuccurullo, Andrea Mezzetti e Stefano Martinotti. E tutti e tre non potevate non sapere che l’Aifa aveva già espresso valutazioni negative sullo stato dei laboratori».

LE TAPPE DELLA SPERIMENTAZIONE

«Non è così – spiega netto Andrea Mezzetti – e mi spiace di essere coinvolto in una vicenda in cui le mie responsabilità sono pari allo zero, così come quelle del rettore. Noi due firmiamo i contratti solo per la qualifica e la funzione che rivestiamo: la sperimentazione vera e propria e tutto l’andamento della pratica sono di competenza specifica di chi propone il farmaco da studiare, chiamato sponsor, e del responsabile della ricerca, cioè il principal investigator. E non dico questo per scaricare il problema sul collega o in generale su altri. Se infatti la ricerca non è andata a buon fine, le motivazioni si possono leggere nei documenti ufficiali Aifa: esse sono riconducibili soprattutto allo sponsor in questione, che io tra l’altro ho visto si e no un paio di volte».

Secondo Faiella, il Cesi non ha tutti i requisiti in regola per la sperimentazione, per cui la bocciatura dipende da voi.

«Lo dice appunto Faiella, ma non è così. Ho già detto che sulle sue responsabilità l’Aifa è molto precisa. Aggiungo che fin dal contratto da lui firmato ci sono impegni che non ha rispettato e che sono stati la causa della bocciatura – continua Mezzetti – per esempio non ha nominato un suo responsabile scientifico della ricerca. Senza dire che non ha accertato, come previsto, l’idoneità delle strutture dove si sperimentava il suo farmaco e non ha effettuato controlli attraverso i suoi consulenti. Tutte cose scritte in chiaro, volute dalla legge e mai rispettate. Nei report che affiancano la ricerca e che sono compilati a sua cura mancano documenti importanti, come ad esempio le autorizzazioni per l’azienda che ha preparato il lotto sperimentale del medicinale. Lo dice l’Aifa, non io. E questo è noto a Faiella».

La vicenda è iniziata nel 2006, ma è esplosa nel 2011. Come si spiega?

«Sì, il contratto è dell’8 maggio 2006 – spiega Mezzetti – poi la ricerca si è sviluppata nel 2007 nei laboratori del Cesi, a fine 2009 c’è stata un’ispezione Aifa. Il preannuncio della bocciatura è avvenuto a gennaio scorso, con la comunicazione del no a fine marzo 2011. Io ho saputo della denuncia del rettore solo dopo alcuni giorni – conclude un pò amareggiato il professor Mezzetti – se fossi stato informato avrei dato qualche spiegazione in più. Ma se c’è stato un esposto ci saranno stati buoni motivi per farlo. In realtà l’Aifa in questi anni ha approvato moltissime sperimentazioni, quindi vuol dire che i laboratori funzionano bene. Potrebbe essere capitato, sul versante delle eventuali responsabilità che vengono attribuite al Cesi, che nel 2007 i laboratori si stavano adeguando ad una serie di prescrizioni, ma questo non ha impedito che altre sperimentazioni – ben fornite di documentazione e di requisiti soggettivi dello sponsor – siano state approvate. Mi sembra tutto un polverone infondato».

SULLO SFONDO FORSE LO SCONTRO TRA CUCCURULLO ED IL RETTORE DELLA SAPIENZA A ROMA

Perché dunque resta il mistero? Perché diversi aspetti della vicenda non “quadrano”. Soprattutto è strano il fatto che la normale bocciatura di un farmaco sia andata a finire in uno scontro di natura penale invece che in una causa civile, con l’usuale richiesta di risarcimento danni (come ce ne sono altre dello stesso tipo sempre alla d’Annunzio). La reazione del rettore rispetto ad una richiesta, magari vivace, di riavere i soldi ha prodotto una denuncia alla Procura che può avere conseguenze inaspetatte.

La tensione molto acuta che vive Cuccurullo dopo le contestazioni interne per la sua gestione della Fondazione, forse, ha amplificato il timore che la ricostruzione di Faiella potesse far balenare chissà quali meccanismi di corruzione, come tangenti mascherate nelle spese complessive della sperimentazione (l’imprenditore sostiene infatti che il costo della ricerca è molto basso) o come spese di “rappresentanza” inserite secondo l’esposto-denuncia nella richiesta di risarcimento. Ma il mistero resta perché l’imprenditore denunciato non è certo uno sprovveduto ed è stato anche protagonista di inchieste giudiziarie proprio sui farmaci. Quindi sa bene che l’Aifa boccia la sperimentazione del suo farmaco anche per alcune sue inadempienze non secondarie.

«E poi, ammesso che ci sia stata – ha spiegato Faiella – non mi sembra che si possa tentare un’estorsione con le fatture ed i documenti». Inoltre parte dei soldi sono pure stati restituiti a Faiella dalla società di consulenza che gli era stata presentata.

E allora? Gli addetti ai lavori tentano a mezza voce “l’interpretazione autentica”: o Faiella è la punta di un iceberg e l’inchiesta potrebbe riservare sorprese oppure sullo sfondo c’è uno scontro precedente - sempre per una ricerca al Cesi - tra lo stesso Cuccurullo e Stefano Martinotti, allievo del potentissimo Luigi Frati, rettore alla Sapienza e dominus incontrastato della Medicina romana e non solo.

Sebastiano Calella  12/04/2011 8.45