LA SENTENZA

Terremoto: crollo con 17 morti, un anno e undici mesi di reclusione per De Angelis

Nel palazzo di via Rossi morirono in 17

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Terremoto: crollo con 17 morti, un anno e undici mesi di reclusione per De Angelis

L'AQUILA. La Corte di Appello dell'Aquila, riformulando la sentenza di primo grado a tre anni di reclusione, inflitta nell'ottobre di tre anni fa dal Tribunale dell'Aquila, ha condannato stamane ad un anno e undici mesi di reclusione, pena sospesa, Diego De Angelis, nell'ambito del crollo dell'edificio di via Generale Francesco Rossi all'Aquila.
In quel palazzo nella notte del 5 aprile sono morte 17 persone.
Nell'ambito dello stesso processo in primo grado erano stati assolti con formula piena il fratello Davide De Angelis ed Angelo Esposito, esecutori delle opere edili sul tetto dell'edificio.
L'ingegnere aquilano era accusato di omicidio colposo, lesioni e disastro colposo e la Procura aveva chiesto la condanna a quattro anni di reclusione. Diego De Angelis fu direttore dei lavori e amministratore del condominio. Il procuratore generale, Salvatore Sgambati nella precedente udienza, aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado per l'imputato che nel crollo della palazzina in cui dimorava con la propria famiglia, aveva perso la vita uno dei tre figli. Lo stesso imputato, salvo per miracolo, aveva riportato gravi lesioni mentre la figlia Jenny (26 anni), era deceduta.
«L'importanza di questo processo è culturale», disse il pm Fabio Picuti in aula durante l'ultima arringa del processo di primo grado. «De Angelis è stato onestissimo, per lui ho la più grande ammirazione. Gli volevo suggerire la risposta durante il suo interrogatorio - ha ammesso il pm in aula - dimmi che hai fatto la verifica strutturale e non l'hai depositata. Oppure dimmi che non l'abbiamo saputo trovare. Se mi avesse risposto così signor giudice le assicuro che avrei chiesto l'assoluzione, ma De Angelis non se l'è sentita di mentire. E io l'ammiro. Però dicendo la verità ha dato la piena validità del capo d'imputazione».