LE RAGIONI DI TERNA

Pescara. Cavo Terna, la società cerca di scacciare i timori dei comitati

«Nessun rischio, zero emissioni e controlli serrati»

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Pescara. Cavo Terna, la società cerca di scacciare i timori dei comitati

Una sezione del cavo


PESCARA. Nei giorni scorsi la società Terna ha incontrato i cittadini per chiarire gli aspetti del progetto Italia-Montenegro.
Non sono mancate contestazioni ma la multinazionale va avanti per la propria strada, forte dell’autorizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico del luglio 2011.
La società, attraverso schede tecniche e pannelli, ha chiarito tutti gli aspetti dell’opera, rispedendo al mittente le paure e le contestazioni dei comitati che dicono no all’opera.
Innanzitutto è stato chiarito un punto centrale: «zero emissioni e zero inquinamento» in quanto il collegamento Italia-Montenegro sarà in corrente continua: «la corrente continua produce un campo elettrico e magnetico “statico”, praticamente pari a quello generato dalla terra. Questo significa che non ci sono pericoli di nessun genere per gli abitanti. Il campo elettrico esterno al cavo è nullo in quanto la guaina metallica del cavo è connessa direttamente a terra».

IL PROGETTO SUL TERRITORIO ITALIANO
L’elettrodotto è lungo complessivamente 420 km che si svilupperanno per circa 390 km in cavo sottomarino, per 15 km in cavo interrato in Abruzzo (nei Comuni di Pescara, San Giovanni Teatino, Spoltore e Cepagatti) e per la restante parte in territorio montenegrino.
L’approdo di Pescara, ha ricordato la società, è stato suggerito dal Comune di Pescara, approvato dalla Regione Abruzzo, condiviso da Terna per la sua vicinanza alla Stazione Elettrica di Villanova e successivamente autorizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente.
«La scelta», ha spiegato la società, «è dettata dall’esigenza di inserire il nuovo collegamento in un nodo della rete non congestionato e con forti possibilità di smistamento dell’energia importata verso le aree di “carico” dell’Abruzzo e, secondariamente, nel centro Italia».

IL TRACCIATO MARINO
I due cavi, del diametro circa di 15 cm ciascuno, arriveranno fino alla profondità di posa di circa 1200 metri e verranno protetti, laddove possibile, fino alla batimetrica in cui vengono riscontrate attività di pesca.
I cavi grazie alla loro flessibilità possono seguire delle rotte il cui minimo raggio di curvatura è di 6 metri.

LA BALNEAZIONE E LA PESCA
Il cavo sottomarino sarà posizionato a circa 3 metri di profondità in corrispondenza della battigia e proseguirà fino a 5 metri di profondità nel mare per oltre 500 metri, ben oltre la scogliera flangiflutto. Nell’area non è previsto nessun divieto di balneazione e dunque «non ci sarà nessun pericolo per i bagnanti», sottolinea la società.
Le attività di pesca saranno regolate come in casi analoghi, prevedendo una limitata fascia di rispetto per ragioni di sicurezza.

L’APPRODO A FOSSO VALLELUNGA
Attraverso una macchina con perforazione teleguidata si procederà all’inserimento di tubi contenitori che vengono spinti dalla battigia a una profondità di circa 4-5 metri verso il mare per una lunghezza di circa 500 metri, ben oltre la scogliera flangiflutto.
La nave di appoggio, con il supporto di imbarcazioni e di personale subacqueo, rilascerà il cavo che sarà inserito nei tubi contenitori predisposti preventivamente.
«Lo stato dei luoghi non sarà per nulla intaccato dal punto di vista ambientale», sottolinea Terna: «non ci saranno tracce dell’opera e non ci saranno divieti alla balneazione, come evidenziato da analoghe opere di approdo realizzate da Terna Rete Italia in Sardegna (S. Teresa di Gallura), in Corsica (Bonifacio), Calabria (Scilla) e Campania (Capri), di forte valenza ambientale e turistica».

IL MONITORAGGIO DELLE OPERE
Terna Rete Italia inoltre dovrà far elaborare e attuare da un istituto scientifico pubblico o universitario un piano di monitoraggio ambientale nell’area interessata dalla posa dei cavi. Il monitoraggio servirà per controllare gli ecosistemi marini circostanti, evidenziando qualsiasi eventuale situazione di stress o impatto ambientale.
I controlli saranno continuativi nella fase di posa del cavo nel tratto marino e dovranno avere una cadenza minima quadrimestrale nella fase successiva, per almeno 24 mesi dalla data di ultimazione dei lavori.
Sono previsti prelievi di campioni d’acqua per l’analisi della concentrazione dei nutrienti e la misurazione in campo della temperatura, conducibilità, salinità, densità, pH, trasmittanza, fluorescenza della clorofilla, ossigeno disciolto, PAR.
L’area interessata verrà monitorata qualitativamente anche attraverso l’osservazione di descrittori fisici e fisiografici e riprese filmate mediante operatore subacqueo o R.O.V le riprese verranno effettuate lungo i tracciati dei cavi e in prossimità delle stazioni di campionamento.
Durante la fase di monitoraggio da eseguire al termine delle attività di posa è prevista l’esecuzione di rilievi geofisici mediante Side Scan Sonar e Multibeam, per una caratterizzazione morfologica e batimetrica del fondale marino antistante gli approdi.

GLI ASPETTI ACUSTICI
«Gli elettrodotti in cavo interrato non costituiscono fonte di rumore», ha precisato ancora Terna.
Nella stazione elettrica sarà presente esclusivamente macchinario statico «che costituisce una modesta sorgente di rumore». Pertanto il rumore sarà prodotto dalle sole unità di trasformazione con i relativi impianti ausiliari (raffreddamento). «I trasformatori saranno di nuova generazione a bassa emissione acustica. Tali unità saranno realizzate secondo specifiche Terna che impongono minore emissione di rumore rispetto a quanto consentito in termini di legge».

PERCHE’ PESCARA E NON FOGGIA?

Guardando la cartina geografica emerge che sarebbe stato più logico (e con un percorso più breve) far approdare il cavo dal Montenegro a Foggia e non a Pescara. Con l’opzione scelta, infatti, il percorso è diventato più lungo.

Ma la società spiega: «in fase di pianificazione elettrica si analizzano diverse soluzioni. Un approdo in Puglia risulta infattibile e inutile perché i carichi (consumi) e i deficit di energia non sono al Sud ma al Centro e quindi lontani dal nodo di Foggia. Inoltre per portare questa energia dal nodo di Foggia verso il Centro Italia bisogna utilizzare le dorsali elettriche adriatiche. E poi da Foggia verso il Centro c’è una sola dorsale a 380 kV che è già satura (si pensi a tutto il termoelettrico pugliese e della Calabria, nonché alle rinnovabili sviluppatesi in Puglia che non si riescono a portare al Centro) e rappresenta una sezione critica per il sistema elettrico nazionale, tanto da essere in costruzione una nuova dorsale elettrica a 380 kV proprio da Foggia a Villanova, il cui tratto da Gissi a Villanova è ora in realizzazione e quello da Foggia a Gissi in fase autorizzativa».

LE TAPPE DELL’OPERA
2 dicembre 2009: Terna ha presentato istanza di autorizzazione per il nuovo collegamento Italia-Montenegro e per le relative opere accessorie acquisita dal Ministero dello Sviluppo Economico il 7 dicembre 2009.
12 gennaio 2010: il Ministero per lo Sviluppo Economico, a seguito della verifica della presenza dei requisiti tecnici ed amministrativi per l’ammissibilità dell’istanza ha comunicato l’avvio del procedimento
29 aprile 2010: su richiesta della Regione Abruzzo, nel corso della Conferenza di Servizi è stato attivato un Tavolo Tecnico al fine di concertare con gli enti locali le ottimizzazioni del progetto: è stata considerata la possibilità di realizzare una variante dell’elettrodotto in progetto, in affiancamento alla Circonvallazione di Pescara (ex SS 16), per la tratta iniziale del collegamento, all’interno del territorio comunale di Pescara;
17 luglio 2010: Terna, in seno al procedimento di iter autorizzativo per l’intervento, ha trasmesso ai Ministeri autorizzanti il progetto modificato dei cavi interrati ricadenti nel territorio comunale di Pescara;
22 novembre 2010: Terna, la Regione Abruzzo e i Comuni di Pescara, Cepagatti e S. Giovanni Teatino hanno stipulato un Protocollo di Intesa per l’intervento, attraverso il quale condividere la localizzazione dell’intervento così come presentato in iter autorizzativo, integrato con la variante;
26 novembre 2010: terza riunione conclusiva Conferenza di Servizi (in capo al Ministero dello Sviluppo Economico), con acquisizione completa di tutti i pareri, assensi e nulla osta;
28 luglio 2011: il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, attraverso Decreto, ha rilasciato autorizzazione alla Società Terna per la costruzione ed esercizio dell’intervento.