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Elettrodotto e cavo dal Montenegro: all’open day Terna e comitati si guardano negli occhi

Flash mob con 'elettrodotto umano' e presidio contro-informativo

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Elettrodotto e cavo dal Montenegro: all’open day Terna e comitati si guardano negli occhi




PESCARA.   All’interno pannelli, descrizioni, opuscoli, video e personale impegnato a rispondere ai curiosi visitatori che facevano domande. Fuori un gruppo di manifestanti che da molti mesi si oppone alle due opere del cavo dal Montenegro e dell’elettrodotto Villanova-Gissi denunciando l’illegittimità della procedura.
Verso le 18 il gruppo dei contestatori si è rinfoltito e la protesta è diventata animata e rumorosa.
All’ 'open day' di Terna che costruisce le due opere è stato opposto il flash mob dei comitati.
Gli ambientalisti hanno promosso un presidio davanti all'Auditorium Flaiano di Pescara, al cui interno era in corso l'iniziativa di Terna. Oltre al presidio, definito 'contro-informativo', i comitati hanno dato vita ad un flash mob: un lungo nastro rosso, con la scritta 'attenzione cavo elettrico', sorretto da tante persone che rappresentavano i piloni dell'elettrodotto.
Il flash mob si è concluso all'interno dell'auditorium, tra slogan e cori contro Terna, organizzatrice di un open day finalizzato ad illustrare ai cittadini le caratteristiche dell'elettrodotto Montenegro-Italia.
Presenti all'iniziativa, oltre ai tanti cittadini contrari all'infrastruttura Villanova-Gissi, i deputati abruzzesi Gianluca Vacca e Daniele Del Grosso (M5s), il consigliere regionale Domenico Pettinari (M5s), il gruppo grillino al Comune di Pescara e rappresentanti dei Comuni di Lanciano e San Giovanni Teatino (Chieti) in fascia tricolore.
«È l'unica risposta possibile all'iniziativa di un'azienda che ha già avviato i suoi cantieri sul territorio - hanno detto i manifestanti - Che dialogo può esserci quando tutto è stato già deciso in altri luoghi lontani da qualsiasi forma di democrazia matura e trasparenza? Abbiamo dimostrato con i fatti che negli altri paesi europei il dibattito sulle opere si fa prima, mostrando tutte le carte e non semplici comunicati».
È facile protestare - ha detto il responsabile autorizzazioni e concertazione di Terna , Adel Motawi - arrivando alla fine di un lungo percorso caratterizzato da tanti incontri e da un dialogo tra le amministrazioni locali e Abruzzo Energia. Ci siamo mossi nel pieno rispetto della normativa e non c'è stato nessun abuso di potere. Solo laddove non si è raggiunto un accordo bonario abbiamo proceduto con l'esproprio coattivo. Abbiamo la forza per andare avanti, ma non la esercitiamo perché vogliamo evitare lo scontro e quindi scegliamo la via pacifica».
 Terna e i comitati cittadini hanno discusso dell'ipotesi di organizzare un nuovo open day dedicato all'elettrodotto Villanova-Gissi; una possibile data è il 20 febbraio. Per quanto riguarda i cantieri allagati nelle scorse settimane a causa dell'esondazione del fiume Pescara, la società ha spiegato che si tratta di situazioni «ordinarie» e che molti interventi vengono portati avanti perfino in «lagune e risaie».
 Soddisfazione è stata espressa dalla società per l'ampia partecipazione di «cittadini all'iniziativa odierna».
Se da una parte viene dichiarata l’apertura di un dialogo sicuramente tardivo, dall’altra la protesta sembra non riuscire a sfruttare questa apertura per riuscire ad ottenere nuove informazioni che possano aiutare l’opinione pubblica a saperne di più, a rinforzare certezze e a dissipare qualche dubbio.
Il perito tecnico Antonio Di Pasquale, tra l’altro firmatario di decine di esposti finiti anche alla procura di Pescara che ha aperto una inchiesta, ha posto le sue 16 domande che attendono risposte.

Molte altre sono state infilate in una apposita urna presente ieri nei locali dell’Auditorium D’Annunzio.
La buona iniziativa di “apertura” però prova inevitabilmente e in maniera definitiva come tutta la vicenda comunicativa, di concertazione ed informazione dei due mega progetti sia stata fortemente carente e gestita male dall’inizio dando l’impressione ai cittadini della “provincia italiana” (l’Abruzzo) di essere trattati come sudditi e di vedersi piombare addosso un’opera che non hanno scelto.
 D’altro canto Terna non si è mai dimostrata sensibile verso le istanze dei territori arrivando ad un facile muro contro muro che non ha migliorato l’immagine del colosso energetico. La vicenda del Cavo inoltre è sovranazionale e anche fuori dell’Abruzzo le ombre pesanti diventano macigni che pesano e nessuno ha mai contribuito a fugare  dubbi e a fornire qualche certezza né governi né procure che pure hanno aperto numerosi procedimenti.
 E se è vero che la “concertazione sull’opera” è stata fatta anni fa è anche vero che forse anche quella non è stata gestita al meglio, carte, documenti, accessi non sono mai stati agevoli o veramente a disposizione anche per il fatto che le stesse amministrazioni locali non ne avevano molte.
A tutto questo si deve aggiungere una certa rigidità dei comitati più rivolti allo scontro che al dialogo costruttivo tanto che la stessa Terna è riuscita a dire che «mai i comitati ci hanno chiesto un incontro o hanno cercato un dialogo con noi». E dietro lo scontro ambientalista qualche volta di troppo ci sono ombre di strumentalizzazioni di vario genere e mire politiche.
Ma anche quelle sono cose “normali”.