LA MANIFESTAZIONE

Cento allevatori abruzzesi per la maxi mungitura in piazza a difesa del latte

«Contro il “furto” della giuncata e della scamorza abruzzese»

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Cento allevatori abruzzesi per la maxi mungitura in piazza a difesa del latte

ROMA. Erano oltre cento gli allevatori abruzzesi provenienti dalle quattro province che questa mattina, in rappresentanza della zootecnia da latte regionale, sono partiti all’alba per partecipare ad “Una giornata da allevatore”, l’iniziativa promossa da Coldiretti in piazza del Campidoglio per salvare il latte made in Italy in vista dello storico addio al regime quote latte. Una manifestazione nazionale a cui l’Abruzzo, con una delegazione di allevatori, ha voluto partecipare per rivendicare gli obiettivi nazionali della mobilitazione.
Tra questi: indicazione obbligatoria dell’origine nelle etichette del latte (anche uht) e dei formaggi; garanzia che venga chiamato formaggio solo ciò che deriva dal latte e non da prodotti diversi; applicazione della legge che vieta pratiche di commercio sleale; rrasparenza sui dati relativi alle importazioni di latte e di prodotti con derivati del latte, tracciando le sostanze utilizzate.
 La più grande maximungitura mai vista, a cui gli allevatori non sono voluti mancare. E non sono mancati gesti e messaggi di sostegno all’iniziativa anche da parlamentari abruzzesi. A rispondere all’appello sono state le senatrici aquilane Stefania Pezzopane e Paola Pelino e la deputata pescarese Vittoria D’Incecco, oltre naturalmente all’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe, che hanno espresso solidarietà e sostegno al lavoro che tutti i giorni svolgono gli allevatori abruzzesi e italiani per garantire, oltre al presidio delle aree più difficili del territorio, latte fresco e grandi formaggi made in Abruzzo come la mozzarella, il caciocavallo e la giuncata, che restano i prodotti caseari più apprezzati dal consumatore regionale, ma che sicuramente non spiccano per trasparenza.

800 MILA QUINTALI DI LATTE BOVINO
Basti pensare che, in Abruzzo, vengono prodotti 800.000 quintali di latte bovino contro 1.400.000 quintali di latte equivalente importato dall’estero.
«La richiesta unanime degli allevatori abruzzesi – ha evidenziato il direttore di Coldiretti Abruzzo Alberto Bertinelli - è l’indicazione dell’origine del latte e del luogo di mungitura, elemento che si rende indispensabile soprattutto nella nostra regione per tutelare la provenienza e l’origine della materia prima abruzzese contro falsari e mistificatori».

L’ATTACCO ALLE STALLE ITALIANE

Un settore con tante difficoltà che accomuna l’Abruzzo alle altre regioni, come emerge dal Dossier ‘L’attacco alle stalle italiane’, presentato a Roma questa mattina da Coldiretti per ribadire, come ha evidenziato il presidente nazionale Roberto Moncalvo, che «stiamo perdendo un patrimonio sul quale costruire una ripresa economica sostenibile e duratura che fa bene all’economia all’ambiente e alla salute».
Un patrimonio che in Abruzzo ha una vocazione storica che purtroppo deve fare i conti con una progressiva diminuzione delle stalle che in regione ha visto scendere il numero dei bovini (da latte e da carne) del 30% negli ultimi dieci anni.

LA REMUNERAZIONE DEL PRODUTTORE

Una situazione drammatica su cui pesa anche la diminuzione della remunerazione per il produttore a fronte di un aumento dei prezzi al consumo. In particolare, per il settore latte, sulla base delle elaborazioni Coldiretti su dati Ismea la materia prima viene pagata agli allevatori in media 35 centesimi al litro con un calo di oltre il 20% rispetto allo scorso anno, mentre al consumo il costo medio del latte di alta qualità è di 1,50 centesimi, quattro volte superiore.

«Il prezzo riconosciuto agli allevatori – dice Falcinelli di Aprozoo – non copre neanche i costi per l’alimentazione degli animali e sta portando alla chiusura a livello nazionale, con ripercussioni a livello locale, di 4 stalle al giorno con effetti sull’occupazione, sull’economia, sull’ambiente e sulla sicurezza alimentare degli italiani.Ricordiamo che, in Abruzzo, il comparto latte sviluppa oltre 37milioni di euro, di cui 30milioni derivanti dal latte bovino e 7milioni derivanti dal latte di pecora e capra».
«In tal senso – aggiunge il direttore Bertinelli - la chiusura di una stalla non significa solo perdita di lavoro e di reddito ma anche un danno sociale, in quanto la stragrande maggioranza degli allevamenti anche in Abruzzo si trova in zone montane e svolge un ruolo insostituibile di presidio del territorio – conclude il Direttore Bertinelli – L’unica eccezione a questa regola si registra nella filiera corta, più redditizia per il produttore che riesce a recuperare parte del valore aggiunto sul prodotto finito garantendo l’origine al consumatore».

POLETTI TORNA ALLEVATORE
Cinque ministri hanno indossato per un giorno i panni dell' allevatore
Poletti, Galletti e Lorenzin a Roma, Martina a Milano e Orlando a Palermo. I primi tre nella stalla allestita in piazza del Campidoglio da Coldiretti in collaborazione con l'Aia (Associazione allevatori italiani) che sottolinea come la partecipazione delle tre vacche, "docili e abituati a stare in fiera, sia stata curata nel rispetto del benessere animale".
Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che viene da una famiglia di agricoltori, ha indossato con entusiasmo e perizia il camice e i guanti sterili con cui ha munto una delle vacche presenti nella stalla. «Sono tornato indietro a quando avevo dieci anni e mungevo le mucche» - ha detto sorridendo, che è riuscito pure a indovinare dalla dentatura l'età della mucca munta. Più 'cauto' nelle operazioni il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, che ha comunque svolto con diligenza il compito, mentre il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che è in dolce attesa, non si è seduta allo gabello della mungitura, ma ha accarezzato una delle mucche e ha accettato con entusiasmo un bicchiere del latte proveniente da Latina offerto dagli allevatori, osservando che «il mio ginecologo mi ha raccomandato di bere quattro bicchieri di late al giorno perchè il latte in gravidanza fa benissimo, è una fonte importantissima di calcio necessaria per tutte le donne in gravidanza». «Questo latte mi piace particolarmente - ha aggiunto il ministro - prenderò sempre latte italiano».

DINO ROSSI PROTESTA

«Ci vuole una bella faccia tosta manifestare dopo che le stalle sono state letteralmente massacrate, dalle quote latte e dalla vaccinazione forzata imposta dal ministero della salute, una profilassi ritenuta dannosa e nociva per gli allevamenti italiani», contesta il presidente del Cospa, Dino Rossi. «Che dire delle vacche fantasma? Mucche fatte campare sulla carta 82 anni, che per anni sono state oggetto di italianizzare il latte estero e farlo bere agli italiani come se fosse stato prodotto in Italia. È la stessa Coldiretti oggi a  divulgare della chiusura delle stalle in Italia di cui loro stessi sono colpevoli. Vergogna!  Sono  sempre le organizzazioni  professionali agricole a partecipare sull’accordo del prezzo del latte, si  proprio cosi, gli stessi che hanno organizzato la grande mungitura, siedono ai tavoli delle trattative insieme alle ditte di trasformazione e decidono quanto pagare il latte alla stalla. Sono anni che la zootecnia è al collasso ed il caso di dire: quando le vacche sono fuori chiudono si chiudono le stalle».