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Frane e slavine, i dubbi del tecnico: «chi verifica progetti e lavori?»

Frutti: «il controllo è un elemento fondamentale»

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La frana

La carreggiata franata


ABRUZZO. Le cadute massi, le slavine, le frane di questi giorni, e le conseguenti chiusure al traffico di importanti vie di comunicazione, fino allo sgombero degli edifici a rischio, riempiono le prime pagine dei media d’Abruzzo, e non solo, e riportano di forte attualità il problema del dissesto idrogeologico e con esso la carenza degli interventi.
Sulla SS 17 bis, nei pressi della Madonna d’Appari, la caduta massi ha comportato l’interruzione di un tratto di strada che porta al Gran Sasso ed al casello autostradale di Assergi nonostante il tratto di strada del santuario della Madonna d’Appari era già stato oggetto di un costoso intervento di messa in sicurezza
«Come vengono eseguiti gli interventi di messa in sicurezza ?», a domandarlo è Carlo Frutti, presidente nazionale dell’ Associazione Nazionale Difesa Del Suolo. Frutti spiega: «nella caduta massi vanno esperite una serie di indagini e di studi preliminari del pendio a rischio prima di stabilire la tecnologia da adottare (barriere paramassi, reti, sistemi di difesa attivi e passivi, chiodature, …); in particolare riteniamo fondamentali studi di dettaglio : dal rilievo topografico, anche con l’uso di laser scanner, alla caratterizzazione fisico-meccanica delle rocce e lo stato di degrado, dallo studio dell’interazione masso-versante alla definizione delle traiettorie di caduta con conseguente stima delle energie potenziali».
Insomma una analisi completa che serva a determinare le condizioni per ridurre al massimo il rischio («nessuno è in grado di dare garanzie assolute») a cominciare dal tipo di barriera da utilizzare, l’energia di assorbimento, l’altezza e la geometria, e soprattutto il punto di installazione affinchè l’opera di difesa (barriera) intercetti il maggior numero di massi.

«E’ proprio questo l’errore che più spesso si commette», sottolinea Frutti, «la posizione della barriera è sbagliata ed i massi “scavalcano” la protezione con rimbalzi sul pedio come spesso accade sulle nostre strade, se non addirittura è posizionata in zone dove c’è bassa probabilità che i massi cadano lasciando “indifesi” tratti di pendio a forte rischio».
E l’analisi e la previsione della traiettorie è oggi alla portata di tutti i tecnici, assicura il presidente dell’associazione: «ci sono software avanzati a condizione, però, che vengano immessi i dati, “input corretti”, dalla posizione alla volumetria dei massi in distacco al profilo del pendio, dalla natura del substrato, alla presenza o meno di vegetazione. Questo avviene, in particolar modo quando si interviene “strategicamente” con “somma urgenza” sull’’onda dell’emozione di un incidente, una caduta massi, o per giustificare finanziamenti a pioggia ed affidamenti a trattativa ristretta (sempre ai soliti). Mentre una giusta “campagna” di prevenzione, basata su indagini appropriate e interventi mirati, che ricordiamo costa generalmente alla collettività un decimo delle somme spese nell’emergenza, potrebbe essere realizzata in tempi giusti e con procedure di gara “normali” e trasparenti».
Secondo Frutti la situazione è chiara e alla base c’è l’esigenza del controllo, «a volte carente».
«Ci chiediamo se gli interventi realizzati fino ad oggi, che negli ultimi dieci anni hanno visto centinaia di milioni spesi solo in Abruzzo, sono in grado di garantire la sicurezza delle strade, dei centri abitati e delle aree d’intervento».