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Biglietti gratis all’Adriatico, «giornalisti non diffamarono Di Nisio, era critica politica»

L’ex consigliere aveva chiesto 250 mila euro di danni

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Biglietti gratis all’Adriatico, «giornalisti non diffamarono Di Nisio, era critica politica»

Fausto Di Nisio

 

 

PESCARA. Nessuna diffamazione e nessun risarcimento del danno è dovuto.
Il giudice Angelo Bozza del Tribunale di Pescara ha respinto la richiesta dell’ex consigliere comunale, Fausto Di Nisio, che a giugno del 2013 aveva trascinato in tribunale due giornalisti rei, a suo dire, di averlo diffamato nel corso di una trasmissione televisiva ‘Replay’ su Rete 8 andata in onda a dicembre del 2012.
Di Nisio aveva chiesto così 150 mila euro di risarcimento al giornalista Francesco Di Francesco, difeso dagli avvocati Carlo Natali e Carla Poliandri, e 100 mila euro a Walter Nerone, difeso dall’avvocato Pierluigi Vasile. Non solo la domanda è stata respinta ma Di Nisio adesso dovrà sborsare quasi 15 mila euro tra spese legali e interessi.

L’epoca era quella della polemica feroce sui biglietti gratis revocati ai politici pescaresi dalla società calcistica Pescara calcio (polemica scoppiata ad agosto ma trascinatasi per mesi) e i sopralluoghi dei consiglieri Di Nisio e dei colleghi Renato Ranieri e Enzo Del Vecchio per verificare se la società calcistica fosse in regola con i pagamenti dei canoni degli spazi concessi nell’impianto sportivo Cornacchia.
Nel corso della trasmissione sportiva si parlò proprio di quei sopralluoghi e della presunta occupazione abusiva di un magazzino del Comune, sempre smentita dalla società calcistica.

«Non può essere messo in dubbio», scrive il giudice nella sentenza, «che larga parte dei commentatori sportivi professionali o semplici tifosi avevano inevitabilmente operato il collegamento tra i due fatti» (eliminazione dei privilegio dei biglietti e le ispezioni).
Il giudice ha poi riconosciuto la libertà di critica politica che, come sancisce la Cassazione, «può assumere toni più pungenti rispetto a quelli interpersonali tra privati, potendo essere di parte e non dovendo essere necessariamente obiettiva».

LA FRASE CONTESTA A DI FRANCESCO
Di Nisio aveva chiesto 150 mila euro di risarcimento a Di Francesco che aveva detto: «per far sentire più a proprio agio i tre consiglieri comunali mi verrebbe da fare teatrino come a volte fa Sgarbi, allora dire a questi tre per almeno quindici volte Vergogna ! Vergogna ! Vi dovete vergognare! Se siete degli uomini vi dovete vergognare! E’ una vergogna, è uno schifo quello che avete fatto ! Detto questo può darsi che li scuote, ma questi non li scuote. A me mi verrebbe quasi di pensare che siccome stiamo parlando di consiglieri comunali, quindi di politici, ci si sporca perché la politica è una cosa sporca».

E poi ancora «parliamo di amministratori incapaci che però fanno parte del mondo della politica dove diciamo, allora, che ci sono troppi personaggi poco puliti...anche perché forse non si lavano bene».
Secondo il giudice le dichiarazioni del giornalista «rimangono, assolutamente entro i limiti della legittima critica all'operato dei tre consiglieri». La definizione ‘cosa sporca, la politica’, invece «riferita al caso concreto e per quanto di interesse, conserva la natura di giudizio morale e politico sulla vicenda oggetto di commento, senza trasmodare nella contumelia e nell'offesa gratuita».
«Discorso non dissimile per le espressioni ‘ubriachi’, ‘persone poco serie’, ‘sporcando il nome di Pescara’».

LA FRASE DI NERONE
«La vedo come una povera storia di Provincia», aveva detto invece Nerone, «una storia da quattro soldi o giù di lì, con personaggi che non conosco bene ma che evidentemente hanno scelto il sipario sbagliato per motivi che mi sembrano abbastanza piccoli». Poi parlando della vicenda dei biglietti gratis aveva aggiunto: «questa vicenda qua non è neanche cattiva politica, sa tanto di ripicche di cortile».

«Come è semplice osservare», scrive il giudice Bozza, «il commento a contenuto politico del giornalista, sicuramente profondamente critico, è pacato, teso a svalutare eticamente il loro comportamento e ricondurlo nell'ambito della bega locale, espressione pienamente legittima di contestazione all'operato di personaggi che ricoprono cariche pubbliche nell'ambito di vicende pubbliche e di pubblico dominio».
«E' in definitiva, un intervento televisivo pienamente continente e rientra nel legittimo diritto costituzionale comunque discriminante del diritto di manifestazione del pensiero e null'altro merita di essere aggiunto in proposito».

«SIATE DISONESTI, VERRETE PREMIATI»
«La vera notizia che mi riguarda», commenta amareggiato Di Nisio nella sua pagina Facebook proprio in merito alla sentenza che lo ha visto soccombere, «è che dovrò pagare 12.000 euro ai due avvocati che difendevano le parti (per fortuna che i soldi me li guadagno con il sudore della fronte da buon politico!!!!)».
«Ecco», scrive ancora Di Nisio, «quanto costa essere definiti "sporchi" nella pubblica piazza... E una riflessione sui miei anni passati in politica la devo fare....... La politica onesta non paga!!!! Avessi approfittato dell'abbonamento gratuito come hanno fatto tutti e ribadisco tutti i miei colleghi (Di Nisio vi aveva infatti rinunciato, ndr) mi sarei divertito alle spalle dei cittadini e forse sarei anche stato rieletto consigliere comunale ....Quindi il messaggio è: Siate Disonesti !!!! verrete sicuramente premiati...».

Alessandra Lotti

DIFFAMAZIONE SENTENZA DI NISIO -NERONE-DI FGRANCESCO sent. 95-15