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Trivelle Abruzzo. Tar boccia concessione ricerca "Colle dei Nidi" tra Teramo ed Ascoli

«Tre comuni del Teramano vincono ricorso: esclusi dalle decisioni»

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ABRUZZO. Il Tar del Lazio, con sentenza depositata nella giornata di mercoledì scorso, ha annullato il permesso di ricerca di idrocarburi 'Colle dei Nidi' esteso su una superficie di 83 km quadrati tra le province di Teramo e Ascoli Piceno.
Il via libera era arrivato dal Ministero dello Sviluppo Economico a luglio 2013 alle società Gas Plus Italiana, Medoilgas Italia (già Intergas Più) e Petrorep Italiana.
Si sono rivolti al tribunale amministrativo il Comune di Bellante, il Comune di Mosciano Sant’Angelo e il Comune di Campli per contrastare questo permesso ricadente entro le cosiddette 'Colline Teramane', dove si coltiva agricoltura di pregio e vino Montepulciano Docg.
La Regione Abruzzo aveva concordato con la scelta del Governo, la Conferenza dei Servizi del 16 aprile 2010 era andata deserta, ed arrivò così l’intesa.
I giudici rilevano che, così come contestato dalle tre amministrazioni pubbliche, non è stata garantita ai «ricorrenti la partecipazione al procedimento». Da qui la decisione di accogliere il ricorso e ritenere fondate le argomentazioni.
«Si tratta in assoluto della prima sentenza Tar di annullamento di un permesso di ricerca di idrocarburi in terraferma», spiega l'ex candidato alle Europee, Enzo Di Salvatore.
In particolare, sottolinea il comune di Bellante, il Tar «ha annullato il decreto del ministero dello Sviluppo Economico, per non aver consentito alle amministrazioni locali di partecipare al procedimento».
«La decisione - aggiunge l'amministrazione di Bellante - costituisce il primo caso di successo giudiziale avverso un titolo minerario in terraferma emesso dal Governo e assume, perciò, un'importanza storica nel settore. Il professor Enzo Di Salvatore e l'avvocato Paolo Colasante, che hanno seguito la vicenda rispettivamente in qualità di consulente e di difensore dei ricorrenti, esprimono la loro soddisfazione e ritengono che non possa escludersi la valenza di precedente di questa decisione anche nei confronti di altri titoli minerari rilasciati (o in corso di rilascio) nelle Regioni Abruzzo e Marche, così come nel resto del territorio nazionale».
Secondo i due esperti, riferisce ancora il comune di Bellante, «anche gli altri motivi di ricorso rispetto ai quali il Tar Lazio ha ritenuto di non doversi pronunciare, «rimangano spendibili per il futuro e per successive vicende».

«PROCEDURA ILLEGITTIMA»
A novembre del 2013 il caso venne portato anche in Consiglio regionale dall’allora consigliere del Pd, Claudio Ruffini (oggi nella segreteria del presidente D’Alfonso) secondo cui l’Intesa rilasciata dalla Regione aveva seguito una procedura «illegittima» che andava revocata in autotutela.
«E’ avvenuta con provvedimento del dirigente e non attraverso atto della giunta», denunciò Ruffini. «Non si trattava di un mero atto amministrativo ma il rilascio di questo tipo di Intesa implicava una scelta di carattere socio-economico da ricondursi alla sfera di indirizzo politico che la Regione si è data».
Inoltre sempre il consigliere regionale contestò il fatto che l’istanza non era stata sottoposta ad assoggettabilità da parte del Comitato VIA per verificare se la ricerca degli idrocarburi fosse compatibile con le attività che insistono su taluni parti del territorio provinciale che aveva ottenuto, con Decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali del 20 febbraio 2013, il riconoscimento di denominazione di origine controllata e garantita dei vini ”Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane”.