LA PROTESTA

Bancari: venerdì sciopero anche in Abruzzo. I sindacati scrivono a Renzi

Perplessità anche sulla trasformazione delle Popolari in Spa

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Bancari: venerdì sciopero anche in Abruzzo. I sindacati scrivono a Renzi

ABRUZZO. Sportelli bancari chiusi venerdì prossimo 30 gennaio.
I lavoratori del comparto incroceranno le braccia e scenderanno in piazza per protestare contro la decisione dell’Abi, l’associazione delle banche italiane, di disdettare unilateralmente il contratto nazionale con effetto dal primo aprile prossimo.
Per rendere ancora più visibile la loro mobilitazione in tanti - le stime parlano di almeno 15.000 persone - si sono dati appuntamento in 4 città (Milano, Ravenna, Roma, Palermo) dove sono previsti i comizi dei principali leader sindacali.
Anche i sindacati abruzzesi Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Dircredito, Ugl Credito, Sinfub, Unisin Abruzzo hanno aderito alla manifestazione e spiegato i motivi della protesta in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Matteo Renzi, al presidente dell’Abi Antonio Patuelli, al presidente di Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo/Casse - Federcasse Alessandro Azzi.
Nella lunga lettera i sindacati sostengono che «lasciare tutti i bancari senza un contratto, alla mercé delle diverse spinte che ne potranno motivare l’operato in assenza di regole e tutele, non solo costituisce un affronto e uno smacco nei confronti della storia e degli interessi reali della categoria, ma, cosa più grave, espone il Paese al rischio di un impoverimento della capacità delle banche di offrire alla cittadinanza un’operatività coerente con i principi costituzionali, eretti, fra gli altri, a fondamenta della vita del Paese».

La discussione sul rinnovo del contratto dei bancari è al momento in una fase di stallo e riguarda cinque punti: meccanismo di rivalutazione del tfr, scatti d'anzianità, contrattazione di secondo livello, inquadramenti e adeguamenti retributivi in base all'inflazione.

Nella missiva le otto sigle sollevano riserve anche sul decreto di riforma delle Banche popolari in Spa: : «non riusciamo a capire quali siano i motivi di urgenza che impediscono un ordinario iter parlamentare in cui approfondire meglio opportunità e rischi del percorso avviato» e temono che aziende, «che costituiscono il principale riferimento per le famiglie e per le piccole e medie imprese italiane cadano nelle mani di quei colossi bancari internazionali che, negli anni, anche in questi ultimi, hanno dato prova di totale insensibilità sociale, concentrando, diversamente dal sistema bancario italiano, i propri interessi su attività di finanza speculativa e predatoria».
«Se così accadesse», insistono, «quale sarebbe l’ulteriore tributo che i lavoratori di queste banche dovrebbero pagare, dopo quelli innumerevoli già pagati alla crisi, in termini di numero degli occupati, di esternalizzazioni e di tutele contrattuali».
Secondo le stime delle organizzazioni sindacali venerdì saranno in piazza complessivamente almeno 15mila bancari.