SCONTRO FRONTALE

Convenzione UdA-Cus, il Consiglio di stato decide il 24 marzo

Dietrofront dell’Ateneo: ora ammette che l’attività sportiva prosegue

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Convenzione UdA-Cus, il Consiglio di stato decide il 24 marzo




ABRUZZO. Il Consiglio di stato deciderà il 24 marzo sul merito del contenzioso UdA-Cus. E’ questo il risultato dell’udienza di ieri dove i legali delle parti hanno battagliato prima per la sospensiva – poi di comune accordo annullata, dopo un confronto con il presidente - e poi per l’esecutività della sentenza Tar per gli effetti economici (la restituzione di circa 4 mln da parte del Cus), che non c’è stata. Alla fine, visto che il fumus dei ricorsi poteva essere affrontato e deciso solo discutendo il merito, il presidente dell’udienza ha rinviato il tutto di due mesi e se ne riparlerà dunque a fine marzo.
Si tratta di una rapidità inusuale per le decisioni del Consiglio di Stato e questo potrebbe essere utilizzato dalle due parti per sostenere ciascuna di avere ragione: da una parte, potrebbe significare che l’esclusiva del Cus per le attività sportive universitarie è prassi inattaccabile, dall’altra, si potrebbe rispondere che il principio della concorrenza ha fatto tramontare i monopoli, quindi ha fatto bene il CdA ad annullare la convenzione con il Cus. Perciò si tratta solo di aspettare.
Eppure ieri l’apparente equivalenza delle posizioni contrapposte si è sbilanciata a favore del Cus per un autogol dell’UdA che rischia di pesare sul futuro del contenzioso. Durante l’udienza, nel confronto davanti al presidente tra gli avvocati Carlo Fimiani e Pietro Referza (UdA) ed Aristide Police, Pierluigi Pennetta e Cristina Lenoci (Cus) (c’erano anche l’avv. Lorenzo Grisostomi Travaglini per il Cusi ed il domiciliatario dell’avv. Augusto La Morgia per la Bper) è emerso un falso contenuto nel ricorso UdA. Ci si confrontava sul mettere o non mettere in esecuzione solo la parte economica della sentenza Tar contro il Cus e non tutta, e gli avv. Fimiani e Referza correttamente hanno sostenuto di non avere l’autorizzazione a decidere oltre il mandato (cioè solo la parte economica). Si parlava poi della sospensiva, inutile visto che il Cus non operava più, secondo il ricorso UdA a pagina 51.

Ma questo è un errore evidente che è stato corretto con la verbalizzazione in udienza. L’UdA infatti in quel punto sostiene che «il Cus non ha continuato a svolgere attività in favore dell’Ateneo a seguito della sentenza impugnata».
 Ciò in quanto «l’Ateneo non ha chiesto al Cus alcuna prestazione per il Cums e per Scienze motorie…». Ma questo non è risultato vero, come è stato verbalizzato perché il Cus sta svolgendo regolarmente il suo lavoro per gli universitari nelle palestre, nel Palacus e negli impianti ex comunali. Insomma una forzatura del ricorso, quasi una bugia che una volta scoperta potrebbe avere conseguenze sulla decisione finale, per la scarsa attendibilità di chi ha fatto scrivere agli avvocati una circostanza poi modificata. Con l’aggiunta che questa dichiarazione riconosce che il servizio per circa 6 mila universitari è stato svolto ed è riconosciuto almeno fino a tutto marzo 2015.
Alla fine del giudizio potrebbe pure accadere che la d’Annunzio sia costretta a pagare a prezzi di mercato quello che ora non vuole pagare con le tariffe ridotte della Convenzione annullata.
Tutto questo rende ancora più misteriosa la ragione per cui il CdA UdA ha scatenato la guerra al Cus, dopo l’esito negativo dei primi contatti tra il nuovo dg Filippo Del Vecchio ed il presidente Mario Di Marco. E porta acqua al mulino di chi (Bper soprattutto) lavora per una transazione.

Sebastiano Calella