L'EREDITA'

Libri acquistati da D’Alfonso e debito di 47mila euro: «servono approfondimenti»

Volano gli stracci in Consiglio comunale e scagliano tutti la prima pietra

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Libri acquistati da D’Alfonso e debito di 47mila euro: «servono approfondimenti»

La copertina del libro


PESCARA. Alla fine il Consiglio comunale con 15 voti (anche il Pd) a favore ha votato il rinvio della delibera che prevede il pagamento di un vecchio debito del Comune con la agenzia Carsa per libri commissionati quasi dieci anni fa dall’allora sindaco Luciano D’Alfonso.
Proprio l’attuale governatore è stato il convitato di pietra dell’assemblea di lunedì pomeriggio, particolarmente infuocata, dove sono volati stracci e insulti tra centrodestra e centrosinistra con accuse reciproche ma che sono di fatto strumentali e faziose. Si è visto uno spettacolo dove centrodestra e centrosinistra si sono accusati di sperperi senza un briciolo di autocritica o memoria per il recente passato.
Da qualche giorno sui giornali si parla di 2mila volumi sulle opere dell’ex sindaco la cui spesa non è però mai stata saldata. La fattura iniziale di 100mila euro si è ora dimezzata con una transazione e si è arrivati alla cifra di 46 mila euro.
Da qualche settimana la casa editrice Carsa ha richiesto il pagamento di quella prestazione dopo aver intentato causa al Comune ma si è poi scoperto che non vi è traccia di alcun documento che autorizzasse la prestazione né una gara pubblica il che farebbe pensare ad un affidamento diretto e nemmeno formalizzato. Una cosa grave per un ente pubblico che dovrebbe agire seguendo leggi, norme e protocolli precisi.

Questi “indizi” hanno già segnato una debacle della maggioranza in commissione con l’astensione di pezzi importanti anche della giunta Alessandrini.
Sulla vicenda è intervenuto in Consiglio anche l’avvocato incaricato dal Comune che ha spiegato i rischi dal punto di vista giuridico di una possibile esposizione del Comune –arrivati a questo punto- ad un rischio di risarcimento danni per insolvenza e lasciando intendere che la via migliore sarebbe l’accordo di pagare la cifra pattuita invece che una forse più alta.
Il consigliere Carlo Masci (Pescara Futura) ha però fatto notare che secondo lui il giudice non potrebbe condannare il Comune a fronte di alcun atto amministrativo di incarico per cui la richiesta di denaro non potrebbe essere accolta.
«Invece questa amministrazione di centrosinistra incarica un avvocato e prepara una delibera affinchè si possa pagare subito quello che il Comune potrebbe non pagare», ha detto.
I 2mila libri commissionati sarebbero un «lavoro che ha chiamato in causa professori universitari della D’Annunzio affinchè producessero una sorta di lettura del valore di quello che era accaduto in quei 5 anni» ha detto il capogruppo Pd, Marco Presutti (all’epoca portavoce di D’Alfonso) aggiungendo che lo studio «è reperibile nelle principali biblioteche del paese».
Infatti il consigliere Carlo Masci non ha faticato a trovarne una copia e a scovarne «falsi storici» rispetto ad opere realizzate contestando dunque anche il contenuto dell’opera e paventando una sorta di “revisionismo storico” a tutto vantaggio del… committente.

Ma Presutti ha ribadito che si è trattato di uno strumento «scientifico e non propagandistico come quello realizzato dalla giunta Mascia appena un anno fa con le ristrettezze economiche che conosciamo». E’ poi andato all’attacco denunciando«gli sprechi» della giunta Mascia che la propaganda l’ha fatta pagare cara ai cittadini con un “giornalino” e missive inviate a casa dei pescaresi, cose però già viste anche nelle passate amministrazioni di diversi colori.
«In 3 anni», ha urlato Presutti, «avete speso 50mila euro di inserzioni pubblicitarie su un unico giornale di questa città. Avete speso 40 mila euro per la promozione del festival dell’Adriatico… Siete uno scandalo vivente… Vergogna… Cialtroni..»
Di fronte, sugli scranni del centrodestra, il consigliere Marcello Antonelli ha urlato cose a microfono spento che sono andate perse, come il contegno.
Enrica Sabatini (M5s) ha invece dipinto l’amministrazione Alessandrini come una figura mitologica a due teste: una che predica il predissesto perché non ci sono soldi in cassa e, l’altra, che invece vuole pagare prestazioni non documentate e che potrebbero essere irregolari.
«Però poi succede qualcos'altro e la figlia si trova a godere dell'eredità del nonno», ha aggiunto Sabatini, «e l'amministrazione Alessandrini viene eletta grazie a quel "nonno" - "Luciano Presidente" - in maniera così tanto evidente da non aver neanche bisogno di spazi sui muri in una campagna elettorale - in Comune e in Regione - caratterizzata da un solo volto e da un solo nome tanto importante da non aver bisogno neanche di indicare il cognome. Ci sarebbe da ridere, dicevo, se non fossero i cittadini a dover pagare l'eredità di chi, di generazione in generazione, ha pensato di potersela "scampare" comprando libri e pagando alberghi senza neanche sentire il bisogno di doversi giustificare».
Intanto proprio in questi giorni il Comune ha saldato il conto dell’albergo Plaza dove venne ospitata la nazionale cantanti nel 2006, prestazione richiesta sempre dall’amministrazione di centrosinistra e rimasta nei cassetti fino ad oggi. Sarebbe il caso che qualcuno spiegasse come sia possibile pagare prestazioni dopo 7 anni e perché chi ha diritto a ricevere i soldi non abbia sollecitato (magari con atti giudiziari) il pagamento del contratto.

OLTRE LA REALTA’ VIRTUALE DEI POLITICI
Purtroppo la classe politica pescarese anche ieri ha dimostrato la sua reale levatura cadendo nell’errore più classico: l’incoerenza. Perché quando si è all’opposizione è facile fare i censori e contestare gli sprechi mentre quando si è al governo gli sprechi sono all’ordine del giorno. E’ capitato con il centrodestra e con il centrosinistra i quali si sono comportati esattamente nello stesso modo negli anni tanto è vero che si è arrivati al predissesto.
Allora se c’è una situazione di grave debito chi lo avrà mai creato? Detto questo si capisce quanto valgano i rimbrotti dell’una e dell’altra fazione in tema di sprechi.
I giornaletti propagandistici in campagna elettorale?
PrimaDaNoi.it ha sempre denunciato questo andazzo ed infatti la legge vieta di far pagare la pubblicità elettorale al Comune invece che ai partiti ma purtroppo non è servito a molto. Mascia, è vero, ha realizzato un giornalino elettorale che non sarà ricordato per i contenuti o le idee, fatto pagare ai Pescaresi.

Ma anche D’Alfonso prima di lui fece molto di più con la pubblicità istituzionale utilizzando soldi per acquisire sempre più prestigio e consolidando la tradizione della confusione tra pubblicità istituzionale (cioè la comunicazione dell’ente pubblico) con quella politica (cioè il messaggio di un partito o di un politico).
Per questo risulta davvero di bassa lega oggi il rimprovero del centrodestra di Antonelli, Testa, Mascia e compagnia che accusano il Pd di oggi di aver commissionato direttamente nel 2007 i 2mila libri senza gara. «Esiste un codice degli appalti che impone le gare», ha detto Antonelli in aula. Eppure proprio l’ex assessore Antonelli quando governava di gare e di richiesta di preventivi non ne ha fatte nemmeno una nel campo della comunicazione istituzionale né con lo stesso indice ha dato lezioni al suo sindaco.
La realtà è che si è affidato direttamente per 5 anni il servizio ad un solo giornale scelto per la sua tiratura (come se gli appalti dovessero essere assegnati sempre alle ditte più grosse così falsando il mercato, la libera concorrenza, consolidando i monopoli e violando l’imparzialità della pubblica amministrazione).
Come ha detto giustamente Marco Presutti che ha denunciato gli sprechi della giunta Mascia ma dimenticando i suoi, delle giunte D’Alfonso e dove lui era addetto stampa; allora di gare o di richiesta di preventivi non se ne sono mai visti procedendo con affidamenti diretti di decine di migliaia di euro di comunicazione istituzionale ai soggetti preferiti del momento.

La verità purtroppo è che il Codice degli appalti è sistematicamente violato soprattutto in tema di affidamento di pubblicità istituzionale (giornali, web, radio e tv) da sempre perché questo viene ritenuto (erroneamente) uno strumento per ingraziarsi le testate giornalistiche che poi possono chiudere un occhio al momento giusto.
Non si tratta di una specialità pescarese in quanto tutte le istituzioni locali (Comuni, Province e Regione) affidano i servizi di comunicazione (milioni di euro) per via diretta. Il criterio è quello della simpatia verso questa o quella testata giornalistica. Di criteri di scelta oggettivi nemmeno l’ombra.
C’è poi il rapporto preferenziale con le agenzie pubblicitarie (società private, come Carsa in questo caso) alle quali solo di recente vengono affidati servizi con gare e alle quali si traferiscono ingenti somme pubbliche per comunicazioni istituzionali che vengono gestite poi con criteri privatistici, in realtà seguendo le precise direttive (non scritte) della politica.
Come soggetto economico che agisce nel campo dei media e della informazione PrimaDaNoi.it ha sempre fatto presente questa stortura e forzatura delle norme (anche costituzionali di imparzialità della pubblica amministrazione) sia pubblicamente con articoli che privatamente con lettere formali alle istituzioni senza sortire alcuna risposta o ravvedimento in fatto di affidamenti diretti.
Abbiamo scritto all’ allora giunta Mascia e di recente ad Alessandrini a Pescara, ma anche in Regione alla giunta Chiodi e D’Alfonso. Parole al vento.

Infine, tornando ai 2mila libri commissionati, siccome sono in vendita in vendita in tutte le librerie italiane al modico prezzo di 50 euro a copia sarebbe utile capire chi fino ad ora ha incassato i profitti e a quanto ammontano.

La levatura di una classe politica si vede non soltanto da come amministra ma anche da come si pone nei confronti delle critiche, da come impara dagli errori e dalla coerenza che mostra perché non si può accusare di sperperare quando si è sperperato per primi.

a.b.

Introduzione Pescara Citta in Trasformazione[1]