SECONDO GRADO

Processo Housework: il 20 marzo parte l’appello per D'Alfonso

In primo grado tutti assolti

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Processo Housework: il 20 marzo parte l’appello per D'Alfonso

 

 


PESCARA. E' stata fissata al 20 marzo prossimo l'udienza davanti alla Corte d'Appello dell'Aquila riguardante l'inchiesta "Housework" su presunte tangenti negli appalti pubblici al Comune di Pescara,
L’indagine il 15 dicembre 2008 portò all'arresto dell'attuale governatore abruzzese Luciano D'Alfonso, all'epoca dei fatti sindaco del capoluogo adriatico, del suo ex braccio destro Guido Dezio e dell'imprenditore Massimo De Cesaris.
A fare ricorso contro l'assoluzione di D'Alfonso, coinvolto nei fatti in qualità di sindaco di Pescara, emessa in primo grado dal Tribunale di Pescara l'11 febbraio 2013, il pm Gennaro Varone.
In primo grado furono assolti anche tutti gli altri 23 imputati (leggi le motivazioni)

IL RICORSO
Il ricorso però riguarda la posizione di D'Alfonso e di altre 17 persone.
Si tratta di Guido Dezio, Massimo De Cesaris, Angelo De Cesaris, Pierpaolo Pescara, Fabrizio Paolini, Rosario Cardinale, Giacomo Costantini, Nicola Di Mascio, Pietro Colanzi, Alberto La Rocca, Carlo Toto, Alfonso Toto, Giampiero Leombroni, Marco Mariani, Francesco Ferragina, Antonio Dandolo, Vincenzo Cirone. L'appello, inoltre, non riguarda tutti i capi di imputazione. 

«L’assoluzione dalle accuse di corruzione su questa vicenda», scrive Varone nel suo appello, «è tra le meno comprensibili. Con sbrigatività pungente, che vorrebbe dar segno di evidenza (ma, di fatto, con una reale incapacità di cogliere elementi di prova decisivi), si fa passare per valutazione critica l’apodittica esposizione di convincimenti dichiarati, ma non spiegati; ovvero frettolosamente motivati, con affermazioni smentite dai fatti; ovvero illogici».
Secondo il pm, inoltre, sarebbero stati tralasciati o interpretati male dei documenti sequestrati e regolarmente acquisiti in dibattimento.

LE ACCUSE IN PRIMO GRADO
Gli imputati erano accusati, a vario titolo, di reati che vanno dall'associazione per delinquere alla corruzione, alla concussione, alla tentata concussione, all'abuso, al peculato alla truffa, al falso, all'appropriazione indebita.
In primo grado il pm aveva chiesto per D'Alfonso e Dezio sei anni di reclusione, due anni e sei mesi per gli imprenditori Toto. Secondo l'accusa, D'Alfonso sarebbe stato "capo e promotore" dell'associazione per delinquere, il cui scopo finale sarebbe stato quello di "commettere una serie di delitti contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio, volti al reperimento di risorse per l'arricchimento personale, per il finanziamento dell'attività politica di D'Alfonso e per la propaganda presso i potenziali elettori in favore del sindaco". 

Vari i filoni dell'inchiesta, tra cui l'appalto per le aree di risulta e quello relativo al project financing dei cimiteri cittadini. Le indagini erano state condotte dalla squadra mobile e dalla polizia postale di Pescara.