REGIONE OLTRE I LIMITI

Multa a D’Alfonso. D’Alessandro: «va cancellata, stava compiendo un dovere istituzionale»

Il presidente ha presentato ricorso al Giudice di pace

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Multa a D’Alfonso. D’Alessandro: «va cancellata, stava compiendo un dovere istituzionale»

La riunione del 1 agosto 2014

ABRUZZO. Non c’era alcun motivo «urgente e indifferibile» per superare il limite di velocità e sfrecciare sull’autostrada A25 all’alba.
Per questo il 3 dicembre scorso la prefettura de L’Aquila ha rigettato il ricorso del presidente Luciano D’Alfonso che chiedeva di cancellare la multa da 1.400 euro presa il 1° agosto nella zona di Avezzano mentre si stava recando a Roma per un incontro istituzionale.

A guidare, ovviamente, non era il governatore ma l’autista della Regione che ha premuto un po’ troppo sull’acceleratore non riuscendo a ‘schivare’ il rilevatore di velocità.
E se la notizia della multa è stata resa nota solo ieri (sebbene risalga a 5 mesi fa, 1 agosto 2014) già a novembre scorso D’Alfonso aveva lanciato messaggi inequivocabili sulla necessità di avere al suo fianco un autista dai ‘poteri speciali’ stipulando una convenzione con la Gtm per individuare personale con «peculiari caratteristiche personali e psicofisiche» in grado di supportare i suoi spostamenti quotidiani che iniziano di buon ora la mattina e possono concludersi anche a notte inoltrata.

Il rigetto del ricorso da parte della Prefettura è arrivato perché la Polizia Stradale ha prodotto delle controdeduzioni sulla insussistenza dello stato di necessità. Insomma non c’erano motivazioni valide per non rispettare il codice della strada e i limiti imposti.
Ma la Regione non ci sta e il presidente si rivolgerà ora al giudice di Pace incaricando l'avvocatura regionale: «è suo pieno diritto di cittadino presentare ricorso», gli dà manforte il sottosegretario alla presidenza Camillo D’Alessandro.
E sempre D’Alessandro spiega che in realtà motivazioni urgenti per sfrecciare con il bolide della Regione c’erano, eccome. Perché D’Alfonso non stava facendo un viaggio di piacere, 20 minuti prima delle 7 del 1° agosto scorso. No: «ci troviamo di fronte ad una violazione posta in essere per garantire l’adempimento di un dovere istituzionale, ai sensi dell’art. 4 della legge 689/81».

L’articolo citato da D’Alessandro riguarda le cause di esclusione della responsabilità e recita: «non risponde delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima ovvero in stato di necessità o di legittima difesa».
«Tale dovere istituzionale – spiega D’Alessandro – si esplicava nella necessità di partecipare ad un riunione presso il Ministero dello Sviluppo economico a Roma, prevista alle ore 8:00, per fare il punto con tutti i livelli istituzionali (il Direttore generale del Ministero dei Beni culturali e i Comuni) e poi discutere con il viceministro Claudio De Vincenti del gasdotto della Snam che dovrebbe attraversare l’Abruzzo. Questo verrà rappresentato nel ricorso che, come ogni cittadino – e quindi senza alcun privilegio – il presidente D’Alfonso presenterà al Giudice di Pace di Avezzano, competente per territorio».
Se sia motivo valido o sufficiente sarà dunque il giudice a deciderlo e se dovesse arrivare un secondo rigetto «si provvederà al pagamento dell’ammenda». Sia il ricorso che l’eventuale pagamento dell’ammenda, però, fino a decisione contraria, saranno messi a carico della Regione. Che D’Alfonso possa decidere di mettere mano al portafogli? 

I 4 QUESITI DELL’INTEROGAZIONE DI FEBBO (FI)

Il consigliere Mauro febbo ha già firmato una interrogazione nella quale chiede:
1)    con quale macchina è stata commessa l’infrazione, da chi era condotta e a che velocità procedeva;
2)    i motivi che hanno indotto chi guidava l’auto a viaggiare oltre i limiti di velocità a quell’ora del mattino (ore 6.42), considerando che fino alle 7.00 le infrazioni vengono elevate di un terzo;
3)    chi pagherà tutte le spese relative al ricorso e successivamente all’eventuale conferma della sanzione amministrativa;
4)    se l’Amministrazione regionale si farà carico di un eventuale rimborso a beneficio dell’autista nell’eventualità di una sospensiva della patente.

Di certo, ha spiegato D’Alessandro, se il presidente è incappato nella multa della Stradale è stato proprio per far risparmiare l’Ente: «se la sarebbe potuta prendere comoda pernottando la sera prima in un albergo a Roma, cosa che notoriamente per la Regione ‘abruzzese’ ereditata non è consigliabile».
O come dice Mauro Febbo avrebbe potuto puntare la sveglia un po’ prima.
Resta il fatto che la cifra seppur minima ha già scatenato reazioni indignate tra le persone e di sicuro una iniziativa personale del presidente metterebbe fine alla storia e nello stesso tempo sarebbe una risposta con i fatti alla interrogazione di Febbo.
Il problema è che -visti i molteplici impegni e il vorticoso girovagare del governatore- la multa presa sulla A25 potrebbe non essere un caso isolato...

Alessandra Lotti

FEBBO: «ATTO ARROGANTE E SUPPONENTE»
«Non ci si può nascondere dietro le “motivazioni istituzionali” per giustificare una velocità spropositata tenuta dalla macchina del Presidente in viaggio verso la Capitale», replica Febbo. «Dal sottosegretario al presidente, proprio in virtù del ruolo di primo piano, mi aspetterei un atteggiamento sobrio e coerente con la carica ricoperta. In tutto questo c'è la gravità di un atto arrogante e supponente che non trova alcuna giustificazione. Così come non trova giustificazione il chiedere all’Avvocatura della Regione di presentare ricorso per un “ordine contro legge” che vedrebbe altro danno per l’Amministrazione regionale, posto che gli avvocati regionali avrebbero ben altro da fare su altri tipi di ricorsi, vedi la questione relativa alla Ria».