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Inchiesta Dragaggio: il processo si divide tra Pescara e L’Aquila

Ieri accolta costituzione parte civile marineria

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Inchiesta Dragaggio: il processo si divide tra Pescara e L’Aquila


L’AQUILA. Armatori e pescatori di Pescara, per un totale di oltre cento persone, si sono costituiti ieri parte civile nell'udienza preliminare dinanzi il gup del Tribunale dell'Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, che riguarda il dragaggio del porto di Pescara, bloccato negli anni scorsi e poi effettuato di recente.
Con la richiesta di costituzione di parte civile, che è stata ammessa, gli operatori dei pescherecci chiedono il risarcimento del danno sofferto a seguito dello stop al dragaggio.
Il giudice ha inoltre accolto una eccezione di competenza territoriale per alcuni reati (tra i quali quello di turbativa d'asta) per cui una parte del procedimento e' stata rimessa a Pescara. A L’Aquila, in pratica, resta solo il filone ambientale.
Sara' dunque il giudice naturale, stabilito ieri, quello di Pescara che potrebbe procedere alla citazione diretta oppure fissare una nuova udienza preliminare. E' stata inoltre accolta la richiesta di incidente probatorio per esperire una consulenza tecnica sulla individuazione del numero identificativo dei fanghi. La costituzione di parte civile e' avvenuta anche da parte del comune di Collecorvino, comune nel quale sarebbero stati conferiti in discarica i fanghi illecitamente smaltiti.
Armatori e pescatori sono rappresentanti dall'avvocato Carmine Ciofani.

IN 30 RISCHIANO IL PROCESSO
I reati ipotizzati sono quelli di corruzione, truffa, traffico illecito di rifiuti, falso, turbativa d’asta, frode nelle pubbliche forniture, scarico di metalli pesanti in mare.
Nell'ambito di questa inchiesta, coordinata dalla Procura de L’Aquila, sono 33 le persone indagate.
L’indagine è stata condotta dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Pescara coordinati dal capitano Fiorindo Basilico e dalla Guardia di Finanza guidata dal colonnello Mauro Odorisio che a marzo 2013 portò all’emissione di misure cautelari (ai domiciliari) nei confronti di due degli indagati, Angelo Bellafronte Taraborrelli, ex dirigente ai Comuni di Pescara e Montesilvano e supporto al responsabile unico del procedimento per l’appalto del dragaggio, e Giuseppe Biscontin, l’aiutante della società «La Dragaggi srl» che secondo l’accusa è stata favorita nella gara d’appalto per il terzo lotto.
I pm ipotizzano la corruzione a carico degli imprenditori Luca Nicolaj (legale rappresentante dell’aggiudicataria Nicolaj srl), Galileo Nicolaj (responsabile tecnico) e Luigi Minenza, progettista e responsabile unico del procedimento per il dragaggio, primo e secondo lotto, per conto del Provveditorato opere pubbliche.
I Nicolaj sono anche accusati di traffico illecito e gestione non autorizzata di rifiuti; falso ideologico in atto pubblico, falsità in registri e notificazioni; truffa e frode nelle pubbliche forniture. Alla Nicolaj srl viene contestata anche la responsabilità amministrativa per i reati penali, per aver tratto interesse e vantaggio dalla truffa in danno dello Stato.
Tra gli indagati anche l’ex presidente della Provincia Guerino Testa (Ncd): per lui la contestazione è quella di falsità ideologica in atto pubblico – nella sua qualità di commissario delegato per la realizzazione in termini di somma urgenza degli interventi nell’area del porto di Pescara e presidente dell’autorità di gara – insieme al responsabile unico del procedimento Emanuele Ucci e al supporto al responsabile unico del procedimento Angelo Bellafronte Taraborrelli.