L'INCHIESTA

Rimborsopoli, la procura di Pescara chiede 15 archiviazioni su 24. Polemiche dal centrodestra

Per altri 9 indagati, 6 stralci in altre procure e 3 richieste di rinvii a giudizio

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

14118

 Rimborsopoli, la procura di Pescara chiede 15 archiviazioni su 24. Polemiche dal centrodestra

I pm Di Florio e Bellelli



 
ABRUZZO. L’inchiesta Rimborsopoli che tanto scalpore aveva fatto all’inizio del 2014, alla vigilia del voto delle Regionali, si sgonfia: per ben 15 dei 24 indagati (tutti esponenti dell’allora Consiglio regionale) la stessa Procura ha richiesto l'archiviazione, mentre per 7 era già stato disposto lo stralcio per ragioni di competenza territoriale.
Dunque i pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli hanno chiesto il rinvio a giudizio solo per tre: Mauro Di Dalmazio (ex assessore al Turismo), Gianfranco Giuliante (ex assessore protezione Civile) e Angelo Di Paolo (Lavori Pubblici). A loro i pm contestano e chiedono il processo per il reato di peculato e solo per Di Dalmazio anche per truffa.
Per quest'ultimo, la presunta truffa è relativa a quattro missioni: a Cernobbio, Milano, Bilbao (in Spagna) e Roma. Due cene pagate in contanti senza comunicare, in sede di rendicontazione, che erano in due a tavola o un pernotto in albergo a cinque stelle senza dire che era di lusso. Ma anche una lunga serie di missioni a Roma (38) dove avrebbe «deliberatamente omesso di fornire dato utile a poter meglio individuare la natura e legittimità della missione».
Secondo l’accusa l’ex assessore al Turismo, che oggi siede in Consiglio come esponente della minoranza, avrebbe utilizzato impropriamente la carta di credito regionale personale durante un viaggio ad Amsterdam e in due trasferte a Roma.
Inoltre in un’altra quarantina di missioni fuori Abruzzo avrebbe «deliberatamente omesso di fornire dato utile a poter meglio individuare la natura e legittimità della missione».
Giuliante, invece, non avrebbe «documentato e comunque dichiarato in sede di rendiconto che i pasti erano stati consumati da due persone e che le spese in toto erano indebite perché non pertinenti missioni in atto». L’ex assessore nei giorni dell’inchiesta e degli interrogatori spiegò ai cronisti: «C'era poco da chiarire, mi contestano i pasti. Ero in missione e ho mangiato».
 Di Paolo avrebbe «eluso i controlli i controlli di legittimità e congruità delle somme spese» in una lunga serie di cene per un totale di 2.857 euro. Cene anche costose come a Le Caveau di Roma (due, una da 230 e una da 295 euro) o al Costa Paradiso di Roma (155 euro). Per tutti loro la parola passa adesso al gip che dovrà decidere se accogliere le tesi dei pm oppure archiviare anche per loro le posizioni.

LE 15 ARCHIVIAZIONI
La richiesta di archiviazione riguarda invece 15 ex assessori e consiglieri. Secondo la Procura, dunque, nei loro rimborsi non ci sarebbero illeciti. Alla maggior parte di loro erano state contestate cifre irrisorie (da 10 agli 80 euro) e in molti avevano scelto la via pubblica per chiarire il ‘malinteso’: da Carlo Costantini  a Cesare D’Alessandro
passando da Lorenzo Sospiri che pubblicò su Facebook l’avviso di garanzia parlando di «indagine innescata ad orologeria» e «inopinata aggressione giudiziaria».
Sarà il gip a decidere ma per l’accusa loro dovrebbero uscire di scena. Si tratta di Emilio Nasuti, Alessandra Petri, Lanfranco Venturoni, Carlo Costantini, Federica Carpineta, Riccardo Chiavaroli, Franco Caramanico, Giorgio De Matteis, Cesare D’Alessandro, Nicola Argirò, , Antonio Prospero, Lorenzo Sospiri (gli erano stata contesta la spesa di 82 euro), Giuseppe Tagliente, Nicoletta Verì e Luciano Terra.

I CASI STRALCIATI
Nelle scorse settimane erano già state stralciate, invece, per competenza territoriale 7 posizioni di altrettanti ex assessori regionali, passate ad altre Procure.
La magistratura Romana, infatti, dovrà occuparsi dei casi dell’ex presidente Gianni Chiodi (gli vengono contestati 24 mila euro di spese) e al suo vice Alfredo Castiglione.
Per quest’ultimo l'attenzione della procura pescarese e' rivolta su una missione a Mirabello (Ferrara) nel mese di settembre 2010 . In quell'occasione Castiglione avrebbe partecipato alla festa di An e avrebbe speso per un pranzo 142 euro e, sempre secondo l'accusa, avrebbe corretto a penna la ricevuta scrivendo il numero 1, relativo al numero dei coperti, al posto del numero 2. Sempre a Mirabello il vice presidente della Regione avrebbe consumato altri pasti con piu' persone per un totale di 200 euro.
Ma la lista delle contestazioni riguarda anche pranzi a base di aragoste da 200 euro in Puglia (presso i Due ghiottoni di Bari) o il pernottamento in hotel di lusso (Piazza di Spagna a Roma) da 411 euro a notte. E poi anche soggiorni al Santa Cesarea Terme nel Salento.
Sempre la procura Romana dovrà vagliari le posizioni di Paolo Gatti, Luigi De Fanis, Carlo Masci (500 euro di spese).
La posizione di Nazario Pagano è passata per competenza alla Procura di Rimini.
A lui vengono contestate spese per 15 mila euro per alberghi di lusso e cene luculliane in Venezuela, Florida, Canada, Baleari, Austria, Russia. A Mosca Pagano avrebbe speso più di 700 euro per dormire in un albergo cinque stelle. Nella maggior parte dei casi sarebbe stato sempre in coppia facendo però figurare che era da solo.
La posizione dell’ex assessore all’Agricoltura Mauro Febbo sarà vagliata invece dalla Procura di Verona.

DI CARLO (RADICALI): «UNA BOLLA DI SAPONE DEI PM SUPPORTERS»
E se già alla vigilia del voto questa inchiesta fece parlare di operazione «ad orologeria», oggi, con più delle posizioni in via di archiviazione la polemica riprende fuoco.
«Pare sarò prosciolto dall’ accusa di aver indebitamente intascato 20€ di soldi pubblici dalla Regione», commenta l’ex consigliere di Forza Italia, Ricardo Chiavaroli. «Sono contento, ma resta la perplessità su un’ indagine che non aveva grande fondatezza e sul dover apprendere ogni notizia su questo tema dal giornale».
Ma il più agguerrito è Alessio Di Carlo membro di Giunta di Radicali Italiani che sostiene che Rimborsopoli («una vicenda che ha dell’incredibile») si concluda «nel modo peggiore». E Di Carlo tira in ballo i due pm  Bellelli e Di Florio (quest’ultimo nominato procuratore capo a Vasto): «avviarono un procedimento contro tutto o quasi il centrodestra seduto in Consiglio Regionale e dopo qualche giorno apparirono seduti in platea nella convention organizzata da Luciano D'Alfonso, mentre il loro ex (in quanto pensionato) Procuratore Capo, Nicola Trifuoggi, affiancava sul palco lo stesso D'Alfonso».
Un episodio che acquistò rilevanza nazionale anche per la presa di posizione sui social network del giornalista Pierluigi Battista del Corriere della Sera. Il caso, però, divenuto virale proprio grazie a Facebook a suo tempo produsse una reazione stizzita dei magistrati che sostennero di aver partecipato semplicemente ad un evento pubblico –peraltro bipartisan con esponenti anche del centrodestra come il leghista Tosi- sul rapporto tra politica e magistratura, non per la presenza di D’Alfonso (all’epoca nemmeno ancora candidato ufficialmente alla Regione).
 Oggi «tutto il polverone sollevato dai due pm “supporter” del Presidente D'Alfonso si è concluso in una bolla di sapone», insiste però Di Carlo. «Ancora una volta, dunque, la magistratura pescarese entra a gamba tesa sulla politica regionale, contribuendo a determinare gli esiti della contesa elettorale. Poco importa se dopo qualche anno le accuse si rivelano infondate e gli indagati nemmeno portati a processo. E' così che una piccola Regione del centro Italia diventa specchio fedele di un Paese allo sbando, schiacciato nella morsa micidiale rappresentata da una magistratura debordante e una politica inconcludente e incapace di reagire».

Bellelli e Di Florio sono i pm (insieme a Trifuoggi) che hanno portato avanti il maxiprocesso Sanitopoli contro –tra gli altri- l’ex presidente Ottaviano Del Turco. Bellelli di recente si è occupato dell’altro maxiprocesso sulla discarica ed i veleni di Bussi insieme al pm Anna Rita Mantini.  
a.l.

D’ALESSANDRO (PD): «ATTACCO IGNOBILE»

«E' ignobile l'attacco alla Procura di Pescara, ai PM Bellelli e Di Florio , alla violenza usata nei loro confronti , perché di questo si tratta: tacciare un magistrato di partigianeria rappresenta la più violenta delle argomentazioni offensive che si possono usare, anche perché è accaduto l'esatto contrario: di fronte ad ipotesi di reato ognuno ha avuto la possibilità di dimostrare la propria posizione e sono emerse differenti evoluzioni giudiziarie che pure andranno in seguito ulteriormente chiarite».

Lo afferma Camillo D'Alessandro sottosegretario alla Presidenza  della Giunta, che prosegue
«Bellelli e Di Florio sono gli stessi che hanno indagato e posto sotto processo Del Turco ed i rappresentanti dell'allora centrosinistra . Dunque ? Oggi sono di parte e ieri non lo erano?»
«Lo dico da sostenitore di D'Alfonso che», aggiunge D’Alessandro, «pure è stato sottoposto non solo ad indagine , anche dagli stessi magistrati di Pescara, ma a processo conclusosi con piena assoluzione . Mai una parola da lui è stata consumata contro nessuno, nonostante tanti di noi chiedevano di esprimere almeno un aggettivo nei confronti dei tanti denuncisti perditempo. Ogni uomo pubblico deve sapere ed accettare che può essere sottoposto a rilettura , fa parte di un dovere speciale che deriva dall'esercizio della funzione politica, cioè rendere conto.  Adesso un consiglio al radicale Alessio Di Carlo: perché la prossima volta per andare sui giornali non si occupa di una questione  vera che sta a cuore agli abruzzesi e non corrisponda solo ad un desiderio di stupore garantito ,ogni volta , scegliendo di attaccare in questo caso i magistrati  , la prossima volta l'Europa, la volta ancora la Confermza Episcopale»