L'INCHIESTA

Operazione "Terre d'Oro", dopo gli interrogatori confermate misure per i Colanzi

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Operazione "Terre d'Oro", dopo gli interrogatori confermate misure per i Colanzi



L’AQUILA.  Restano confermate le misure cautelari per la famiglia Colanzi (Filippo Colanzi, e' l'imprenditore della Emoter) nell'ambito del traffico illegale di rifiuti, ovvero dei 406 mila metri cubi di terra e sassi trasportati secondo l'accusa da siti autorizzati in quelli illegali, intorno al fiume Pescara.
L'uomo assieme alla moglie Carmen Pinti e' finito agli arresti domiciliari mentre il figlio Emanuele e' l'unico della famiglia che, indagato nell'ambito dell'operazione "Terre d'oro", e' stato raggiunto da un provvedimento interdittivo dall'esercizio di impresa, anche questo confermato dal giudice.
Gli indagati hanno risposto ieri a tutte le domande poste dal pm Fabio Picuti e dal gip del Tribunale dell'Aquila, Guendalina Buccella ed avevano invocato la buona fede in comportamenti.
E' stato invece scarcerato Gianluca Milillo, 42 anni, di Sulmona, dipendete della societa' Emoter. In sede di interrogatorio il suo avvocato ha evidenziato come l'indagato non fosse un tecnico ambientale e avrebbe svolto l'attivita' di redazione dei piani di riutilizzo, in un periodo a cavallo tra la vecchia e nuova normativa.
«Riteniamo di aver chiarito gli aspetti significativi di questa vicenda – aveva affermato l'avvocato, Marco Femminella, legale di fiducia dei Colanzi al termine dell’interrogatorio-. Stiamo parlando di terra vegetale caratterizzata e risultata priva di qualsiasi tipo di contaminazione e di inquinamento, forse riutilizzata secondo un piano non rispettato nella sua interezza con delle difformità formali e forse amministrative che forse avrebbe portato ad un problema di qualificazione in quella che resta a tutti gli effetti terra».

Nell’ordinanza di custodia cautelare il giudice Buccella, scriveva che Filippo Colanzi e la coniuge Carmen Pinti rivestivano un «ruolo centrale, non solo in ragione dei dati formali legati alle cariche sociali rivestite, da un lato, e alla titolarità delle quote societarie (con conseguente fruizione dei profitti), dall'altro, ma anche in relazione alle concrete attività espletate nella gestione quotidiana degli affari, essendo coloro che si occupano del procacciamento e della gestione delle commesse, della pattuizione dei prezzi, dei contatti con i clienti e i fornitori, oltre che della direzione e del concreto coordinamento del persona».
Di Gianluca Milillo, sempre il giudice aveva scritto: «è il tecnico ambientale della società e si occupa, innanzitutto, della redazione dei piani di utilizzo, accede e aggiorna la contabilità occulta e, segnatamente, l'archivio Rapportini all'interno del quale sono contenuti i file relativi ai diversi cantieri»; inoltre, «partecipa all'attività di inquinamento probatorio sia predisponendo i numerosissimi documenti di trasporto falsi, sia partecipando agli incontri con gli autisti funzionali a concordare la versione dei fatti da rendere eventualmente alla polizia Giudiziaria oppure finalizzati alla sottoscrizione, postuma, dei documenti di trasporto».
Il Gip aveva segnalato una «personalità particolarmente spregiudicata del Milillo, il quale, parlando con la moglie, ucraina, ipotizza di realizzare una discarica in Ucraina, dove la normativa ambientale risulta sostanzialmente inesistente e comunque dove qualsiasi problema si può superare pagando il sindaco, la Polizia, il Padre Eterno».
L’inchiesta della forestale continua con l’analisi dettagliata di tutto il materiale sequestrato nel giorno degli arresti anche se la gran parte delle accuse sono già state sviscerate così come gran parte delle prove già reperite dal 2012, anno in cui è nata l’indagine.