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UdA, notificato il ricorso del Cus al Consiglio di Stato

«Erronea ed ingiusta» la sentenza Tar che annulla la convenzione

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UdA, notificato il ricorso del Cus al Consiglio di Stato

CHIETI. La sentenza del Tar Pescara che ha respinto il ricorso del Cus Chieti contro l’annullamento della convenzione con la d’Annunzio «l’è tutta sbagliata, l’è tutta da rifare».
Lo sostiene in 67 pagine di motivazioni il team di avvocati (il professor Aristide Police e gli avvocati Pierluigi Pennetta, Paola Tulipani e Maria Cristina Lenoci) che ha scritto a quattro mani il ricorso già presentato al Consiglio di Stato per «l’annullamento e riforma, previa sospensione dell’efficacia» di questa sentenza. L’eventuale sospensiva sarà discussa il 27 gennaio prossimo. In grossa sintesi, sono almeno quattro le censure contro la decisione «erronea ed ingiusta» del Tar che (1) ha sbagliato a sostenere che fosse necessaria una gara ad evidenza pubblica per affidare la gestione dello sport universitario.
Infatti (2) il Cus non è una società sportiva qualsiasi, ma – essendo emanazione del Cusi - è l’unico soggetto in possesso dei requisiti previsti dalla legge (del 1977 e seguenti). Inoltre (3) la transazione UdA-Cus sulle richieste economiche per le attività svolte in favore dell’università e che è stata bocciata, era di competenza del giudice civile e non del Tar, quindi (4) il rigetto della conseguente eccezione di difetto di giurisdizione andava adeguatamente motivata, mentre la sentenza ha sorvolato sul punto. 

I RAPPORTI CON L’UDA E L’ACCORDO TRANSATTIVO
Il ricorso ripercorre i rapporti UdA-Cus a partire dal 1999, con il susseguirsi di Convenzioni di 9 anni ciascuna e con il contributo iscritto in bilancio per le attività didattico-scientifiche della facoltà di Scienze motorie e per la gestione del sistema sportivo integrato di Chieti scalo. Si tratta di attività previste anche nella convenzione del 2004 “non travolta” dalla sentenza del Tar (che la ritiene ancora valida, salvo altri eventuali ricorsi dell’UdA) e che riguardano anche i lavori per le palestre di Santa Filomena e di Chieti scalo.
Il che – come si legge bene nel ricorso – ha come conseguenza il rischio di mettere nei guai la d’Annunzio in quanto, secondo i conti fatti dagli avvocati, il Tar sbaglia a quantificare in 4 milioni la cifra che il Cus dovrebbe restituire. In realtà il Cus i soldi li deve avere dall’università (secondo la vecchia convenzione ancora valida) e sono circa 7 milioni, mentre ne deve restituire solo 1,8 milioni. Il ricorso si sofferma a lungo sulle varie leggi – e non solo sui regolamenti o sullo Statuto della d’Annunzio, come sostiene il Tar – che prevedono l’esclusività del Cusi-Cus per l’attività sportiva universitaria.
Non si tratta infatti solo della partitella a tennis o degli allenamenti di basket e pallavolo: per la d’Annunzio il Cus ha avuto il ruolo e la funzione di “provider” per la creazione della facoltà di Scienze motorie, che il Miur autorizzava solo se a costo zero (cioè pagata dal Cus). Proprio questa nuova facoltà ha consentito all’Uda di moltiplicare i suoi iscritti, facendo lievitare il Fondo di finanziamento ordinario del ministero. Dunque il riconoscimento del ruolo complesso del Cus giustifica anche – secondo il ricorso - il lavoro della commissione Capasso sulle richieste economiche del Cus che furono accolte attraverso una transazione ed una nuova convenzione.
E quella proposta viene rivalutata dal ricorso proprio per aver attuato una transazione “tombale” per «ogni qualsivoglia pretesa» del Cus per le attività svolte in favore dell’UdA. Quindi se nella sentenza Tar – secondo gli avvocati – c’è «error in iudicando» per «la violazione e la falsa applicazione delle leggi» che assegnano al Cus una personalità giuridica particolare che lo esclude dalle regole della concorrenza comunitaria, ci sarebbe anche «error in procedendo» per «eccesso di potere, difetto di istruttoria e travisamento dei presupporti di fatto, irragionevolezza e contraddittorietà della motivazione per aver il Tar erroneamente omesso di considerare la portata delle previsioni normative relative alle peculiarità del servizio sportivo universitario». 

LA LEGGE AFFIDA SOLO AL CUS L’ATTIVITÀ SPORTIVA UNIVERSITARIA
Insomma – si legge a pagina 19 – “l’affidamento diretto” al Cus non è violazione della legge, ma è “necessitato” per il fatto che non esistono altri enti in grado di partecipare ad un’eventuale gara ad evidenza pubblica. Ed ammesso pure che le disposizioni della legge del 1977 fossero solo transitorie – chiosa il ricorso – “sono ancora vigenti” per tutta una serie di motivi, non ultimo che il Cusi-Cus ha nel tempo modificato la sua natura giuridica specializzandosi ancor di più nel fornire strumenti per l’attività sportiva universitaria, restando l’unico organismo con i requisiti di legge richiesti. C’è infine la discussione sulla natura della transazione UdA-Cus, oltre alla riproposizione dei motivi già presenti nel precedente ricorso del Cus al Tar.
Nella sentenza Tar che a suo tempo è stata presentata come una vittoria della d’Annunzio e che – a conti fatti – potrebbe essere invece un salasso per il bilancio, si criticava la transazione perché la commissione Capasso aveva accertato solo il “quantum e non l’an” (cioè quanto pagare e non se pagare). Ma la transazione – scrivono gli avvocati – è per sua natura la soluzione di un contenzioso che prescinde dall’an (cioè dall’obbligo più o meno riconosciuto di pagare) e si fonda proprio sul quantum “per evitare un contenzioso raggiungendo un accordo.” Torna dunque in alto mare la definizione del contenzioso aperto dalla frettolosa decisione del CdA di annullare in autotutela la convenzione ed il contratto. In realtà anche sull’applicazione dell’articolo di legge sull’autotutela, gli avvocati del Cus bacchettano la decisione dell’UdA e del Tar, riproponendo in primo piano tutte le perplessità su un’operazione che rischia di far pagare un prezzo altissimo alla d’Annunzio (“spese gravosissime” si legge nel ricorso) e che forse andava gestita non con la clava, ma con il laser.
Sebastiano Calella