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Quindici anni di gestione Aca valgono 69mln da pagare in bolletta fino al 2020

Per cancellare i debiti e gli errori della politica saranno i cittadini a pagare

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Quindici anni di gestione Aca valgono 69mln da pagare in bolletta fino al 2020

 


ABRUZZO. E’ probabile che in molti abbiano già sentito parlare della pessima gestione dell’Aca, carrozzone politicizzato dal “partito dell’Acqua”. Ora come spesso accade sono un po’ più chiare le conseguenze di tutto quanto.
E’ praticamente certa una stangata di 69 milioni di euro destinata a gravare fino al 2020 sulle bollette dell'acqua.
Il “regalo” arriverà nelle case dei cittadini serviti dall'Aca Spa nei 64 comuni delle province di Pescara e Chieti.

E' questa la proposta presentata al Tribunale dall'Amministratore Unico e illustrata in una riunione dell'assemblea dei Sindaci soci dell'Aca convocata presso la Provincia di Pescara.
    Per il Forum Abruzzese dei Movimenti dell'Acqua, presente con un presidio, è una soluzione «inaccettabile, perché a pagare devono essere coloro che hanno portato la società in condizioni tali da dover accedere al concordato preventivo presso il Tribunale».
    I debiti accertati dell'Aca ammontano a circa 120 milioni di euro e con la proposta di concordato preventivo  si cerca una transazione proponendo ai creditori una riduzione a 69 milioni di euro che saranno prelevati dal bilancio nei prossimi anni e fino al 2020.

Il tutto a gravare, di fatto, sulle bollette dei cittadini, visto che la società vive di questo.
Infatti questo denaro è sottratto ai servizi e alle attività dell'azienda pubblica.
 Il cittadino, quindi, si troverà a pagare per un servizio che in realtà costerebbe molto di meno senza i debiti ereditati dalle passate gestioni.

Per il Forum dell'Acqua sarebbe «una vergogna se non si attivassero tutte le procedure di rivalsa nei confronti dei passati amministratori che hanno causato un tale buco di bilancio. Devono essere loro a pagare, visto che si continuavano a votare bilanci in pareggio (o addirittura spacciati per bilanci in attivo) nonostante fosse chiara la situazione esplosiva dei conti della società. Addirittura i sindaci votarono, appena prima dell'arresto dell'allora presidente De Cristoforo, un bilancio su cui il Commissario dell'ATO aveva espresso formalmente pesantissimi rilievi, sostenendo la completa incongruenza del documento contabile».

«In tale situazione», dice il Forum, «è evidente la responsabilità di chi ha amministrato la società o non ha esercitato i doverosi controlli.    E' uno scandalo che in un sistema ormai al collasso e in un periodo di crisi nerissima i cittadini debbano ulteriormente pagare di tasca propria i risultati di anni di gestione dissennata e clientelare, punteggiata, secondo la Procura , anche da numerosi episodi di corruzione».

SOSPIRI: «NON PAGHERANNO I CITTADINI»

«Con l’approvazione da parte dell'assemblea del bilancio 2013, che ha fatto emergere un disavanzo per oltre 8 milioni di euro, prosegue il tortuoso percorso che porta al risanamento di Aca Spa. Questo disavanzo, generato dalle dissennate gestioni precedenti, sarà ripianato mediante il progetto concordatario in corso di approvazione da parte del Tribunale di Pescara». E’ quanto dichiara il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri.

«Mi preme sottolineare  - prosegue Sospiri - che la situazione debitoria, ed il relativo piano di risanamento, contrariamente a quanto viene insinuato in maniera strumentale nelle ultime ore, non comporterà in nessun modo alcun aumento tariffario, poiché le componenti di costo che compongono le tariffe del servizio idrico sono stabilite dalla legge e soggette al controllo dell'Autorità garante per l’energia elettrica e del gas e non comprendono le posizioni debitorie pregresse».

«Non dimentichiamo inoltre che siamo passati da un Cda che costava 400 mila euro a un Amministratore unico che ne costa 40 mila. Basta questo ulteriore elemento  - conclude il Capogruppo di Forza Italia - per comprendere come non è nostra intenzione far gravare i costi del risanamento dell’Aca, che gestisce l’acqua pubblica, sulle spalle dei cittadini».  

Concordato Aca