CRISI

Thales Chieti Scalo, il caso arriva al Ministero: «evitare la chiusura»

Tra i dipendenti timori per ridimensionamento

Redazione Pdn

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Thales Chieti Scalo, il caso arriva al Ministero: «evitare la chiusura»




CHIETI. Il deputato di Sel Gianni Melilla ha presentato una interpellanza al Ministero dello Sviluppo Economico sul caso Thales di Chieti Scalo (gruppo FInmeccanica).
Il deputato pescarese chiede di sapere se il governo «non intenda intervenire per scongiurare che un'importante struttura industriale e di ricerca possa essere chiusa, tutelando i dipendenti e il futuro industriale dell'intera area teatina».
Nella Thales di Chieti Scalo, che è uno dei cinque stabilimenti italiani della multinazionale francese, si effettuano lavorazioni di alta tecnologia nel campo della difesa, sicurezza e protezione civile.
In particolare si progettano, realizzano e manutengono anche sul campo, con l’utilizzo di personale altamente specializzato, apparati e sistemi, in dotazione alle Forze Armate, alle Forze dell’Ordine ed alla Protezione Civile/Vigili del Fuoco, per la protezione contro atti terroristici, protezione contro minacce Nucleari, Biologiche e Chimiche e sistemi di comunicazione e controllo (alcuni dei quali sono attualmente utilizzati nelle missioni internazionali in cui sono impegnate anche le forze armate italiane).
Tra i dipendenti cresce la preoccupazione per il ridimensionamento della presenza del marchio Francese in Italia con la fine dell'esperienza teatina dell'azienda. Notizia mai confermata ufficialmente dai vertici aziendali (ma neanche smentita) e avvalorata da un programmato e progressivo disinteresse al sito di Chieti.

Il timore fondato, quindi, è che tutte le attività della Thales Italia vengano accorpate nel solo stabilimento di Firenze, con molteplici conseguenze: la perdita di competenze e la distruzione di un know-how, oltre all’impoverimento del territorio e dell’economia locale poiché i dipendenti non potranno essere evidentemente disposti ad un trasferimento di 500 km, qualora questa fosse l’unica soluzione possibile.

I Sindacati sottolineano come tra mobilità volontarie, dirigenti mandati via e mancato ricambio generazionale, si assiste da tempo a un «depauperamento del sito teatino»: da qualche anno a questa parte, complice la crisi, il management di Thales Italia ha messo in campo una strategia di tagli che, però, non sembra coinvolgere alla stessa maniera tutti gli stabilimenti italiani.
«In particolare si evince un netto segnale volto a proteggere il lavoro nella sola sede di Sesto Fiorentino», sottolinea Melilla nell’interpellanza, «che, al contrario ha incrementato il suo organico (nell’ambito delle funzioni centrali) nonostante la netta flessione degli ordini».
Il laboratorio di ricerca del sito di Chieti Scalo ha all’attivo il deposito di 15 brevetti e la pubblicazione di almeno 50 articoli scientifici sulle più importanti riviste del settore, conta almeno 150 tesi di laurea e 10 dottorati di ricerca e ha partecipato a progetti di ricerca internazionali con istituti come il Cnr e la Fondazione Bordoni in Italia, l'Istituto Fraunhofer in Germania e l'Istituto Celar in Francia.

Anche lo Stato Italiano, attraverso decine di milioni di euro di progetti di ricerca finanziati, ha investito nelle competenze del sito Thales di Chieti (tecnologia Ultra Wide Band per la localizzazione indoor, tecnologia per sistemi di comunicazione del soldato avanzati, sistemi wireless per la sicurezza, sistemi avanzati per applicazioni critiche, ecc.)
La preoccupazione dei dipendenti tutti del sito Teatino è che tutto finisca nel silenzio totale, lasciando ad una disputa fra Regioni il destino di oltre 100 famiglie, nonchè un importante indotto, su un territorio già oltremodo provato da una pesante crisi.