CHI SONO

Benvenuto 2015. Megalò 3: vecchie speculazioni edilizie, nuovo scandalo

Nelle nuove inchieste sono finiti anche gli imprenditori Perilli e Colanzi

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3998

Benvenuto 2015. Megalò 3: vecchie speculazioni edilizie, nuovo scandalo

ABRUZZO. Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2015 non ci regalerà buone nuove sul fronte della pubblica amministrazione.
Appena tornati dalle sbronze prolungate di Natale e Capodanno, le cronache già registrano l’ennesimo scandalo su presunta corruzione che sarebbe dietro lo sfruttamento di una vasta area nei pressi dell’attuale centro commerciale Megalò.
Proprio quell’area a ridosso del fiume Pescara –area ad altissimo rischio esondazione per cui costruirci dovrebbe essere vietato- pare essere diventata una ossessione da oltre 10 anni a questa parte. Tutti vogliono costruirci cose che siano altri centri commerciali, alberghi, parchi acquatici o altro.
Pure comprensibile visto che uno scandalo giudiziario per aver costruito un mega centro commerciale a due passi dal fiume in zona a rischio e protetto da dighe alte 11 metri non c’è mai stato. E se è andato bene la prima volta allora perchè non provarci ancora con un Megalò 2 e anche 3?
Capita, però, che prima o poi arriva la “solita” Squadra Mobile e la procura antimafia di L’Aquila che poi pizzica un imprenditore non del tutto sconosciuto ed il sindaco di Chieti e gli contestano qualche favore di troppo.
L’imprenditore Enzo Perilli, titolare della Akka srl, la società che ha proposto il Megalò 3 insieme a Carmen Pinti moglie di Filippo Colanzi, è accusato di aver tentato il sindaco Umberto Di Primio con promesse di elargizioni per la prossima campagna elettorale 2015 dove Di Primio corre da candidato sindaco e quest’ultimo avrebbe accettato la promessa anche di altre utilità per pagare i propri debiti.
Inoltre Perilli, dice sempre l’accusa, avrebbe corrotto anche il responsabile dell’autorità di bacino, Michele Colistro, regalandogli una carta di credito Poste Pay ricaricabile, l’uso di un appartamento a Montesilvano e altro per addolcirlo sui divieti imposti proprio al progetto di Megalò 3.

PERILLI NELL’INCHIESTA HOUSEWORK E IN QUELLA CICLONE
Enzo Perilli, non è esattamente un imprenditore sconosciuto, con le sue ditte è molto attivo nell’area del pescarese e chietino vincendo numerosi appalti pubblici.
In passato ha effettuato lavori per il Comune di Pescara con la società Adriabitumi.
Dal 2004 al 2006 si è occupato del completamento dei lavori di Corso Vittorio Emanuele, della valorizzazione della piazza Colle Marino, della ripavimentazione del parcheggio del mercato ittico di via Paolucci, della riqualificazione di via Tommaso da Celano. E poi ancora dei lavori di messa in sicurezza di via Nazionale Adriatica sud, della manutenzione straordinaria delle condotte bianche e nere presso il tribunale, della valorizzazione della piazzetta di via Colle di Mezzo.
Nel marzo del 2006, l'Adriabitumi fu colpita da un incendio. La società si affrettò a definire la questione come una «bravata di alcuni ragazzi», ipotesi alla quale gli inquirenti non hanno creduto.
Nell’ambito dell’inchiesta Housework Perilli era stato accusato di corruzione in concorso con l’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso.
La procura gli contestava il versamento di 3 mila euro, su indicazione di D’Alfonso, effettuato nel 2005 alla società Informabruzzo srl del giornalista Francesco Di Miero («per retribuirla per ragioni personali del sindaco») in contropartita di alcuni atti amministrativi adottati o da adottarsi nelle procedure di gara. Questo versamento di denaro era arrivato a fronte di prestazioni «dichiarate dalla Informabruzzo sas ma, di fatti, mai richieste né rese».
Perilli, difeso proprio dall’avvocato Umberto Di Primio, però non ha ricevuto nessuna condanna. In primo grado, infatti, il collegio ha ritenuto che «la prova di colpevolezza non è del tutto assente» ma il reato, consumato a giugno del 2005, è stato dichiarato estinto per prescrizione.
Prima dell’inizio dell’inchiesta Ciclone Perilli era stato vittima di accuse lanciate in una lettera anonima che faceva nomi di altri imprenditori e politici rientrati poi nell'inchiesta.
Anche Perilli è stato accusato di corruzione nel processo Ciclone di Montesilvano, in quanto avrebbe promesso a Cantagallo, che accettava, la raccolta di fondi e contributi non registrati per le elezioni comunali del 2004 in cambio della convenzione stipulata con il Comune di Montesilvano per l’edificazione di tre edifici nel comparto “Pp”.
In questo processo per Perilli, difeso dall’avvocato Canio Salese, è arrivata l’assoluzione.

PERILLI ED IL CENTRO COMMERCIALE DI MONTESILVANO
La Siset Costruzioni, sempre di Perilli, nel 2008 propose al Comune di Montesilvano la costruzione di un centro commerciale a Villa Carmine.
Ne nacque un contezioso amministrativo ed una diffida della ditta firmata dall’avvocato Di Primio contro il Comune di Montesilvano.

COLANZI, SANITOPOLI ED IL BIANCHETTO
Filippo Colanzi e la coniuge Carmen Pinti per il gip Buccella che ha disposto gli arresti domiciliari nell’inchiesta “Terre d’oro” rivestivano un «ruolo centrale, non solo in ragione dei dati formali legati alle cariche sociali rivestite, da un lato, e alla titolarità delle quote societarie (con conseguente fruizione dei profitti), dall'altro, ma anche in relazione alle concrete attività espletate nella gestione quotidiana degli affari, essendo coloro che si occupano del procacciamento e della gestione delle commesse, della pattuizione dei prezzi, dei contatti con i clienti e i fornitori, oltre che della direzione e del concreto coordinamento del persona».
Colanzi è altro imprenditore molto attivo con numerose società di costruzione e movimento terre e le cronache lo ricordano anche per la sua testimonianza nell’ambito del processo Sanitopoli dove non era indagato ma testimone.
Il collegio presieduto dal giudice Carmelo De Sanctis lo volle ascoltare due volte per capire come mai alcune fatture fossero state sbianchettate.
Si trattava di fatture di lavori effettuati a Villa Pini che dovevano in qualche modo datare le foto contenute nella fotocamera di Vincenzo Angelini usata per scattare la famosa foto delle mele “prova” della tangente a Ottaviano Del Turco.
Le fatture vennero prodotte dalla difesa dell’ex governatore Del Turco per sostenere che la foto della presunta dazione di Vincenzo Angelini all'ex governatore non era stata scattata il 2 novembre 2007, ma tra un periodo di tempo che va dal 16 giugno 2006 al novembre 2006.
Il tribunale acquisì le fatture originali e in base ad una nota della Guardia di finanza del 5 aprile 2013 ravvisò delle alterazioni ovvero «cancellature mediante bianchetto di alcune parti della descrizione dell'oggetto delle fatture medesime».
Colanzi, titolare della Emoter, in una precedente udienza del processo aveva spiegato che le fatture relative ai lavori erano dell'ottobre 2006.
Il presidente del collegio Carmelo De Santis disse in aula che guardando controluce le fatture con la lente di ingrandimento si leggeva quello che c'era scritto.
Le date delle fatture, cioe' 30 ottobre 2006 e 30 novembre 2006, relative ai lavori di gabbionatura e oggetto delle foto ai lavori a Villa Pini, vennero confermate da Colanzi.
Il testimone pero' disse di non ricordare se avesse eseguito lavori a Villa Pini anche in altre epoche, ma sostenne che quelli riguardanti la gabbionatura era solo del 2006.

a.b.