L'INCHIESTA

Operazione “Terre d’oro”: il gip: «soggetti organizzati e pericolosi: documenti falsi per lucrare»

Al centro dell’inchiesta la ditta Emoter di Filippo Colanzi

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Operazione “Terre d’oro”: il gip: «soggetti organizzati e pericolosi: documenti falsi per lucrare»

CHIETI. Contabilità falsa, falsa documentazione per attestare la regolarità dello smaltimento per arrivare ad un risparmio (e dunque un illecito arricchimento) di circa 3 mln di euro.
Le terre di decine di cantieri sarebbero state così smaltite “a gratis”, o quasi, dal 2010 al 2013 anche su terreni dove dovrebbe sorgere il Megalò 3 nei pressi del fiume Pescara innalzando i livelli del terreno stesso e influendo direttamente sul comportamento del fiume che è indotto ad esondare più a valle con conseguenze che tutti abbiamo visto nel 2013.
Questo è molto altro emerge dall’inchiesta (molto “tecnica”) della Forestale, denominata “Terre d’oro” e coordinata dalla procura distrettuale Antimafia de L’Aquila.
In pratica, questa è l’ipotesi dell’accusa, si riusciva a lucrare sullo smaltimento falsificando digitalmente i “rapportini” dei viaggi di consegna del materiale nelle discariche ufficiali previste. La Forestale in oltre due anni è riuscita a scovare e a “smontare” tutti i files digitali falsificati attraverso perizie tecniche ed ha trovato ulteriore verifiche anche da alcuni autisti della Emoter srl, la ditta al centro dell’inchiesta, che hanno confermato il metodo truffaldino.
Così esisteva una doppia contabilità nel trasporto di terre e rocce da scavo: una falsa, di facciata, che soddisfaceva i requisiti di legge; l'altra nascosta e reale.
Le terre e rocce da scavo, però, possono andare in deroga alla norma sui rifiuti a patto che ci sia un piano di utilizzo e vengano salvaguardati i terreni, altrimenti vanno smaltite secondo i vincoli dei rifiuti speciali.
L'inchiesta riguarda principalmente la ditta specializzata in movimento di terra, la Emoter Srl, che ha preso numerosi subappalti «ingannando gli appaltatori principali con falsa documentazione sullo smaltimento delle terre che, invece, venivano rivendute o utilizzate come riempimento».
Questo significa che secondo gli inquirenti chi si rivolgeva a questa ditta per smaltire la terra era assolutamente all’oscuro dei metodi utilizzati.
«L'indagine», è stato spiegato ieri, «è nata da un controllo casuale del 2011 a Pescara, in un cantiere per la realizzazione di una concessionaria di auto: i documenti di trasporto prodotti dalla ditta attestavano che i materiali fossero stati portati in modo regolare, secondo il piano di utilizzo, ma dagli autisti della ditta, sentiti a sommarie informazioni, siamo riusciti a capire che il movimento di terra era irregolare».
Cinque le misure cautelari eseguite ieri. Ai domiciliari sono finiti Filippo Colanzi di 50 anni di Chieti, Carmen Pinti di 47 anni di Bucchianico, Gianluca Milillo di 43 anni di Sulmona, Massimiliano Di Cintio di 42 anni di Pescara. La misura dell'interdizione dall'attivita' lavorativa e' scattata per Emanuele Colanzi di 26 anni di Guardiagrele.
Diciotto sono in totale gli indagati tra i quali imprenditori e proprietari di terreni sui quali sono stati smaltiti illecitamente i rifiuti.

I PERSONAGGI DELLA STORIA
Filippo Colanzi è marito convivente di Carmen Pinti e padre di Emanuele Colanzi, amministratore unico della Emoter srl con sede a Chieti, via Erasmo Piaggio (società cessata fittiziamente il 30.12.2013) dal 2004 al 18 dicembre 2012, è titolare di quote pari al 15% del capitale sociale. Colanzi è anche accomandante e amministratore della E.Co. Strade S.a.s. del figlio Emanuele, con sede a Chieti, piazzale Guglielmo Marconi n. 67, titolare di quote pari al 5% del capitale sociale.
C’è poi Carmen Pinti, moglie di Colanzi e madre di Emanuele, titolare di quote pari all’85% del capitale sociale della Emoter srl.
Gianluca Milillo invece è il tecnico ambientale della Emoter srl mentre Massimiliano Di Cintio è dipendente della Emoter sas dal 1999.
Infine Emanuele Colanzi, figlio di Filippo e Pinti, amministratore unico della Emoter Lavori srl titolare di quote pari al 95% del capitale sociale; in qualità di accomandatario della E.Co. Strade S.a.s. con sede a Chieti, piazzale Guglielmo Marconi n. 67, titolare di quote pari al 95% del capitale sociale.
Tutti loro sono accusati di aver illecitamente smaltito ingenti quantitativi di rifiuti costituiti da terre e rocce da scavo per complessivi 406.867 metri cubi.
La parallela indagine condotta dalla Squadra mobile e dalla procura Antimafia contesta lo stesso reato anche a Enzo Perilli titolare della Akka srl proponente del progetto Megalò 3 oltre alla corruzione presunta del responsabile dell’Autorità di Bacino, Michele Colistro, e del sindaco di Chieti, Umberto Di Primio.

«SOGGETTI PERICOLOSI»
Quanto alla posizione degli arrestati ai domiciliari, per il giudice Buccella, Filippo Colanzi e la coniuge Carmen Pinti rivestivano un «ruolo centrale, non solo in ragione dei dati formali legati alle cariche sociali rivestite, da un lato, e alla titolarità delle quote societarie (con conseguente fruizione dei profitti), dall'altro, ma anche in relazione alle concrete attività espletate nella gestione quotidiana degli affari, essendo coloro che si occupano del procacciamento e della gestione delle commesse, della pattuizione dei prezzi, dei contatti con i clienti e i fornitori, oltre che della direzione e del concreto coordinamento del persona». Quanto a Gianluca Milillo, «è il tecnico ambientale della società e si occupa, innanzitutto, della redazione dei piani di utilizzo, accede e aggiorna la contabilità occulta e, segnatamente, l'archivio Rapportini all'interno del quale sono contenuti i file relativi ai diversi cantieri»; inoltre, «partecipa all'attività di inquinamento probatorio sia predisponendo i numerosissimi documenti di trasporto falsi, sia partecipando agli incontri con gli autisti funzionali a concordare la versione dei fatti da rendere eventualmente alla polizia Giudiziaria oppure finalizzati alla sottoscrizione, postuma, dei documenti di trasporto».
Il Gip segnala una «personalità particolarmente spregiudicata del Milillo, il quale, parlando con la moglie, ucraina, ipotizza di realizzare una discarica in Ucraina, dove la normativa ambientale risulta sostanzialmente inesistente e comunque dove qualsiasi problema si può superare pagando il sindaco, la Polizia, il Padre Eterno».
Infine Massimiliano Di Cintio «dipendente della famiglia Colanzi sin dal 1999, con mansioni di capo operaio e responsabile della sicurezza nei più importanti cantieri (oltre che titolare di quote della Emoter Lavori srl), è la figura di riferimento, sotto il profilo operativo, dei dipendenti e, segnatamente, degli autisti».

PER IL GIP «STRUTTURA ORGANIZZATA PER PROFITTI ILLECITI»
Secondo il gip, Guendalina Buccella, emergono «sotto il profilo oggettivo una «pluralità di operazioni», che evidenzia «l'esistenza di una struttura organizzata, con mezzi destinati all'attività continuativamente e professionalmente svolta, oltre che l'ingente quantitativo dei materiali cavati».
E' anche evidente –scrive il gip nell’ordinanza- «sotto il profilo soggettivo, la finalità dell'ottenimento di un ingiusto profitto» stimato dai consulenti in 3 milioni di euro .
«I terreni di destinazione - scrive il Gip - hanno subito, per effetto dei descritti conferimenti, profonde modificazioni» come per un terreno a Chieti proprio vicino la Emoter, «un'alterazione del piano di campagna di circa 3-4 metri, frutto del riporto di terre e rocce da scavo tra il 2008 e il 2013».
DA DOVE PROVENIVA LA TERRA SMALTITA IRREGOLARMENTE
Ad ingrossare le discariche abusive create dalla Emoter sono state terre di moltissimi cantieri di altrettante ditte (tutte però estranee all’inchiesta)
In particolare 26.934 metri cubi, provenivano dal cantiere Imar Costruzioni srl di San Giovanni Teatino (CH), via Po, per la realizzazione della nuova sede della concessionaria automobilistica “Audi”, nel 2011; 1.685 metri cubi, provenienti dal cantiere Riabitare – Fameccanica srl in San Giovanni Teatino (CH), via Adige, per l’ampliamento del capannone industriale ex Sacem; 6.724 metri cubi, provenienti dal cantiere Opera Costruzioni srl in Pescara, via Socrate, per la realizzazione di un complesso immobiliare residenziale e commerciale; 8.734 metri cubi, provenienti dal cantiere Iezzi Costruzioni srl in Chieti, viale Abruzzo, per la realizzazione di un complesso immobiliare; 22.274 metri cubi, provenienti dal cantiere Colanzi srl in Pescara, per la realizzazione di un asse viario di collegamento tra via Caravaggio, via Ferrari, via dell’Emigrante; 7.734 metri cubi, provenienti dal cantiere Di Felice Costruzioni srl in Chieti, via dei Vestini, per la realizzazione del Villaggio del Mediterraneo; 57.351 metri cubi provenienti dal cantiere ICS Spa, in Bucchianico (CH) per la realizzazione del Raccordo Stradale S.S. 81 Bucchianico – Guardiagrele; 259.507 metri cubi, provenienti dal cantiere Colosio Spa di San Giovanni Teatino, per la realizzazione del complesso commerciale “IKEA” mentre lo smaltimento doveva essere effettuato da Deco spa, Toto spa, Mantini srl e Soim srl.
Smaltiti illegalmente anche 15.924 metri cubi, provenienti dal cantiere Decathlon di San Giovanni Teatino (CH), per la realizzazione del plesso commerciale.
Da questo smaltimento irregolare è stato calcolato un ingiusto profitto pari a 2.976.372 euro.
LE DITTE COINVOLTE
Sono state eseguite anche tredici perquisizioni nelle sedi legali di altrettante imprese tra Pescara, Chieti, Milano e Roma.
Diciotto sono gli indagati, denunciati a piede libero, che a vario titolo ed in concorso tra loro hanno partecipato all’ipotesi delittuosa (proprietari di terreni compiacenti, professionisti ecc...).
Sette le società coinvolte e accusate di illeciti: E.co. Strade s.a.s., la Emoter s.r.l. e la Emoter lavori s.r.l. con sede legale a Chieti, Energia Verde Spa, con sede legale in Assisi (PG), Soim srl con sede legale in San Giovanni Teatino (Ch), Saline srl con sede legale in Montesilvano (PE), Akka srl con sede legale in Roma, l’Associazione “Fondazione Figlie Dell’amore Di Gesù E Maria - Onlus”.
Queste società sono interessate da provvedimenti sanzionatori di illecito amministrativo dipendente da reato, in applicazione della specifica disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, poiché «traevano interesse e vantaggio dai reati imputati».

Alessandro Biancardi