L'INCHIESTA BIS

Dai rifiuti alla corruzione: indagato anche il sindaco Umberto Di Primio

Perquisizioni nell’abitazione e nell’ufficio del primo cittadino ricandidato alle prossime elezioni

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Umberto Di Primio

Umberto Di Primio

CHIETI. Il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, alla guida da 5 anni della giunta di centrodestra, è indagato per corruzione in un fascicolo stralcio dell'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti condotta dal Corpo forestale che ha già recapitato 4 arresti ai domiciliari.
La squadra mobile di Pescara sta effettuando perquisizioni sia nel comune di Chieti che nell'abitazione del sindaco. Di Primio è indagato per la parte collegata al cosiddetto 'Megalò 3', cioè un progetto di sviluppo nell'area del grande centro commerciale di Chieti Scalo.
Partendo da una segnalazione che riguardava il presunto smaltimento illecito dei rifiuti, che proprio stamane si è concretizzato con gli arresti, la Forestale si è imbattuta in una vicenda più ampia che riguardava lo sfruttamento di alcuni terreni nell’area vasta dove sorge il Megalò e dove sono previste nuove speculazioni edilizie. Nell’ambito di questo stralcio di indagine, poi affidato alla procura di Pescara e alla Squadra Mobile, si sarebbero poi seguite alcune piste che farebbero pensare a corruzione per alcuni lavori.
Gli investigatori lavorano da mesi sulla vicenda che sarebbe partita da alcune denunce circostanziate e documentate.

IL GRANDE PROGETTO CONTESTATO DEL MEGALO’ 3
Il Megalò 3 doveva diventare nell’immaginario degli ideatori un centro polifunzionale a Santa Filomena, nella zona C, vicino al Megalò 1.
La storia è di quelle lunghe e travagliate in una delle zone più controverse perché a ridosso del fiume Pescara.
Il Genio civile il 19 novembre 2013, aveva ordinato alla società di ripristinare lo stato dei luoghi geomorfologicamente compromesso dai lavori, realizzati dal precedente proprietario Giuseppe Colanzi (sul quale pende un processo penale). 

Michele Colistro, segretario generale dell’Autorità di bacino, esattamente un anno fa, spiegò che su Megalò 3, l’Autorità di Bacino non aveva mai dato parere positivo al progetto.
Per il Genio civile il progetto andava bloccato per presunte gravi alterazioni del sito che presenterebbe rinterri che in certi punti superano i cinque metri. Uno scompenso che renderebbe vulnerabile la struttura a problemi di carattere idraulico.

Poi era arrivato lo stop del comitato VIA con conseguente ricorso al Tar da parte della società proponente. Anche il Comune di Chieti si era costituito per sostenere il ricorso del privato per ottenere l'annullamento del provvedimento. Una mossa politica che aveva attirato le critiche di ambientalisti ed esponenti di Rifondazione Comunista .
Ma il tribunale amministrativo di Pescara qualche mese fa si è dichiarato incompetente, per difetto di giurisdizione, a giudicare, rimandando tutto al Tribunale superiore delle acque.
Tra intoppi burocratici, proteste dei commercianti cittadini contro l’ennesimo colosso della grande distribuzione, ricorsi e carte bollate è così sfumato il progetto proposto da Pinti Carmen ora Akka srl relativo alla realizzazione del centro polifunzionale con attività commerciali, sportive, ricreative, il cosiddetto “Megalò 3” (in totale 5 edifici).
L’area d’intervento, costituita da terreni di diversi proprietari si sviluppa nel comune di Chieti, si trova nelle immediate vicinanze dello svincolo del raccordo autostradale Chieti-Pescara e del casello autostradale (Chieti) della A25, a confine con il PRUSST 7-93 (Centro Commerciale Megalò) già realizzato.
Il caso arrivò anche in Parlamento quando il deputato Gianni Melilla presentò una interrogazione al Ministero delle Infrastrutture per chiedere se «non intenda attivarsi per verificare la situazione ed eventualmente superare un Prusst utilizzato per danneggiare il territorio anziché per riqualificarlo».
La scorsa estate il quotidiano Il Centro aveva raccontato del progetto del sindaco Di Primio per sostituire il Megalò 3 e anche il Megalò 2. Un progetto da 65 milioni di euro  per un “parco acquatico del divertimento” dalle dimensioni enormi, progettato da un famoso architetto tedesco. Poi anche di questo progetto non si è saputo più nulla.

GUAI PER IMPRENDITORI E AUTORITA’ DI BACINO
Oltre a Di Primio gli altri indagati in questo filone di inchiesta, sempre per corruzione, sono: Michele Colistro, segretario generale dell'Autorita' di bacino, oggetto di perquisizioni a casa e negli uffici, in una serie di ditte, tra L'Aquila e Roma, ed Enzo Perilli, titolare della 'Akka', legata al progetto di Megalo', presunto corruttore, anche lui perquisito tra Montesilvano, Chieti, Napoli e Roma.

DUE INDAGINI DISTINTE MA CONNESSE
 Il procedimento penale che vede coinvolto il sindaco di Cheti per il reato di corruzione e' diverso rispetto a quello che stamani ha portato all'operazione denominata 'Terre d'oro', con l'esecuzione di 5 misure cautelari, una serie di sequestri e perquisizioni.
Entrambi i procedimenti, in carico agli stessi pubblici ministeri, hanno in comune un indagato, vale a dire Perilli.
La Squadra mobile di Pescara e il Corpo forestale, che hanno cominciato ad indagare su di lui partendo da un altro filone di indagine, avrebbero rilevato, tra l'altro, degli elementi di responsabilita' in merito allo smaltimento illecito di rifiuti (tra marzo 2010 e aprile 2013), incrociando cosi l'attivita' di indagine relativa all'altro procedimento, quello sfociato nell'operazione 'Terre d'oro'.
Nel 2012 la Forestale inizia ad indagare sui rifiuti mentre nel 2014 autonomamente la Squadra Mobile si ritrova ad indagare sull’imprenditore Enzo Perilli per altre vicende che però conducono gli agenti della Questura di Pescara ad incrociare i colleghi della Forestale che erano interessati alle modalità di smaltimento delle terre sbancate in vari grandi cantieri.
Dunque si tratta di due inchieste diverse ma connesse e che hanno dovuto trovare un medesimo coordinamento per ragioni investigative ma che si occupano di “piani” diversi anche se in parte i fatti sono gli stessi.
Per l'ipotesi di corruzione, secondo la ricostruzione degli investigatori, Perilli avrebbe corrotto il sindaco di Chieti e il funzionario regionale con la promessa di utilita' economiche, per la realizzazione di 'Megalo' 3, e in questo caso i fatti su cui si sta indagando partono dal mese di aprile 2013.
Allo stato per Di Primio di tratterebbe di una promessa di utilità e denaro ricevuta ed accettata mentre per Colistro gli investigatori avrebbero già individuato le dazioni di danaro.

PERILLI E GLI OSTACOLI IMPREVISTI DA SUPERARE CON LA PRESUNTA CORRUZIONE
In questa inchiesta Perilli viene accusato di traffico illecito e nello specifico di aver smaltito illegalmente 93mila metri cubi di terra di cui oltre 70mila frutto del megasbancamento per la costruzione del centro commerciale Ikea (società estranea ad accuse).
Secondo le indagini dopo aver riportato la terra nel sito dove doveva sorgere il Megalò 3 sarebbero insorti una serie di ostacoli amministrativi che Perilli aveva deciso di superare assicurandosi la collaborazione di Di Primio e Colistro, segretario della autorità di bacino.
Le gravi modifiche della quota livello dell'area di esondazione del fiume Pescara erano state oggetto di numerosi esposti di associazioni ambientalistiche e forze politiche, con l'intervento diretto del Genio Civile.

DI PRIMO: «SONO TRANQUILLO: NON HO AVUTO ALCUNA UTILITA’ DA QUESTA VICENDA»
«Io sono tranquillissimo ma so anche che purtroppo questa è una cosa che non si risolverà presto e allora la prima preoccupazione è stata quella del dispiacere per chi condivide con me la vita affettiva, l'altra preoccupazione è stata quella di chiamare mia mamma. La mia famiglia va subito in ansia pure se mi fanno un'interrogazione figuriamoci se fanno un'indagine o se finisco in tv».
 Lo ha detto il sindaco di Chieti Umberto Di Primio questa mattina incontrando gli organi di informazione nel suo ufficio in Comune, subito dopo la perquisizione della polizia giudiziaria, perquisizione che, come ha confermato il primo cittadino, ha riguardato anche la sua abitazione.
«Ci sono due aspetti di questa vicenda - ha specificato Di Primio: uno riguarda i rifiuti ed è estraneo alla mia conoscenza, non so neanche di cosa stiamo parlando, non so nemmeno di che cosa si tratti. L'altra vicenda - ha aggiunto riferendosi alla realizzazione del cosiddetto Megalò 3 - la conosco ma la conosciamo in tanti dal 2007 perché è un progetto vecchio del 2007, del quale oggi mi occupo perché sindaco, per il quale non ho tratto alcun beneficio, non trarrò alcun beneficio. Nell'ipotesi ci sia qualche beneficio, ne trarrà beneficio la città, se si farà; io non ho avuto nessuna utilità dal sostenere questo progetto. Ritengo che sia un progetto che se andasse avanti porterebbe benefici alla città e come abbiamo sempre detto nelle attività amministrative che sono state lunghissime, tutto quello che è possibile fare e che non prevarichi la legge a mio avviso va fatto».
«Mi sono ritrovato a vivere una situazione nella quale non saprei cosa dire a mia discolpa perché non ritengo di aver fatto nulla che meriti di essere giustificata a discolpa - ha detto ancora Di Primio - Io sto a disposizione dei magistrati, quando vogliono, come vogliono, spero il prima possibile, domattina se fosse possibile, domattina».