L'INCHIESTA

L’Aquila Nera, il nuovo terrorismo corre su Facebook.
«Voglio sentire odore di carne bruciata»

Alla ricerca degli adepti a suon di post violenti e a sfondo razziale

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5824

Stefano Manni

L’AQUILA. L’inchiesta ‘l’Aquila Nera’ coordinata dalla procura de L’Aquila che ieri ha portato all’arresto di 14 persone  tra Abruzzo e Lombardia andava avanti da almeno due anni.
Nell’estate del 2013 i carabinieri del Ros hanno scoperto l’esistenza in Abruzzo di attività contro lo Stato da parte di un gruppo che aveva contatti su Facebook, legato a Stefano  Manni, un ex sottufficiale dei Carabinieri congedato per motivi di salute, residente a Montesilvano e arrestato ieri mattina insieme alla sua compagna e agli altri aderenti al gruppo.
Proprio l’analisi dell’intercettazione telematica iniziata il 20 novembre 2013 sul personal computer di Manni,  ha permesso di constatare che il progetto eversivo veniva perseguito utilizzando in particolar modo Facebook, con il profilo “Nuovo Centrostudi Ordine Nuovo”, creato il 3 giugno 2011 e riconducibile, secondo Manni, ad un fantomatico Generale dei Carabinieri di 71 anni. Ma per gli inquirenti a gestire quel profilo era in realtà l'ex sottufficiale stesso «per dare credibilità ai suoi contatti esterni».

I ROS NEL PC DI MANNI TRMITE UN VIRUS
L’attività investigativa sul conto di Manni è nata nel 2012: l’uomo era sospettato di discriminazione razziale, etnica e religiosa, ma anche di sovversione dell’ordine democratico. Le indagini sono andate avanti grazie ad intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, osservazioni e pedinamenti, attività sotto copertura.
In un post del 25 marzo scorso, acquisito dagli investigatori tramite il programma “sniffer”  Manni è apparso determinato a mettere in atto azioni violente, e spiegò agli amici che avrebbe potuto far ricorso alla causa di non imputabilità determinata, a suo dire, da un aneurisma cerebrale avuto in passato. Si giocherà questa carta?

IL PIANO EVERSIVO
L’attività investigativa effettuata dai Carabinieri del Ros ha consentito l’accesso alle più ristrette conversazioni dell’ex carabinieri e dei suoi sodali. Gli inquirenti sarebbero riusciti così a verificare il piano eversivo, ricostruendo i progetti («anche omicidiari e stragisti») grazie alla analisi dei dialoghi avvenuti sul web (in particolare, nelle chat riservate).
Attraverso la consultazione di post, commenti, chat e incontri diretti con i soggetti contattati si è potuto accertare che Manni era riconosciuto capo indiscusso, sostenitore del disciolto “Movimento Politico Ordine Nuovo” con l’obiettivo di tornare alla “strategia della tensione”.

 L’AGORA’ VIRTUALE
«Facebook è per Mammi una sorta di agorà per le dissertazioni e analisi delle problematiche strutturali o riferite ad un episodio specifico  dove non spingersi però alla pianificazione delle soluzioni (illecite)  delle problematiche affrontate, affrontate in sedi più riservate e sicure, scrivono gli inquirenti.

SIMBOLI FASCISTI E NAZISTI
«Gli interlocutori sono soliti utilizzare alcuni neologismi latini salutandosi con ave ad inizio conversazione e con nobis (il “a noi” del regime fascista) quale congedo. Altrettanto frequenti sono formule di chiusura» come con la sigla “S.H. 88” «dove le lettere», annotano gli inquirenti, «sono da intendersi quale acronimo di Sieg Heil (tedesco, letteralmente “saluto alla vittoria”) di uso nazista, mentre i due numeri 8 simboleggiano la doppia ottava lettera dell’alfabeto (la lettera “H”), acronimo numerico del saluto Heil Hitler. A tale terminologia deve unirsi il frequente riferimento al “nero” (colore utilizzato per indicare l’adesione alla dottrina fascista) nonché a simboli vari (fasci littori, svastiche, croci celtiche, etc…) riferibili alla ideologia. Della stessa natura, sono vari riferimenti alla “romanità”».

STRETEGIA DELLA TENSIONE
«Il carattere antidemocratico dell’organizzazione è evidente sia per la terminologia utilizzata nelle chat e ascoltata tramite intercettazioni telefoniche sia perché è chiaro l’intento di sovvertire l’ordine democratico dello Stato, attraverso il compimento di atti violenti», si legge nell’ordinanza, (di rilievo le frasi più spesso riportate: “ordine dopo il caos”; “disintegrazione del sistema”; “bombe contro gli Uffici di Equitalia, Prefetture, Questure”, “Uno, cento, mille… Occoosio”)».
Ma non si tralasciava nemmeno il piano di formare un partito politico impegnato sul territorio in grado di portare nuovi volti in Parlamento, tramite il voto popolare guidato con attacchi alla stabilità dello Stato.
E così Manni, attraverso Facebook auspicava il ritorno ad azioni violente presenti nel periodo della  “strategia della tensione”; «istiga al compimento di dimostrazioni di violenza contro obiettivi istituzionali e personalità dello Stato».

ALLA RICERCA DELLA MANOVALANZA
Per gli inquirenti i post sui social network erano da considerarsi una sorta di amo «per cercare “manovalanza” che, sospinta da ideologia eversiva», fosse disposta ad agire per cambiare le cose.
«Questa tecnica darà i suoi frutti», scrivono gli inquirenti, «consentendo di agganciare soggetti che si dimostreranno predisposti all’azione. Si tratta quindi  di attività di proselitismo ideologico e di reclutamento di forze operative».

«SISTEMA DA DISINTEGRARE»
In alcune intercettazioni emerge con chiarezza l’idea di Manni: «bisogna disintegrare il sistema».
MANNI : E' lo stato delle contraddizioni....è da disintegrare il sistema.....
CALLEGARI: si no no è proprio da disintegrare
MANNI: dobbiamo resettare
CALLEGARI: resettare...è è è si si resetta
MANNI: ricomincio da capo tutto da  capo
CALLEGARI: ricomincio da capo...ricomincio da capo è che se non lo fai adesso poi
MANNI: ma se ci arriva a capirlo una mente media come Stefano Manni perché Monti che ha 27 lauree non ci arriva

«COLPIRE SEDI EQUITALIA CON I DIPENDENTI DENTRO»
Nello stesso giorno su Facebook Manni scrive: «se non lo dico scoppio. Questo e' il momento storicamente perfetto per carbonizzare Napolitano e la sua scorta. da qui deve iniziare la liberazione d'Italia»
Il 29 ottobre 2013 posta altre frasi tra la minaccia e il delirio: «colpire tutte le sedi Equitalia con ordigni ad alto potenziale. Quando i dipendenti sono dentro. Già, perchè Equitalia non ha un corpo e un'anima, opera (ed uccide) per mezzo dei suoi dipendenti. Diffondere»
L’11 gennaio 2014 Manni  continua nella sua opera di proselitismo e di invito alla rivolta: «credo che voi non abbiate capito bene. se i maro' dovessero essere condannati a morte si aprira' una stagione di sangue che l'italia non ha conosciuto neanche con i conflitti mondiali».
E poi ancora:  «io ho un sogno...... prima di morire lo devo realizzare...... sentire nell'aria odore di carne bruciata commisto a quello di polvere da sparo....... urla selvagge delle sirene delle ambulanze sovrastare il tran tran quotidiano...Torno a ribadire l'improcrastinabilità di colpire, oculatamente, tutti gli uffici delle entrate e tutti gli uffici Equitalia, con bombe ad alto potenziale».

«E’ TUTTO PRONTO»
In un post con l’emblema del disciolto Movimento Politico Ordine Nuovo, e inserito da Manni ad ottobre del 2013 si legge invece: «quando volete. E’ tutto pronto» e  «una domanda preliminare. avete il coraggio di premere il tasto di un telecomando ed avere 150 bestie sulla coscienza? ».
«Da tali pensieri», scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare, «non può che definirsi con certezza l’esistenza di una condivisione della progettazione di azioni eversive (propugnate dal Manni) e la piena disponibilità a prenderne parte». 

LO STATO FANTACCIO
 L'obiettivo del gruppo terroristico smantellato dal Ros era quello di distruggere lo "Stato-fantoccio". Lo si evince da un incontro avvenuto il 27 luglio scorso nell'abitazione di Rutilio Sermonti, 93 anni, indagato, l'anziano del sodalizio eversivo. Nato a Roma ma residente in Colli del Tronto (Ascoli Piceno), nella sua abitazione accoglie Mario Mercuri, Stefano Manni con la sua compagna Marina Pellati, Piero Mastrantonio, Monica Malandra (tutti raggiunti da provvedimenti cautelari), ed altre persone.
   In quell'occasione Sermonti dice che "in Italia e' in atto uno Stato-fantoccio, voluto da nemici della nazione, col favore degli sciagurati antifascisti, traditori per vocazione, oltre al fatto che la stragrande maggioranza degli italiani non conosce altro che quello".
«Diventa pertanto indispensabile - si legge nell'ordinanza - attuare l'azione di lotta contro lo Stato, definito Repubblica dell'Italia Unita, per il quale l'anziano si e' prodigato nel formulare un dettagliato Statuto».
a.l.