SCEGLIENDO GLI OBIETTIVI

Del Turco, Chiodi, Pezzopane e stranieri nel mirino dei terroristi

Nelle intercettazioni anche le ipotesi di una bomba al mercatino etnico di Pescara

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Del Turco, Chiodi, Pezzopane e stranieri nel mirino dei terroristi

Del Turco, Chiodi, Pezzopane


ABRUZZO. Colpire i magistrati, le sedi di Equitalia ma anche i politici per destabilizzare l’opinione pubblica.
Era questo il piano del gruppo dei neofascisti bloccati lunedì mattina dai Ros de L’Aquila
Undici persone sono finite in carcere e 3 ai domiciliari, sono tutti ritenuti elementi di un'associazione clandestina denominata 'Avanguardia Ordinovista', di stampo neofascista, che puntava a sovvertire l'ordine democratico dello Stato e che aveva come base Montesilvano.
Il gruppo ruotava attorno alla figura di Stefano Manni, ex carabiniere 48enne di Ascoli Piceno che - stando alle indagini condotte dalla Dda dell'Aquila - utilizzava il web, e in particolare Facebook, come strumento di propaganda eversiva, per incitare all'odio razziale e fare proselitismo.
Tra i bersagli di Manni e i suoi accoliti due ex presidenti della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi e Ottaviano del Turco, entrambi ‘scelti’ perché senza scorta ed entrambi citati in alcune intercettazioni telefoniche in cui si progettavano i piani d’azione. Si tratta però di discorsi, di ipotesi e a volte di battute e non sempre a tali chiacchiere poi sono seguiti atti tali da far ritenere "concreto" il pericolo.  

Ma c’è anche chi fa il nome della senatrice Stefania Pezzopane che viene vista come un bersaglio molto facile. Di attentati, fortunatamente non ce ne sono mai stati. A Chiodi, però, nei mesi scorsi è stata affidata una scorta 24 ore su 24 evidentemente perché le minacce sono apparse più attendibili.
Ma nelle intercettazioni a sfondo xenofobo del gruppo dei neofascisti arrestati oggi su ordine della Procura aquilana ci sono anche gli immigrati. Il gruppo pensa di dover far saltare una bomba dove ci siano almeno 4-500 extracomunitari e colpirne quindi in un solo colpo diverse decine. «A Pescara ci sono diversi posti così», fa notare Menni. Lui che vive a Montesilvano probabilmente sa bene che ci sono diversi quartieri dormitorio e palazzi pieni di stranieri. E in considerazione viene preso anche il mercatino etnico antistante la stazione di Pescara: l’idea è quella di girare tra le bancarelle, provarsi un maglione e …lasciare sul posto un borsone con dell’esplosivo.
A volte i discorsi sembrano orientati a veri e propri piani da rendere esecutivi, altre a speculazioni teoriche o ipotetiche. L'odio e l'estremismo che emerge dai dialoghi descrive bene il background culturale che li ispira.

«APRIREI IN 4 CHIODI»
Dunque uno dei bersagli predestinati dell’Ordine Nuovo è la politica. A casa di uno degli indagati, poi, e' stata trovata la lista delle persone che potevano rappresentare degli obiettivi da colpire. Intercettazioni con insulti e denigrazioni ce ne sono a paginate nell’ordinanza di custodia cautelare di quasi 200 pagine. Viene tirata in ballo l’ex ministro Cécile Kyenge Kyenge, ma anche il presidente del Consiglio Renzi, la presidente della Camera Laura Boldrini, il senatore a vita ed ex presidente del Consiglio Mario Monti.
In un post intercettato il 28 settembre 2013 sul profilo Facebook, Manni scriveva: «Questo e' il momento storicamente perfetto per carbonizzare Napolitano e la sua scorta. Da qui deve iniziare la liberazione d'Italia». Il 29 ottobre sempre Manni postava la frase: «Colpire tutte le sedi Equitalia con ordigni ad alto potenziale, quando i dipendenti sono dentro». Il 26 settembre 2013 Manni postava un'immagine di Enrico Letta, sovrastata da una didascalia dai toni chiaramente minacciosi: "Tu sai, e' vero che sei stato condannato a morte?".
Alcuni tirano in ballo anche papa Bergoglio (definito "l’anticristo").
Per destabilizzare l’opinione pubblica, però, il gruppo è convinto che ci sia bisogno di azioni violente, uccidere qualcuno di ‘potente’, 10-12 politici in un colpo solo.
Viene fatto il nome dell’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero, giudicata però ‘troppo in alto’, inarrivabile, anche a causa della scorta. Così gli indagati, che vivono in Abruzzo, pensano che forse è meglio ripiegare sulla politica locale, perché tanto il messaggio arriverebbe forte e chiaro a Roma e a Renzi.
L’intercettazione dei carabinieri registra un dialogo tra Luigi Di Menno Di Bucchianico, 47 anni di Lanciano (finito ai domiciliari) e Stefano Manni, l’ex carabiniere ritenuto il dominus dell’associazione.

DI MENNO DI BUCCHIANICO: allora perché non colpire la Fornero
MANNI: perché non ci arrivi (…) lascia perdere, non ci arrivi a meno che
DI MENNO DI BUCCHIANICO: ma non ci arriviamo lì, tu acchiappa la Regione Abruzzo, acchiappa sti porci che hanno fatto chiudere gli ospedali perché si sono mangiati i soldi, prendiamo Del Turco, andiamolo a trovare là sotto e domani lo facciamo trovare impiccato, questi sono senza scorta, al governo, quando si sveglia Renzi e gli portano… ‘porca puttana Presidente legga qui hanno fatto fuori 20 consiglieri, 10 presidenti delle regioni’, però tu hai colpito lo Stato non hai colpito il cittadino
MANNI: tu domani vai da Renzi e gli dici guarda che ha fatto Stefano Manni, ha ammazzato Chiodi, ha ammazzato quello che ora è il presidente della Regione
DI MENNO DI BUCCHIANICO: io lo aprirei in 4 Chiodi (…)
Chiodi nei mesi scorsi venne messo realmente sotto scorta (ad aprile 2013 mentre queste intercettazioni sono dell’estate del 2014) proprio perché venne segnalata dalla procura di Torino una minaccia nei suoi confronti.
I due continuano a pensare a come agire.
MANNI: Renzi sai che fa? gira la ruota
DI MENNO DI BUCCHIANICO: come fa ad andare in giro in Europa a parlare quando gli stanno facendo fuori tutta la politica Regionale e Provinciale, come cazzo ti presenti in giro, vai in giro, hai il coraggio di andare in giro per il mondo a fare che
MANNI: ma oggi il tuo problema qual è? (si accavallano le voci) è il Governatore della Regione Abruzzo?
DI MENNO DI BUCCHIANICO: no, sono i politici, è la casta dei politici, il cittadino che è costretto per un gioco forza di sopravvivenza a stare in questo meccanismo io lo voglio liberare, non lo voglio far fuori, se faccio così il porco là sa quanto ci rimette (…) a me interessa colpire il politico è lui il problema (…) pianifichiamo di mettere in ginocchio i politici Stefano, in ginocchio, poi quello che hai detto tu lo facciamo veramente (…) ho delle belle lame che si sono stancate di tagliare solo il prosciutto
MANNI:in ginocchio il politico ce lo metti solo se gli chiudi la fonte dei voti
DI MENNO DI BUCCHIANICO: c’hanno inculato con la storia dei voti ora non conta più un cazzo
MANNI: tu Luigi tu Luigi vali solo se mi pori 1000 voti perché se me ne porti 600 non vali più
DI MENNO DI BUCCHIANICO: io ho fatto il galoppino per il vice di Biase per Pace per Nazario Pagano

KATIA DE RITIS: «ACCENDIAMO LA MICCIA»
La stessa visione aggressiva emerge da parte di Katia De Ritis, consigliera comunale di Poggiofiorito, vicesegretario nazionale Sud Italia del Mfl-Psn (Movimento fascismo e libertà-Partito socialista nazionale) nota alle cronache locali perché nella tornata elettorale del 2013 venne esclusa dalle elezioni di Fallo per aver proposto un simbolo fascista per la sua lista. L’anno prima lo stesso ‘incidente’ l’aveva tenuta fuori dalle elezioni di Montelapiano. Lunedì mattina De Ritis è stata arrestata e nelle intercettazioni la sua posizione è abbastanza chiara. Lei suggerisce di puntare a dieci politici in un colpo solo.

DE RITIS: (…) noi quello che dobbiamo fare è accendere una miccia, una volta accesa la miccia il resto viene da solo quindi è giusto quello che tu dici però noi non abbiamo le forze adesso di poter colpire, perché se tu adesso vai a colpire una casa di accoglienza a Lanciano ne parlano ma (…) tra 10 giorni non se ne parlerà più
MANNI: perfetto
DE RITIS: però se tu ammazzi 10-11 politici in un giorno e la cosa farà scalpore tutti d’accordo, la miccia è accesa e ricordati che ci sono pure le 100 persone dietro e allora in quel caso forse si incomincerà a mettere le bombe di qua le bombe di là, è un altro discorso, mi capisci cosa voglio dire
MANNI: perfetto tu fai una questione di accendere la miccia
DE RITIS: la miccia questo è il punto, è normale perché tu quello che dici
MANNI: colpire Stefania Pezzopane (ex Presidente della Provincia, Senatore della Repubblica Italiana ndr) è un gioco da ragazzi e tu che effetto pensi che faccia
DE RITIS: ma se tu colpisci la Pezzopane, Vendola, Chiodi, quello dell’UDC allora se tu colpisci non solo la Pezzopane ma 10 – 11 politici, Renzi …. solo la miccia dobbiamo accendere (…) noi dobbiamo agire adesso dobbiamo agire …Luigi tu che hai fatto il militare, conosci le montagne fai un piano di attacco sui politici a stilare un elenco di quelli più facili da …e più o meno le persone che…cioè le persone che servono stiamo qua
DI MENNO DI BUCCHIANICO: posso preparare un elenco su quelli che ritengo i probabili…i papabili come si dice
DE RITIS: si, capito , per noi, l’importante è che diamo questo segnale, in modo che ci ritroviamo qua tra qualche giorno
DI MENNO DI BUCCHIANICO: si ma non è un gioco
DE RITIS: lo so, non pensare che non abbia mai sparato
DI MENNO DI BUCCHIANICO: si, noi non finiamo in galera, non finiamo in galera

LA RIUNIONE OPERATIVA
Il 9 agosto i carabinieri hanno la conferma di un incontro svoltosi a casa di De Ritis a Lanciano: «è risultato essere una riunione programmatica per l’attuazione di atti violenti ed i precisi obiettivi, indicati in “politici senza scorta e di poco peso” e “di punti di aggregazione di extracomunitari”», si legge nell’ordinanza.
«È poi emerso», si legge sempre nel documento di custodia cautelare, «che proprio Katia De Ritis ha individuato ed indicato ai presenti, alcune personalità politiche, tra cui il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi e l’onorevole Pierferdinando Casini, ritenuti “obiettivi con alto indice di fattibilità”, non avendo a suo dire scorta»
Inoltre i carabinieri ricostruiscono I contatti tra Stefano Manni e Franco Grespi «finalizzati all’importazione nel territorio nazionale di armi e materiale esplodente proveniente dalla penisola Balcanica».

GLI EXTRACOMUNITARI
Non solo politici, comunque. Il gruppo vuole colpire anche extracomunitari. E si pensa di entrare in azione proprio a Pescara.

MANNI : le alternative sarebbero anche colpire dove si aggregano, dove uno sa che.. in un palazzo ce ne sono 5-600 e qui a Pescara ad esempio c'è ne sono 3 o 4 di obiettivi così (…) perchè secondo me basta dare 4 o 5 segnali di quelli potenti e chi sta facendo di tutto per farli arrivare inizierà a pensarci su..
TIZIANA: e si perchè finchè siamo tutti qua ad aspettare che arrivino a salutarli con la manina e con la banda eee che scendono dalle navi (…) secondo me dobbiamo davvero (…) questi stanno veramente a macchia d'olio arrivando e fanno quel cazzo che vogliono, decidono, fanno, disfano, spaccano, violentano.. o ragazzi!!
MANNI: si ma siccome sono bestie, bestie tra l'altro malate (…) quando.. quando il politico perde il controllo della situazione anche fosse per episodi isolati inizia poi la destabilizzazione quindi se noi riusciamo a dare 4 - 5 segnali importanti..

Manni si lamenta poi della situazione che si vive a Montesilvano, dove anche lui, originario delle Marche, risiede: «non c'è uno spazio di 20 cm dove il balneatore possa passare per andare in acqua, c'è una barricata di negri che vendono di tutto, di tutto… (…) questi evadono il fisco, colpiscono i commercianti italiani (…) ma siccome ci risiamo su queste cose ci mangia la comorra, ci mangia l'ndrangheta, ci mangia il politico. Io mi sono rotto i coglioni. Facciamo qualcosa di concreto.. dimostrazioni di quelle sconvolgenti e vediamo se si ottiene qualcosa, ci fermiamo e osserviamo, se non succede nulla altre dimostrazioni ma io credo che bastino le prime..

«LASCIAMO UN PACCO REGALO»
Dopo qualche giorno le congetture continuano.
MANNI : «allora ieri ci siamo incontrati, con tutta la calma del mondo gli ho fatto capire che vanno lanciati dei segnali, pochi ma di una violenza estrema e vedere come risponde il mercato, tutti hanno concordato e per la verità Katia mi ha detto ma non è meglio invece di seguire quello che tu dici, cioè di andare in un mercato ad esempio e lasciare un pacco regalo in un mercato di negri.. (…) Lasciare un pacco regalo e andarsene è quello che voglio fare io, non è meglio ha detto lei fare un'arma e colpire in un giorno 5 politici a caso?»
Secondo Manni anche se non si colpisce in alto a Roma ma si punta più in basso l’operazione è complicata: «è molto molto, sembra semplice a dirlo ma a farlo è difficilissimo perchè devi studiare usi costumi e abitudini del soggetto in questione e trovare gente che sappia sparare che abbia la mira, non è facile, te lo dico ho usato per 17 anni le armi in servizio e ti dico che a venti metri un bersaglio non lo colpisco.. si perchè devi conoscere l'arma che stai usando perchè ogni arma ha un suo difetto nel senso che un'arma per colpirmi devi puntare il mirino due millimetri più spostato.. la devi conoscere perchè ogni arma non sono tutte uguali. quindi ti dovresti esercitare, dovremmo trovare delle zone dove andarci ad esercitare, si rende estremamente complessa la cosa e lei giustamente ha detto si effettivamente è così, invece quella che indicavo io ha detto si, il problema di cui ti parlavo che è un problema ma lo dobbiamo superare è reperire il materiale».
Colpire gli extracomunitari, dunque, sembra molto più rapido e semplice
MANNI: «una volta che hai ciò che ti serve è molto facile ad esempio a Pescara davanti alla stazione centrale e tutti i giorni c'è un mercato esclusivamente loro e uno va li alle 7:30 gira per le bancarelle, si misura qualche maglione, lascia la borsa e se ne va…. e poi che Dio li abbia in gloria, chiaramente uno ci va travisato, ci va come ci deve andare e poi vi spiego come, quello ve lo spiego io, quello è l'ultimo dei pensieri e dei problemi però è di facilissima attuazione».

Alessandra Lotti