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L’Aquila Nera, maxi rapina sventata a Pescara in via Chieti. Terroristi alla ricerca di armi

Erano pronti ad entrare in azione ma i carabinieri hanno bloccato tutto

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L’Aquila Nera, maxi rapina sventata a Pescara in via Chieti. Terroristi alla ricerca di armi

L’AQUILA. Una vera e propria associazione che aveva tra i suoi scopi l’incitazione all'odio o alla discriminazione razziale, la diffusione in qualsiasi modo di idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale per commettere atti di violenza o di provocazione alla violenza.
E’ questo secondo la ricostruzione della Procura di L’Aquila il gruppo, sgominato questa mattina tra Abruzzo e Lombardia, che fa riferimento a Stefano Manni, ex carabiniere marchigiano residente a Montesilvano.
Il gruppo di presunti eversivi aveva un luogo di 'venerazione' posizionato in una località della costa abruzzese. Gli investigatori mantengono il più stretto riserbo sulla località.
«E' giunto il momento di colpire, ma non alla cieca», dice Manni, considerato dagli inquirenti al vertice del gruppo "Avanguardia ordinovista' che si rifaceva a Ordine Nuovo, in una intercettazione.
Colpire ma «non come alla stazione di Bologna, tra l'altro non attribuibile a noi», «vanno colpite banche, prefetture, questure, uffici di Equitalia, con i dipendenti dentro», spiega Manni.
«E' arrivato il momento di farlo, ma farlo contestualmente. Non a Pescara e poi fra otto mesi a Milano».
 «Poi - conclude - credo che la via dell'Italicus sia l'unica percorribile», alludendo all'attentato terroristico compiuto nella notte del 4 agosto 1974 a San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna sul treno espresso Roma-Monaco di Baviera, in cui morirono 12 persone ed altre 48 rimasero ferite.

LA RAPINA SVENTATA DAI CARABINIERI
Dalle carte dell’inchiesta emerge anche che qualche settimana fa i carabinieri di Pescara sventarono una maxi rapina che avrebbe dovuto fruttare al gruppo ben 21 armi.
Per questo episodio sono indagati oltre a Manni, la compagna Pellati, Piero Mastrantonio, 40 anni aquilano e residente nel Progetto Case di Collebrincioni, Monica Malandra, Franco Grespi, Ornella Garoli e Emanuele Lo Grande Pandolfina del Vasto, 63 anni, originario di Palermo ma residente a Pescara. Per tutti l’accusa è tentata rapina in concorso. L’evento sarebbe recentissimo e risalirebbe ai mesi di novembre e dicembre 2014.
I sette avrebbero voluto impossessarsi delle armi (ben 21) di un cacciatore che le custodiva presso la propria abitazione di Pescara. Armi regolarmente detenute dal momento che l’uomo ha un porto di arma per uso sportivo.
Ma il colpo non sarebbe stato messo a segno perchè i carabinieri intervengono prima e inscenano un controllo amministrativo e seqeustrano le armi all’uomo sia per verificarne la corretta detenzione e regolarità, sia per impedire di portare a termine l’azione delittuosa.
In particolare si è accertato che Pandolfina, ottimo conoscente del cacciatore, aveva avuto notizia del possesso delle armi, ne aveva organizzato la sottrazione impegnandosi a far allontanare l’uomo dell’abitazione di via Chieti di Pescara, dove abita con l’anziana madre, mentre le due donne (Garoli e Malandra) avrebbero bussato alla porta della signora per permettere a Mastrantonio e a Manni di entrare e prendere le armi, immobilizzandola (anche con l’ipotesi di legarla e imbavagliarla per impedirle di urlare).
Grespi avrebbe atteso in macchina per la fuga.

LA RICERCA DI SOLDI
Per entrare in azione sul serio il gruppo aveva bisogno di soldi e armi.
Stefano Manni, si ricostruisce nell’ordinanza di custodia cautelare, «si è interessato e s’interessa anche dell’aspetto legato al finanziamento economico, adoperandosi nel contattare soggetti che, partendo da una condivisione del suo progetto eversivo, possano offrire la propria disponibilità finanziaria».
Gli inquirenti hanno ‘scovato’ due profili diversi d’azione: uno più basso e delinquenziale dove Manni si adopera per delle piccole ma continue truffe ai danni delle compagnie telefoniche per le quali lavora e, dall’altro lato, la ricerca di finanziatori significativi per il suo progetto. Vi è poi il progetto di autofinanziamento per il reperimento di armi e di esplosivi.
«L’esigenza di reperire danaro è palese», scrivono gli inquirenti. «Tutti i partecipanti all’organizzazione non hanno danaro, e cercano disperatamente anche metodi per l’autofinanziamento e secondo le possibilità di ognuno di loro. Per perseguire il loro intento e il progetto eversivo non possono fare a meno di procurarsi armi e danaro e sono mille i modi in cui pensano di procurarselo (rapine, aggressioni a vigili urbani, furti, auto sovvenzioni)».

GLI OBIETTIVI DA SEGUIRE
«Durante le perquisizioni», ha spiegato questa mattina in conferenza stampa il pm della Dda dell'Aquila, Antonietta Picardi, «abbiamo scoperto una lista a casa di uno degli indagati con l'elenco delle persone che potevano essere degli obiettivi. Vi erano intenti tutti tenuti sotto controllo che pero' procuravano molta attenzione a chi li stava seguendo perche' se ci fosse sfuggita di mano la situazione, potete immaginare cosa poteva succedere. Si e' proceduto anche ad un sequestro di 21 armi a Pescara che sarebbero state oggetto di mira ai danni della persona che le custodiva legalmente. I carabinieri hanno fatto un accertamento amministrativo, fortunatamente non tutto era in regola e cosi' si e' provveduto a fare un sequestro amministrativo, riuscendo a sottrarre le armi alla volonta' illecita manifestata dal gruppo».
Alessandra Lotti