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Terrorismo: da L’Aquila blitz contro neofascisti, 14 arresti in tutta Italia

Procura: «Nel mirino obiettivi istituzionali: stavano preparando attentati»

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Terrorismo: da L’Aquila blitz contro neofascisti, 14 arresti in tutta Italia

ABRUZZO.  Blitz antiterrorismo dei carabinieri del Ros: 14 gli arresti in corso di esecuzione in varie regioni italiane su disposizione della magistratura dell'Aquila nei confronti di un gruppo clandestino che, richiamandosi agli ideali del disciolto movimento neofascista "Ordine Nuovo", progettava «azioni violente contro obiettivi istituzionali».
Nell'ordinanza di custodia cautelare si contestano i reati di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico ed associazione finalizzata all'incitamento, alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
Contestualmente agli arresti sono in corso delle perquisizioni a carico di altri 31 indagati.
Al centro delle indagini del Ros, riferiscono gli investigatori, un gruppo che sulle orme di "Ordine Nuovo" aveva messo in cantiere azioni violente nei confronti di «obiettivi istituzionali», allo stato non meglio precisati, utilizzando i social network come «strumenti di propaganda eversiva».
 I carabinieri hanno anche documentato i ripetuti tentativi degli indagati di reperire armi, tramite una rapina già pianificata o mediante approvvigionamenti all'estero.
I particolari dell'operazione saranno resi noti in tarda mattinata.

9 ARRESTI IN ABRUZZO
Proseguono gli arresti in tutta Italia. In Abruzzo ne sono in corso 9 di cui uno a Montesilvano a carico di un ex carabiniere in congedo per infermità mentale. Sarebbe lui il capo di questa organizzazione che aveva intenzione di colpire alcuni uomini politici tra cui Pierferdinando Casini e Gianni Chiodi che da mesi era stato messo sotto scorta.

Le indagini andavano avanti da due anni coordinate dal pm Antonietta Picardi e sono state corroborate da intercettazioni ambientali e telematiche.
Al vertice dell’organizzazione ci sarebbe l’ex carabiniere Stefano Manni e la moglie Marina Pellati di Montesilvano.
Secondo i Ros il gruppo di neofascisti pianificavano rapine e furti in case di persone che detenevano armi. Sequestrato anche un arsenale regolare detenuto da una persona estranea ai fatti ma che era nel mirino degli arrestati per un “rifornimento”. Sei gli arresti operati sulla costa abruzzese.

Le intenzioni del gruppo eversivo era quello di creare il caos e sovvertire le istituzioni ispirandosi a quell'Ordine nuovo di Franco Freda  e Stefano Delle Chiaie

LA SCORTA A GIANNI CHIODI
Ad aprile 2014 una notizia piombò inaspettata in Abruzzo: «proteggete il presidente Chiodi con la scorta».
La richiesta arrivava dalla procura di Torino che allertò i colleghi aquilani del «pericolo imminente e concreto» per l’allora presidente della Regione e di conseguenza gli fu affidata una scorta 24 ore su 24.
La notizia diventò pubblica solo dopo 20 giorni che gli agenti della Digos e i carabinieri, a turno, scortavano il governatore e i motivi sono sempre rimasti nell’ombra creando un certo sconcerto in regione. Anche la sua abitazione di Teramo è stata costantemente vigilata dalle forze dell'ordine. Per Chiodi una campagna elettorale blindata ma lui assicurò «mi sento tranquillo e dell’indagine non so assolutamente nulla: posso dire di non aver ricevuto minacce di alcun genere se non un paio di anni fa quando ignoti mi fecero recapitare alcuni proiettili nella sede di Pescara dell'assessorato alla Sanità».
«Dalle indagini - commentò sempre Chiodi - evidentemente è stato rilevato nei miei confronti un rischio concreto circa la mia incolumita'. Ma ripeto, non so nulla. I miei interlocutori, a oggi, sono stati la questura dell'Aquila e il prefetto Alecci».

GLI ARRESTATI
In carcere sono finiti Stefano Manni, di Ascoli Piceno, 48 anni, residente a Montesilvano, la moglie Marina Pellati, 49 anni, anche lei residente a Montesilvano, Piero Mastrantonio, 40 anni aquilano e residente nel Progetto Case di Collebrincioni, Emanuele Lo Grande Pandolfina del Vasto, 63 anni, originario di Palermo ma residente a Pescara, Franco Montanaro, 46 anni di Roccamorice, Franco La Valle, 51 anni di Chieti, la consigliera comunale Katia De Ritis, 55 anni di Lanciano, Luca Infantino, 33 anni di Legnano (Milano), Maria Grazia Callegari di Varese, Franco Grespi di Milano, Ornella Garoli di Milano.
Ai domiciliari  Luigi Di Menno Di Bucchianico, 47 anni di Lanciano, Monica Malandra, Marco Pavan, Luigi Di Menno.
Tra gli indagati anche altri due abruzzesi: Marcello De Dominicis, 38 anni di Penne e residente a Pianella, Luigi Nanni, 48 anni nato a Caracas ma residente a Canosa Sannita (Chieti).

PROGETTAVANO ATTENTATI CONTRO MAGISTRATI, PREFETTURE E QUESTURE

I neofascisti arrestati nell'inchiesta dei pm dell'Aquila si proponevano il "compimento di atti di violenza (tramite attentati a Equitalia, magistrati e forze dell'ordine) al solo fine di destabilizzare l'ordine pubblico e la tranquillità dello Stato". Lo si legge negli atti del procedimento. Alcuni degli indagati ipotizzavano "forti azioni nei confronti di esponenti dello Stato (ministri della Repubblica, rappresentanti delle Forze dell'Ordine o magistrati): "1-10-100-1000 Occorsio (pm ucciso nel '76 ndr) e di Enti pubblici".

Il piano degli indagati nell'ambito dell'operazione del Ros che ha portato agli arresti disposti del gip dell'Aquila era "basato su un doppio binario": "da un lato atti destabilizzanti da compiersi su tutto il territorio nazionale e dall'altro un' opera di capillare intromissione nei posti di potere, tramite regolari elezioni popolari con la presentazione di un loro "nuovo" partito". Nell'ordinanza di custodia cautelare si contestano i reati di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico ed associazione finalizzata all'incitamento, alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Contestualmente agli arresti sono in corso delle perquisizioni a carico di altri 31 indagati.

VOLEVANO ASSASSINARE AFFATIGATO

 Le indagini dei carabinieri del Ros hanno anche evidenziato «il progetto, sfumato, di assassinare il noto ordinovista Marco Affatigato, “ritenuto infame” poiché asseritamente legato ai servizi segreti», come hanno spiegato gli investigatori. Affatigato, esponente di Ordine Nuovo dal 1973 al 1976, è attualmente latitante in quanto accusato di «associazione sovversiva». In particolare, le indagini sono partite attorno al gruppo guidato da Stefano Manni, 48 anni, originario di Ascoli Piceno ma residente a Montesilvano, il quale vanta un legame di parentela con Gianni Nardi, terrorista neofascista che negli anni ‘70 insieme a Stefano Delle Chiaie, Giancarlo Esposti e Salvatore Vivirito, era uno dei maggiori esponenti di Ordine Nuovo. Oltre ad attentati a magistrati, secondo l’accusa il gruppo avrebbe elaborato un piano «volto a mirare la stabilità sociale attraverso il compimento di atti violenti» nei confronti di Prefetture, Questure e uffici di Equitalia e anche previsto, in un secondo momento di partecipare alle elezioni politiche con un proprio partito.

L’UTILIZZO DEL WEB

Stando a quanto dichiarato in conferenza stampa dal generale Mario Parente, Comandante Nazionale dei Ros, e dal Procuratore della Repubblica dell’Aquila, Fausto Cardella, il gruppo avrebbe «utilizzato il web ed in particolare il social network Facebook come strumento di propaganda eversiva, incitamento all’odio razziale e proselitismo». A tal riguardo Manni aveva realizzato un doppio livello di comunicazione: in uno con un profilo pubblico lanciava messaggi volti ad alimentare tensioni sociali e a suscitare sentimenti di odio razziale in particolare nei confronti di persone di colore in un altro, con un profilo privato limitato ad un circuito ristretto di sodali, discuteva le progettualità eversive del gruppo. Manni aveva anche progettato la costituzione della «Scuola Politica Triskele», legata alla creazione del «Centro Studi Progetto Olimpo», per organizzare incontri politico-culturali in varie località italiane, nonché i cosiddetti «campi hobbit», come accadeva a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80. «Avanguardia ordinovista» intratteneva contatti con altri gruppi di estrema destra con cui, secondo i militari del Ros, intendeva» unirsi nel processo di destabilizzazione e lotta politica» quali i «Nazionalisti Friulani», il «Movimento Uomo Nuovo» e la «Confederatio».