DOPO LA SENTENZA

Discarica Bussi: c'è il disastro ma nessuno è colpevole

Regione sotto choc non comprende la decisione dei giudici

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Discarica Bussi: c'è il disastro ma nessuno è colpevole

Il momento della sentenza

CHIETI. L’Abruzzo si risveglia sabato mattina non essendo ancora riuscito a metabolizzare la sentenza sulla maxi discarica di Bussi, «la più grande d’Europa».
Tutti assolti o prescritti.
Ambientalisti, comuni, Regione e 27 parti civili sono sotto choc.
Settecentomila persone della Val Pescara, come ha certificato l'Istituto Superiore di Sanità, hanno bevuto o irrigato per decenni acqua inquinata da ogni sorta di prodotto inquinante residuo della megadiscarica dei veleni chimici della Montedison di Bussi sul Tirino, ma la sentenza della Corte d'Assise di Chieti ha stabilito che - pur se il disastro ambientale è certo, anche se colposo - tutti gli imputati sono stati dichiarati prescritti da questo reato e assolti dall'aver avvelenato le falde acquifere.
Sentenza che non soddisfa nemmeno il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti il quale su Twitter ha detto che «Su discarica Bussi ricorriamo in appello. Chiediamo condanna responsabili e risarcimento per danni ambientali». La Procura di Pescara aveva chiesto 18 condanne da 4 anni a 12 anni e 8 mesi quei per dirigenti e tecnici della Montedison sia nazionale che di Bussi che a vario titolo, come direttori o tecnici, avevano avuto responsabilità dirette nello sversamento dei veleni nelle falde acquifere: la sentenza, un dispositivo di 6 righe dopo 5 ore di camera di consiglio, ha stroncato tutto.

L'inchiesta era nata dal lavoro del Corpo Forestale che nel 2007 aveva portato al sequestro di alcuni pozzi dell'acquedotto pescarese a valle della discarica: pozzi nei quali furono ritrovate quantità di sostanze inquinanti tali da farli chiudere immediatamente. Il processo con il reato di avvelenamento delle acque ha trovato la sua sede in Corte d'Assise, con il suo spostamento a Chieti.
Parti civili, Avvocatura dello Stato e Procura avevano documentato le tesi d'accusa anche con una relazione dell'Istituto Superiore di Sanità molto puntuale, «inusuale per le dimensioni» ha commentato un legale delle parti civili, nel certificare il 'disastro ambientale' della Val Pescara.
Per l'accusa si trattava di disastro doloso, ma la giuria lo ha derubricato in colposo e quindi prescritto. Immediate le reazioni. Di soddisfazione per le difese (che alla vigilia della sentenza avevano paventato "«a forca che la piazza richiede») di sconcerto per le accuse.

Ma l'allarme più serio viene dal sindaco di Bussi, Salvatore La Gatta, «Mi auguro ora - ha detto La Gatta - che come per la vicenda dell'amianto cresca lo sdegno della pubblica opinione». Affila le armi invece l'Avvocatura dello Stato, in attesa di leggere le motivazioni. Trattandosi di una sentenza penale «è già pronta da parte dello Stato la citazione civile nei confronti dell'azienda per il ripristino ambientale e per gli eventuali danni economici laddove non fosse possibile fermare l'inquinamento» ha spiegato l'avvocato Cristina Gerardis.
«La sentenza di Bussi e' inaccettabile e vergognosa. per l'abruzzo oltre al danno la beffa», denuncia Sel mentre il sindaco di Pescara aspetta di leggere le motivazioni per decidere come procedere per il risarcimento del danno.

«Ingiustizia è fatta, i tumori non si prescrivono»; commenta invece Maurizio Acerbo (Rc). «Quando non si può negare che il disastro sussiste si trasforma in colposo e scatta la prescrizione. Non si riesce a capire come possa giustificarsi una cosa del genere a fronte del gigantesco lavoro di ricostruzione di fatti e documenti da parte dei PM Mantini e Bellelli a cui deve andare la riconoscenza di tutto il popolo inquinato e dei cittadini onesti. Insomma siamo stati avvelenati per anni ma a pagarne le conseguenze sono solo i cittadini e la loro salute».
Secondo Acerbo «non basta prendersela con chi ha emesso la sentenza perché è' evidente che in Italia vige un quadro normativo che fa comodo all'intera classe dirigente delle larghe intese che consente agli inquinatori come ai corrotti di farla sempre franca».
Parla di «vergogna» anche Legambiente: «dopo la sentenza dell’eternit ancora una sentenza che non trova i colpevoli».

LA CRONOLOGIA

Ecco le tappe principali della vicenda per le cosiddette discariche dei veleni della Montedison scoperte a Bussi sul Tirino  nel 2007 per cui oggi la Corte d'Assise di Chieti ha assolto tutti i 19 gli imputati dal reato di avvelenamento delle acque:
- 12 MARZO 2007: Circa 185 mila metri cubi di sostanze tossiche e pericolose vengono scoperte dal Corpo Forestale di Pescara in un'area di quattro ettari nei pressi del polo chimico di Bussi sul Tirino (Pescara). L'area, definita subito come la più grande discarica inquinata d'Europa, viene posta sotto sequestro. Dagli anni '60 agli anni '90 vi sarebbero state smaltite abusivamente tonnellate di sostanze pericolose, fra cui cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, tricloroetilene, triclorobenzeni e metalli pesanti.
- 23 MAGGIO 2008: La Procura della Repubblica di Pescara emette 33 informazioni di garanzia per i fatti connessi alla megadiscarica di Bussi, nei confronti di dirigenti Aca (società di gestione degli acquedotti nel Pescarese), Ato, industria chimica e enti pubblici, passati e presenti. Tra i reati contestati l'avvelenamento dell'acqua, disastro doloso, turbativa e truffa.
- 28 LUGLIO 2008: Il sito di Bussi viene definito come sito di bonifica di interesse nazionale, con un decreto del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, su richiesta ufficiale della Regione Abruzzo.
- 11 MARZO 2010: Oltre 8 miliardi e mezzo di euro per inquinamento alle acque superficiali e 300 o 500 milioni per quello ai terreni: secondo il Ministero dell'Ambiente è questo l'ammontare dei danni per il disastro provocato dalla megadiscarica.
 - 10 MAGGIO 2011: Il gup di Pescara rinvia a giudizio 19 imputati tra ex amministratori e vertici Montedison per la vicenda della megadiscarica. Assolti, invece, i vertici di Ato e Aca, ma soprattutto depotenziato il capo di imputazione da avvelenamento doloso ad adulterazione delle acque. La Procura di Pescara fa ricorso e ottiene di nuovo l'iscrizione del reato di avvelenamento delle acque, che è di competenza dell'Assise, quindi il processo trova la sua sede naturale a Chieti.
 - 26 MARZO 2014: In 700mila hanno bevuto acqua contaminata per anni. Dalla relazione dell'Istituto Superiore di Sanità, che ha analizzato per l'Avvocatura dello Stato le acque contaminate dalla mega discarica di veleni tossici nel pescarese, emerge che "l'acqua contaminata è stata distribuita in un vasto territorio e a circa 700 mila persone senza controllo e persino a ospedali e scuole".
- 3 APRILE 2014: Valori medio alti di mercurio furono rintracciati nei prodotti alimentari vegetali nel 1981 così come mercurio fu trovato nel 1972 nei pesci e nei capelli dei pescatori a Pescara. E' quanto scritto dall'Istituto Superiore di Sanità nella Relazione depositata al Processo in Assise a Chieti sulla megadiscarica di veleni di Bussi. Secondo lo studio "si ravvisa un pericolo concreto per la salute umana rispetto al rischio di ingestione di mercurio, veicolato tramite suolo, sedimenti ed acque superficiali nella filiera alimentare". Nella relazione si parla anche della contaminazione da piombo dovuto alla mega discarica della Montedison: "Inquinamento ambientale di particolare gravità in considerazione dell'estensione territoriale e temporale (almeno due-tre decenni)".
- 4 APRILE 2014: Fino a tutti gli anni '60 il sito industriale chimico di Bussi ha sversato una tonnellata al giorno di veleni residui della produzione nel fiume Tirino. E' uno dei passaggi forti della requisitoria dei pm Annarita Mantini e Giuseppe Bellelli al processo in Corte d'Assise a Chieti sulla discarica della ex Montedison. L'accusa mostra in aula un documento agli atti datato 1992 e che per i pm si riferisce alla conclusione di una riunione tra alcuni degli imputati. Uno schema 'confessione' in cui si citano problemi di clorurati nell'acquedotto Giardino.
- 10 APRILE 2014: La Corte d'Appello dell'Aquila accoglie l'istanza di ricusazione nei confronti del presidente della Corte d'Assise di Chieti, Geremia Spiniello. La richiesta era stata presentata dai legali della Montedison per delle dichiarazioni che il giudice aveva reso alla stampa.
- 2 MAGGIO 2014: Il Tar di Pescara respinge il ricorso della Montedison contro il ministero dell'Ambiente. Il ministero nei mesi precedenti aveva diffidato l'azienda per la bonifica della megadiscarica. Nella diffida il ministero disponeva che entro 30 giorni la Montedison doveva rimuovere tutti i rifiuti.
- 9 OTTOBRE 2014: Nuove prove scientifiche, i test isotopici, dimostrano la tracciabilità dei veleni della megadiscarica Montedison di Bussi sul Tirino confluiti nei pozzi della Val Pescara. Secondo i test, presentati in aula dall'Avvocatura dello Stato, gli inquinanti finiscono ancora nel fiume Pescara.
- 19 DICEMBRE 2014: I 19 imputati vengono tutti assolti dal reato di avvelenamento delle acque.